A mia madre
E ancora ci rivedremo
io e la tua mano possente
(e pur così piccola e cara
e vanitosa d’anelli d’azzurro e d’oro)
e mi spingerai ancora nella vita
con la violenza di un parto ripetuto,
con la violenza della vita,
quando senti nel limite l’assoluto
quando senti come tu sola senti,
e sei tempio e sei annuncio.
Mi hai insegnato a non rinunciare mai,
a sentire la poesia nel vero, là dove i gabbiani
sanno, loro soli, volare
sulle acque livide, incredute,
sulle tenebre scure delle notti assolute.
Mi hai insegnato a portarmi dentro
le tensioni delle albe, quando la luce è faticosa
e s’apre a pena sulle giornate,
ma già lo stupore ha deciso e agito,
già i cammini sono indicati e già l’affetto è sicuro.
Sono tornato una sera a camminare
nel nostro paese dalle strade sole come sempre
e freddo ancora d’inverno;
ti ho risentita, lì, come una giovinetta,
che, con me, riscopriva il passato.
scritta nel 1981 a pochi mesi dalla morte