Segnalo il seguente video http://www.youtube.com/watch?v=EGobklIYmEY (ringrazio Laura che me lo ha proposto). Si parla di un’esperienza sul lavoro, che, a mio avviso, merita di essere considerata.
In particolare mi hanno colpito due momenti del video:
1) quando si afferma che è la persona “disabile” a dovere comprendere la difficoltà del “normale”.
In tale affermazione mi pare trovare conferma un mio vecchio aforisma: chi è diverso conosce almeno due lingue. Se un “normale” conosce soltanto la propria lingua, no problem. Se un “diverso” non è più abile linguisticamente di un “normale”, per lui è la fine. Come dire: puoi essere “disabile cognitivo” (così, purtroppo, lo stesso video chiama la persona con sindrome down) solo se sei cognitivamente e linguisticamente più abile di un “normale”. Paradossale, ma vero.
2) quando si mostra la funzione di mediazione relazionale svolta dal prodotto in vendita.
Ogni relazione interumana è giocata sulla presnza di un oggetto di mediazione, per esempio quella tra la mamma e il bambino. L’attenzione data o ricevuta dall’oggetto di mediazione è il motore stesso della relazione. L’assenza o l’incapacità di attenzione della madre di fronte agli oggetti proposti dal bambino è, per esempio molto presente in relazioni che portano il bambino all’iperattività, con tutti i gravi danni che questo può produrre all’evoluzione del Sè del bambino e alla corretta strutturazione del suo narcisismo. Che persone considerate “disabili cognitive” sappiano non solo proporre oggetti di mediazione all’attezione del “normale”, ma addirittura giocare e gestire sull’oggetto di mediazione l’intera dinamica relazionale, torna a dirla lunga su chi è più abile e su chi lo è meno.
DA VEDERE – Questo e’ un video che parla delle diversi linguaggi e della vera ricchezza delle diversità.
Fantastico! Stupendo! Grazie, Antigone.