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“Come sedurre uomini”. Donne alla ricerca dell’uomo Peluche

 

Le statistiche interne al mio blog segnalano che molte lettrici (presumo siano donne) giungono a questo sito cercando su Google “come sedurre uomini”. Mi pare un fatto degno di nota, su cui è utile soffermarsi un attimo.

Non cercano “come sedurre il mio uomo”, né “come sedurre un uomo”, neppure “come sedurre gli uomini”. Cercano – ancora più sbrigativamente, “come sedurre uomini”, senza nemmeno usare l’articolo determinativo . Contano solo il genere e la quantità.

Potrebbe a prima vita sembrare la trasposizione al femminile della stessa becera logica che caratterizzava il maschilismo di don Giovanni. Ma non è così, a mio avviso.

A muovere don Giovanni è il bisogno di conquistare tante donne, il più possibile, per potersene poi vantare con l’amico-servitore Leporello, suo vero e proprio alter ego. È dunque un bisogno esibizionistico, tipicamente adolescenziale, giocato tutto sulla paura di non essere potente abbastanza: don Giovanni deve fare vedere quanto è bravo e deve  farlo vedere all’amico-servitore: è l’esibizione non del fallo, ma della sua funzione efficace e seriale, ossessiva e impotente insieme. L’interlocutore emotivo non è la donna con cui fa l’amore, ma l’amico-servitore con cui si fa bello. Se da un punto di vista comportamentale don Giovanni è eterosessuale, da un punto di vista emotivo e relazionale è omosessuale, perché la sua relazione emotivamente non tocca il femminile, non comunica con la donna, ma con l’amico. Mentre sta facendo l’amore con la donna, la sua intenzione è già al “dopo”, quando racconterà il tutto a Leporello.

A muovere le donne che digitano “come sedurre uomini”, è la paura infantile della solitudine. Me lo suggeriscono i riscontri quotidiani della mia esperienza clinica. Non cercano l’uomo complice, l’uomo compagno, l’uomo interessante, l’uomo interlocutore. Cercano semplicemente l’uomo peluche, l’orsacchiotto di gommapiuma da stringere tra le braccia o da tenere lì vicino. È un bisogno non adolescenziale, ma tragicamente infantile. Anche se nella ricerca del target appaiono eterosessuali, in realtà il loro bisogno è pre-sessuale. Non a caso, spesso, hanno un senso fragilissimo, perfino assente, della loro corporeità. Non la valutano e neppure la svalutano; semplicemente non la conoscono, non sanno che cosa sia. Non la sentono veramente. Non si sentono davvero. Più che sfociare in emozioni vere e profonde, il loro piacere sessuale tocca al massimo qualche leggero solletico epidermico, che, poverette, loro scambiano per chissà quale travolgente passione. Hanno bisogno di convincere non Leporello, ma il proprio Sé, un Sé solo abbozzato, da bambina che la mamma non ha mai davvero amato e identificato, non ha mai accarezzato e guardato, dando con la propria carezza e con il proprio sguardo pelle, corpo, senso di sé.

Il peluche è, per dirla con parola tecnica, un oggetto transizionale, qualcosa cioè che sostituisce la mamma quando la mamma se ne va. Su di lui la bambina proietta e agisce quel bisogno di accoglienza e di abbraccio morbido che amerebbe tanto ricevere o avere ricevuto dalla mamma. Se poi la mamma non torna più o, magari (più drammaticamente, ma anche più realisticamente), non c’è mai davvero stata, il peluche è solo l’illusione di una presenza o, peggio, è la fissazione di una assenza. Il peluche nell’evoluzione emotiva e psicologica della bambina sta molto, ma molto prima della bambola, psicologicamente sta anni luce lontano da essa.

Di rado però queste donne trovano davvero uomini peluche. Quasi sempre trovano narcisisti profondamente sadici e superficiali, che le usano e gettano, manipolandone l’ingenuità infantile. Se poi, metti caso, trovano davvero l’uomo peluche, finiscono con il doverselo tirare dietro a vita, proprio come uno smidollato e spelacchiato orsacchiotto di gommapiuma.

  1. Bravo. Però, alla pagina, io ci sono approdata cercando “sedurre l’amico, tradire”. Poco male. In questo momento mi andrebbe bene anche l’orsacchiotto. Ho gli ormonia mille.

    • meglio qualche ormone di troppo oggi che l’infelicità domani.

  2. il rapporto con il padre c’entra pure qualcosa in quella che lei chiama assenza del proprio senso di corporeità?


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