23 luglio 2008
Anoressia e Bulimia
L’anoressia e la bulimia sono quel processo attraverso il quale una persona tende – in modo sempre più riduttivo ed esclusivo – a identificarsi con quel buco d’angoscia che caratterizza il suo Sé. Soprattutto nei momenti o nelle situazioni in cui più riaffiora la presenza di questo vuoto, la persona da un lato si illude di poterlo o colmare con il cibo (ingoiato o divorato non per nutrirsi, ma, appunto, per riempirsi) o buttare fuori proprio attraverso il cibo vomitato; d’altro lato si illude di poterlo controllare proprio attraverso il controllo del cibo. In entrambi i casi si proietta e si sposta sul rapporto conflittuale e/o dipendente con il cibo la relazione problematica, che il Sé ha con l’introietto genitoriale, a partire da quello materno (per introietto si intende la presenza non adeguatamente elaborata e interiorizzata della relazione con le figure genitoriali). Essendoci in gioco dinamiche di proiezione e di spostamento, il processo non può che essere psicotico, perché tende sempre più a limitare all’evento bulimico o anoressico l’esperienza e il fluire del Sé, isolandolo dal vero confronto con gli altri e con la realtà.
L’anoressia e la bulimia sono, dunque, non uno stato, ma un processo, che può sia evolvere nel vortice del disturbo psichico, sia rientrare nel corretto fluire del Sé. Questa seconda eventualità accade soltanto grazie a un adeguato intervento psicoterapeutico; senza di questo la remissione dei sintomi, lungi dal rappresentare la “guarigione”, coincide spesso con il loro spostamento in altre modalità o in altre aree sintomatiche. Sulla base di quanto mi suggerisce l’esperienza clinica, non esito a dire che dall’anoressia e dalla bulimia si può davvero “guarire” solo attraverso una adeguata psicoterapia sistemica.