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	<title>Gigi Cortesi</title>
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		<title>“Non aiuta mai in casa!”, “Non ha voglia di fare nulla!”, “Studia troppo poco!”, “Quanto è disordinata!”, “Risponde male, da villana e arrabbiata!”. Il difficile rapporto della madre con la figlia adolescente</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 13:28:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte madri si lamentano perché le loro figlie adolescenti non aiutano in casa o sono indolenti o studiano poco. Quasi sempre si tratta di madri che non sanno che cosa sia l&#8217;adolescenza. La loro storia le ha, per una ragione o per l&#8217;altra, private dell&#8217;esperienza di questa età. Non sanno che cosa sia. Come possono [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=4040&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Molte madri si lamentano perché le loro figlie adolescenti non aiutano in casa o sono indolenti o studiano poco. Quasi sempre si tratta di madri che non sanno che cosa sia l&#8217;adolescenza. La loro storia le ha, per una ragione o per l&#8217;altra, private dell&#8217;esperienza di questa età. Non sanno che cosa sia. Come possono capire la figlia, confermarla, starle vicino esserle complici e alleate, testimoniarle vicinanza e gioia?</span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Queste mamme hanno spesso alle spalle un rapporto con la propria madre difficile e conflittuale oppure formale e freddo. Molte di loro, soprattutto dopo l&#8217;arrivo di un fratello o di una sorella si sono viste – più o meno inconsciamente – scaricare addosso il padre, del quale hanno dovuto diventare la coniuge compensatoria, la consolatrice antidepressiva, la badante paziente. Se, invece, sono figlie uniche, di solito hanno dovuto arruolarsi nella carriera di brava bambina del papà e della mamma, di ragazzina “a posto” che mai esce dalle righe, di diligente studentessa che è l&#8217;orgoglio del papà e non rompe troppo le scatole alla madre, di ordinata giovinetta che mai o quasi ha messo piedi in una discoteca; mai hanno potuto vivere davvero qualcosa di sanamente trasgressivo, di veramente proprio, di giustamente sbagliato, di gioiosamente incazzato.</span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Di frequente queste madri hanno ingaggiato relazioni di coppia precoci con coetanei, che poi finiscono quasi sempre con lo sposare, più per stanchezza che per passione, più per inerzia affettiva che per autentico innamoramento. In questo modo, con alta probabilità, incappano in partner deboli, che, a propria volta, devono ingaggiare relazioni di coppia immature per compensare vuoti affettivi o per nascondere timidezze anche psicotiche. </span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Di rado la vita sessuale di queste madri è adeguata e/o soddisfacente. Anche qui, oltre al primo debole e spesso unico partner, di rado incontrano uomini con cui possano intrattenere un rapporto affettivo e sessuale davvero adulto. Facilmente incappano in abili narcisisti più pirotecnici che consistenti, più disposti a sentire sé stessi che ad amare </span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><em>una</em></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"> donna, meno che meno </span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><em>la</em></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"> donna, ancora meno la </span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><em>propria</em></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"> donna. Oppure finiscono con il praticare una specie di randagismo affettivo, che di avvventuretta in avventuretta e di inconsistenza in inconsistenza, le porta a un vuoto esistenziale e morale sempre più insignificante. Di rado conoscono il coinvolgimento vero e profondo, quell&#8217;orgasmo dell&#8217;anima che dà senso all&#8217;amore. Mai – quasi di certo – trovano nel partner un padre adeguato, in grado di fare con loro un buon gioco di squadra genitoriale, così he di solit si trovano a dovere da sole gestire l&#8217;intero o quasi della genitorialità, senza peraltro sapere e potere gestire né la maternità né la paternità. </span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Come faranno queste donne a capire e amare davvero la propria figlia, la sua adolescenza? Potranno al massimo preoccuparsi di lei o – peggio ancora – per lei, controllandola invece che esserle complici, criticandola invece che confermarla da femmina a femmina, inducendola a reagire incazzata piuttosto che essere il punto di riferimento e orizzonte di sicurezza.</span></span></p>
<p>“<span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Non aiuta mai in casa!”, “Non ha voglia di fare nulla!”, “Studia troppo poco!”, “Quanto è disordinata!”, “Risponde male, da villana e arrabbiata!”, sbottano con moralismo intransitivo più da suocere acide che da madri. </span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">E perché mai dovrebbero aiutare in casa? Mica è loro quella casa. La loro casa sarà quella che, se riusciranno a uscire dalla palude di quella adolescenza e di quella madre, potranno fare con il loro compagno, mettendo su casa con lui. In una casa, che non sia la propria, è bello aiutare soltanto se ci si sente complici e amiche con la donna di quella casa.</span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">E perché dovrebbero avere voglia di fare qualcosa? La volontà è sempre figlia della speranza (non a caso il termine greco </span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><em>elpìs</em></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;">, che indica la speranza è collegato con il verbo latino </span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><em>velle</em></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;">, che significa “volere”). Come possono sperare con una madre così pesante e, appunto, così </span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><em>es-a-sperante</em></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"> (che letteramente significa “lontano, fuori dalla speranza”)? Lo stesso dicasi per la poca voglia di studiare o di essere ordinata.</span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Quando i figli crescono e raggiungono età nella quali i genitori, soprattutto quello/a del proprio genere, hanno avuto difficoltà e subito ferite, allora i genitori vivono la ri-emergenza dei propri problemi non risolti e delle proprie ferite solo apparentemente richiuse. Allora i genitori o in coppia o da soli possono – grazie a una buona psicoterapia (loro, non del figlio o della figlia!) - sfruttare la preziosa occasione della pro-vocazione del figlio, per riprendere la propria evoluzione individuale, sciogliendo nodi dimenticati, affrontando la antiche ferite, colmando vuoti di esperienza e ricominciando a crescere. Fanno bene a sé stessi e non continuano a fare, involontariamente, danno al figlio o alla figlia.</span></span></p>
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		<title>Nelle aule scolastiche crocefisso sì o crocefisso no?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:49:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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In molte case mobili, soprammobili o quadri appesi sono lì da anni, di loro non ci si accorge più: [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=4030&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Dopo la sentenza della corte Corte europea dei Diritti dell’Uomo che vieta l’esposizione dei crocefissi nelle aule e dopo tutto il polverone che questa sentenza ha suscitato, mi si chiede di esprimere il mio parere. Ci provo.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">In molte case mobili, soprammobili o quadri appesi sono lì da anni, di loro non ci si accorge più: li si vede, senza più guardarli o accorgersi di vederli. Capita soprattutto in case, nelle quali un po&#8217; tutti gli oggetti non hanno né identità, né storia, né – per quanto è possibile riferire questa attribuzione a un oggetto – anima. In altre case gli oggetti hanno invece una loro vita, rinviano a momenti significativi; di quei significati sono &#8211; più che la memoria &#8211; il riaprirsi della presenza e la promessa-premessa della ripresa e del gusto di ciò che rappresentano. Dipende dal voltaggio relazionale della casa in cui si è; da quanto in quella casa ci si parla, ci si incontra, ci si attende, ci si ascolta, ci si lascia per-sonare dalla e nella diversità dell&#8217;altro; dipende da quanto in quella casa sappiano e possano vivere il simbolo, la ripresa, il rinvio, l&#8217;oltre, il già e il non ancora, l&#8217;immanenza trascendente e la trascendenza immanente; dipende da quanto in quella casa possono e sanno con-vivere la continuità, il con-fluire del giorno e della notte, il con-fine tra la veglia e il sonno, il con-fermarsi del lavoro e della festa, il fecondo ricambio tra la sistole del ritorno e la diastole dell&#8217;andare al mondo, l&#8217;equilibrio non spaesante tra l&#8217;essere e l&#8217;esserci, l&#8217;arricchirsi reciproco di Tu e Io, di diversità e identità. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Pensando a tanto diverso destino degli oggetti e delle abitazioni, mi chiedo non se sia legittimo o meno appendere crocefissi a una parete, ma quale casa sia quella nella quale sta o non sta il crocefisso. Se si tratta di una casa senza parola e senza storia, il crocefisso rischia di essere una cosa tra le cose, a propria volta anonima e senza vita, vuota reliquia del niente e dell&#8217;angoscia, capitata lì per avventura o per convenienza, per convenzione o per conformismo, per mimetismo, per esorcismo magico, per scaramanzia infantile o per quelle strane paratassi kitsch che fanno degli oggetti l&#8217;entropia e la discarica dei significati. Se al contrario la casa è abitata dal senso e dai significati, il crocefisso può e sa rinviare, inter-rogare, pro-vocare, per-sonare di pre-senza e forse di nome, fino a in-dicare nell&#8217;oggetto il Crocefisso Gesù, quasi a poterlo chiamare per nome e ascoltarlo nell&#8217;affanno. Ma allora, forse, in questa ultima casa, questo oggetto non è neppure necessario, perché altri ben più visibili ed efficaci sono lì i segni della pre-senza e della azione di Gesù; ci si riconosce di Gesù e in Gesù non appendendo crocefissi, ma amandosi come Lui ci ha amato, fino a potere morire per l&#8217;altro e – cosa per certi aspetti ancora più impegnativa ed entusiasmante – continuando a vivere per l&#8217;altro e nella gioia dell&#8217;altro e della sua alterità vivificante. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Se poi, invece di una casa, si tratta di una scuola, mi chiedo prima di tutto che senso abbia la parola “scuola” per le persone che la frequentano. Se scuola, come suggerisce il significato greco del termine <em>scholè</em>, è il luogo e il tempo della libertà ( <em>scholè</em> ha lo stesso significato del latino <em>otium</em> , indica il “tempo libero”, cioè quello che del lavoro dovrebbe essere lo scopo e il fine, il senso e il significato più umani) e quindi della identificazione più vera, allora, mi pare, pro-porre (cioè “porre lì davanti a tutti”) il crocefisso è azione ancora più ardua. Mi viene in mente quanto accadde a Paolo di Tarso quando pro-pose Cristo Crocefisso e Risorto ai filosofi di Atene. Venne scacciato e deriso non perché avesse parlato del Risorto, ma proprio perché aveva pro-posto il Crocefisso. Eppure quella era senza dubbio la “scuola” più qualificata di allora; per giunta Paolo, prima ancora che ad allievi, stava parlando a raffinatissimi docenti, i migliori; inoltre, ben più ardito di quanto facciano i gestori delle nostre scuole, aveva pro-posto non uno o più crocefissi, ma il Crocefisso; ancora di più, a differenza di quanto succede oggi nelle nostre aule, Paolo aveva posto il Crocefisso non alle spalle dei docenti, ma davanti a loro; non appendendo oggetti alle pareti, ma cercando di in-segnare le menti e le anime, i cuori e le esistenze.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Forse, però, con l&#8217;irruenza da convertito e da neofita che spesso gli era propria, Paolo sbagliava. Forse non teneva conto che Gesù, dopo la propria risurrezione, ben difficilmente si fa ri-conoscere di faccia; sì, certo, lo aveva fatto con lui, disarcionandolo da cavallo, lo aveva fatto con la Maddalena davanti al sepolcro, lo aveva fatto con gli apostoli nel Cenacolo; ma erano eccezioni nel comportamento di Gesù Risorto: di solito Lui usava farsi ri-conoscere di spalle, cioè quando già se ne era andato, proprio come accadde ai discepoli sulla strada di Emmaus. Se neppure da Risorto Gesù usa e osa pro-porsi di faccia, come mai noi ci ostiniamo a volerlo pro-porre da Crocefisso o addirittura come crocefisso appeso in un&#8217;aula, alle spalle di docenti che quasi mai si accorgono di vederlo, davanti ad allievi che spesso fanno già fatica a vedere il “prof” che si trovano lì davanti? Poveri allievi, come fanno a vedere in quel crocefisso appeso il Cristo, se neppure vedono quel povero cristo di docente, che viene loro pro-posto spesso come precario, sottopagato, magari impreparato e sfigato? E come fanno, per esempio, gli allievi di una “scuola cattolica” a vedere in quel crocefisso appeso il Cristo povero e sofferente, quando nella stragrande maggioranza di quelle aule (anche le aule saranno “cattoliche”?) non ci sono né allievi poveri, né allievi handicappati, né allievi ufficialmente sofferenti o troppo diversi? Pro-porre il crocefisso in tali contesti non rischia di attribuire all&#8217;oggetto una valenza magica, quasi che l&#8217;oggetto fosse esso importante ed efficace, fosse &#8211; forse ancora più banalmente – l&#8217;alibi del vuoto, l&#8217;esorcismo dell&#8217;infedeltà a Gesù, la maschera della falsa identità? Il crocefisso appeso non rischia allora di essere soltanto la bandiera di un potere, l&#8217;affermazione di una territorialità comunque occupata, la cifra di una ideologia altrimenti ingiustificabile, che usa il crocefisso senza alla fine neppure più vederlo? </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Certo, l&#8217;essere umano ha bisogno anche di segni. Ciascuno di noi ha spesso accanto a sé fotografie delle persone amate. Ciascuno di noi ha bisogno di infantili richiami, che aiutino l&#8217;occhio. Ma per tutto ciò non c&#8217;è bisogno di ufficialità, di riconoscimenti statali, di leggi e norme più o meno imposte, di aule statali o non statali.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Mi stupisce la semplice pregnanza del segno della croce, fatto con convinzione e affetto veri sul proprio corpo vivente. Nel segno della croce il Crocefisso è corpo in-segnato dal gesto e abitato dalla parola che dice e in-dica la Trinità, quasi a dire che, mentre si fa il segno della croce, è come se tornasse a incarnarsi Gesù, diventando corpo e al tempo stesso annunciando divinità e Trinita. Nel segno della croce non possono non con-vivere tre realtà: Gesù, la pienezza relazionale di Dio (questo è la Trinità), il corpo di chi facendo il gesto si fa egli stesso croce e Trinità. Il segno della croce è gesto e parola che, prima di segnare, in-segna (cioè “segna dentro”) di Gesù e di Trinità il corpo di chi lo compie. Non ci si può in-segnare di croce senza in-segnarsi di Trinità. Il segno della croce non è solo il presenziarsi della morte di Gesù in croce, ma – in quanto annuncio della pienezza trinitaria – è anche e già il riscatto della croce, cioè è già la Risurrezione che vince la morte. In-segnarsi soltanto di croce sarebbe follia, masochismo, riduzione di Gesù a esclusiva morta umanità.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Gesù crocefisso ha senso solo in Gesù risorto. È questa la presenza vera di Gesù, per chi lo voglia davvero vicino. È Giuda a vedere Gesù soltanto come crocefisso. Ma, allora Gesù può essere solo induzione al tradimento o istigazione al suicidio, non importa se vicino al Calvario o davanti alla parete di un&#8217;aula. Quanti di quelli che vogliono appendere crocefissi nelle aule sanno che, se in loro abita lo spirito miope di Giuda, forse stanno magari tradendo o inducendo al tradimento, suicidandosi o istigando al suicidio? </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Il Crocefisso è la presenza mortale della ferita. E la ferita, anche quella non mortale, può da sola essere mera esibizione, insuperato dolore, radicale oscenità. La ferita da sola grida, è disumana. Perché torni a essere umanità e senso, la ferita va e-laborata (chiede cioè che non ci si fermi a essa, ma da essa partano il lavoro, il travaglio, la fatica della ricerca e della attribuzione di senso: la ferita, perché sia umana, va com-presa, con-tenuta, assistita nella morte che essa è o può essere, de-posta dalla morte a cui può e sa portare, at-tesa dopo quella morte nella quale può cadere (bene sanno i francesi quanto la ferita possa essere un <em>tomber</em>). Solo così la ferita può essere signi-ficata e costituirsi come senso signi-ficato. Solo allora può diventare segno e identità umani. Tommaso riconosce Gesù dalla ferita, mettendo il dito nella ferita. Però il Gesù di Tommaso è non il Crocefisso, ma il Risorto. Solo nella risurrezione trovano senso e significato il Crocefisso e le sue ferite. Altrimenti restano assurdità, follia; mentre possono essere, come bene scopre Tommaso, la prova della identità e del riconoscimento. Da risorti ci riconosceremo proprio grazie alle nostre ferite elaborate e risorte. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Ci sono persone, che, proprio in nome del loro essere o dirsi cristiani, vogliono il crocefisso appeso, perché – sostengono &#8211; rappresenta la nostra cultura e la nostra storia. Non penso proprio che dovrebbero esistere culture cristiane, civiltà cristiane, storie cristiane, scuole, cristiane, leggi cristiane, aule cristiane, pareti cristiane, chiodi cristiani; meno che meno penso che dovrebbero esistere culture cattoliche, civiltà cattoliche, storie cattoliche, scuole, cattoliche, leggi cattoliche, aule cattoliche, pareti cattoliche, chiodi cattolici. Mi fa male che a pensarla così siano persone in buona fede, addirittura pastori o sacerdoti o vescovi. Mi sembra che in siffatto modo non si capisca molto né della fede né della laicità. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Sarebbe come se io dicessi che, siccome sono innamorato, debbano esistere culture innamorate, civiltà innamorate, storie innamorate, scuole, innamorate, leggi innamorate, aule innamorate, pareti innamorate, chiodi innamorati. D&#8217;accordo, essere innamorato è bellissimo, è forse lo stato di grazia più esaltante che un essere umano possa vivere, ma non mi autorizza a chiamare innamorato tutto ciò che guardo e vedo. A essere innamorato è il mio sguardo, non gli oggetti che il mio sguardo guarda e vede. Posso io guardare <em>da innamorato</em> (ed è bellissimo) il mondo, <em>da innamorato</em> vivere la mia cultura, partecipare alla mia civiltà, impegnarmi nella costruzione della storia, apprendere o insegnare in una scuola, legiferare per il mio paese o rispettarne le leggi, frequentare aule, costruire pareti, piantare chiodi. Ma il fatto che io guardi e viva <em>da innamorato</em> non rende innamorato ciò che faccio o l&#8217;oggetto che tocco o le persone che frequento. Né, ancora di meno, mi autorizza a pretendere che le cose che faccio, gli oggetti che tocco e le persone che frequento debbano per forza essere innamorati. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Ecco, io penso che come l&#8217;amore può fare vivere <em>da innamorati</em>, così la fede può fare vivere <em>da innamorati</em> di Gesù e della sua Risurrezione. Solo così si può anche accettare, non certo amare, la croce, se è vero come è vero che Gesù stesso nell&#8217;orto degli ulivi pregò che stesse lontana e sul Calvario, mentre la stava vivendo, si sentì – Lui Dio e Figlio del Padre – abbandonato dal Padre. Ma accettare la croce <em>da innamorato </em>di Gesù e della sua Risurrezione non penso proprio abbia molto a che fare con i crocefissi appesi e con le pareti delle aule, statali o non statali che siano</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">.</span></span></p>
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		<title>Su Rai 3 fantastico Roberto Saviano da Fabio Fazio a Che tempo che fa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 20:54:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fantastico Roberto Saviano su Rai 3, da Fabio Fazio a &#8220;Che tempo che fa&#8221; dell&#8217;11 novembre. Ci ha ricordato quanto potente è la parola, quanta vita e forza abbia, quanto umana sia.
Gli spazi e i tempi della parola sono stati in gran parte negati, uccisi da una società televisiva che paralizza e inbisce la parola [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=4011&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Fantastico Roberto Saviano su Rai 3, da Fabio Fazio a &#8220;Che tempo che fa&#8221; dell&#8217;11 novembre. Ci ha ricordato quanto potente è la parola, quanta vita e forza abbia, quanto umana sia.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Gli spazi e i tempi della parola sono stati in gran parte negati, uccisi da una società televisiva che paralizza e inbisce la parola (vedi il mio <a title="Noi e la tivù" href="http://gigicortesi.wordpress.com/libri/noi-e-la-tivu/">Noi e la tivù</a>). C&#8217;è anche chi &#8211; potere violento ed espropriante - questi spazi e tempi li vuole controllare, fino a ucciderli, perché vuole uccidere l&#8217;uomo. Negare e uccidere la parola è negare e uccidere l&#8217;uomo. Soprattutto quando la parola è incontro, la parola fa paura a chi vuole il potere fine a sé stesso, uccidendo prima di tutto proprio la parola “potere”, che <em>in-dica,</em> cioè “dice in sé” la possibilità, il potere essere, l&#8217;apertura d&#8217;essere all&#8217;infinito.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Anche quando è pronunciata o scritta nei luoghi della costrizione, della segregazione, della prigionia, della emarginazione, della fragilità, della malattia, del limite apparentemente più invalicabile, della morte stessa, anche allora e anche lì, soprattutto allora e soprattutto lì, la parola è “tra” che unisce e lega (questo significa il termine greco <em>logos</em>), <em>inter-roga</em> (cioè “chiama in mezzo”), <em>pro-voca</em> (cioè “chiama, parla davanti”, “chiama, parla al posto di chi la dice”), <em>in-voca</em> (cioè “chiama, parla dentro e/o verso”), <em>pro-nuncia</em> (cioè “annuncia davanti”, “annuncia al posto di chi la dice”), <em>de-nuncia</em> (cioè “annuncia dall&#8217;alto” di un&#8217;autorità comunque sia, facendosi anche <em>ev-angelo</em>, cioè “forte annuncio”), <em>es-orcizza</em> (cioè &#8220;libera dalla morte e dal buio&#8221;), <em>col-lega</em> (cioè “lega insieme, unisce”), <em>per-sona </em>(cioè “suona attraverso” chi la dice e chi la ascolta, “suona per mezzo” di chi la dice e l&#8217;ascolta). </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Come suggerisce la densità della radice di <em>logos</em>, la parola,  prima di essere letta, è lei che legge, interpreta, detta, anima.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">La parola è come l&#8217;acqua: filtra, scorre, piove, evapora per condensarsi e rifluire, ghiaccia per essere ghiacciaio che genera fiumi e forma valli e in-forma mari e oceani, gocciola nelle caverne più sotterranee scolpendo prodigiose stalattiti e stalagmiti, scava paziente le pietre più ostinate. La parola è acqua di donna: piange di emozione, inumidisce di desiderio, bagna d&#8217;orgasmo, con-tiene in fecondità amniotiche, allatta di maternità, insaliva di svezzamento, bacia di umida passione.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Lo dice la sua stessa etimologia ( <em>parola</em> deriva dal greco <em>para-ballo</em> , che significa “gettare accanto”, “gettare contro”, “gettare in modo eterdosso” ): parola è proiettile, bolide, messaggio forte, fantasia, slancio, ironia, satira, consacrazione dissacrante, dissacrazione consacrante, preghiera che bestemmia, bestemmia che prega, ossimoro che crea, parabola che si genera intorno a un fuoco e si apre all&#8217;infinito e all&#8217;assoluto; parola </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">è seme maschile, eiaculanzione generante, spora nel vento, primavera vivificante, anima, soffio creante, pneuma liberante, pentecoste delle lingue</span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">La parola comenda lei, è più forte di chi la osa e la tenta, fa tremare le vene e i polsi di chi le si affida, rende “macro” e scavato chi la dice, si appropria di chi la usa. Basta che chi la incontra lasci che la propria vita e il proprio Sé vengano detti loro per primi dalla parola che dicono. Allora parola è autore e autorità, <em>auctor et auctoritas</em>, cioè &#8220;colui e ciò che fa crescere&#8221;. Allora parola è risposta e responsabilità, cioè &#8220;possibilità della risposta&#8221;. Ma, anche quando a dirla è chi vuole negarla, la parola – nonostante chi la dice e alla faccia di chi crede di usarla &#8211; dice sempre la verità, a condizione che chi la ascolta sia e stia attento, sappia essere critico, non la dia mai per scontata, la in-tenda oltre chi la sta dicendo, la ami tutta oltre ogni deformazione, la riconosca nonostante ogni ferita e al di là di ogni suo tradimento. Il miracolo della parola è anche questo: quando nega, afferma; quando tace, dice; quando chiede, dona; quando muore, risorge.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;">Mi piace pensare che Dio nella seconda persona della Trinità si identifichi proprio come <em>Parola</em> ; che nella terza persona della Trinità si identifichi come <em>Paraclito</em> , cioè come “colui che chiama vicino e accanto”, per consolare, proteggere, difendere, testimoniare. Per questo parola è anche &#8211; e forse prima e più di tutto &#8211; lasciarsi dire da Dio, incarnarlo, testimoniarlo fino alla stessa possibilità della “grande tribolazione” che rivela e annuncia cieli nuovi e terre nuove. </span></span></p>
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		<title>abbiamo parlato stasera</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 00:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
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		<description><![CDATA[abbiamo parlato stasera
ci siamo fidanzati
come sempre ci capita
quando annusiamo il mistero
 
abbiamo fatto casa
ci siamo incontrati
ci siamo sposati
come sempre ci capita
quando siamo il mistero 
 
l&#8217;amore è venuto da sé
né io né tu l&#8217;abbiamo cercato
né tu né io l&#8217;abbiamo chiamato
era lui l&#8217;amore a cercare noi
stupito a volerci
fanciullo a chiamarci
di sotto in su a guardarci
 
ed era felice
 
povero amore,
senza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=4003&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">abbiamo parlato stasera</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">ci siamo fidanzati</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">come sempre ci capita</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">quando annusiamo il mistero</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">abbiamo fatto casa</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">ci siamo incontrati</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">ci siamo sposati</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">come sempre ci capita</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">quando siamo il mistero </span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">l&#8217;amore è venuto da sé</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">né io né tu l&#8217;abbiamo cercato</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">né tu né io l&#8217;abbiamo chiamato</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">era lui l&#8217;amore a cercare noi</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">stupito a volerci</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">fanciullo a chiamarci</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">di sotto in su a guardarci</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">ed era felice</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">povero amore,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">senza di noi come potrà mai</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">vivere e sorridere</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">e ridere ridere</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">e gridare la gioia?</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">povero grande bellissimo amore,</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">con noi riconoscente</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">ha bevuto il nostro vino</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">nel nostro bicchiere</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">e s&#8217;è gustato il nostro cibo</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">sulla tavola dei nostri incontri</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">ora l&#8217;amore cammina nel mondo</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">al ritmo dei nostri passi</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">danzando l&#8217;attesa</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;">e cantando i nostri due nomi</span></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
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		<title>Aforisma del vero e falso amore, del potere maschile e femminile, della coppia felice e del mondo che ride</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 09:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[Se gli uomini vivessro e sapessero
il proprio potere maschile,
nessun falso amore nascerebbe.
Se le donne vivessero e sapessero
il proprio potere femminile,
nessun vero amore morirebbe.
Se le coppie vivessero e sapessero
il proprio potere di essere il mondo
e l&#8217;aprirsi di infiniti mondi,
nessun amore vivrebbe e saprebbe la tristezza,
il riso abiterebbe le terre e i cieli,
la libertà e la verità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3986&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">Se gli uomini vivessro e sapessero</p>
<p style="text-align:center;">il proprio potere maschile,</p>
<p style="text-align:center;">nessun falso amore nascerebbe.</p>
<p style="text-align:center;">Se le donne vivessero e sapessero</p>
<p style="text-align:center;">il proprio potere femminile,</p>
<p style="text-align:center;">nessun vero amore morirebbe.</p>
<p style="text-align:center;">Se le coppie vivessero e sapessero</p>
<p style="text-align:center;">il proprio potere di essere il mondo</p>
<p style="text-align:center;">e l&#8217;aprirsi di infiniti mondi,</p>
<p style="text-align:center;">nessun amore vivrebbe e saprebbe la tristezza,</p>
<p style="text-align:center;">il riso abiterebbe le terre e i cieli,</p>
<p style="text-align:center;">la libertà e la verità tornerebbero</p>
<p style="text-align:center;">a fare tra loro felici l&#8217;amore.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3986/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3986/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3986/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3986/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3986/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3986/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3986/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3986/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3986/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3986/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3986&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>4 filastrocche dei colori e del non senso (tanto per giocare)</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 18:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIE]]></category>
		<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie Nugae]]></category>
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		<description><![CDATA[giallo viola verde e nero
mi innamoro di un mistero
l&#8217;idea è bella la testa è poca
disse l&#8217;aquila guardando un&#8217;oca
 
 verde pistacchio con rosa confetto
l&#8217;abbinamento è quasi perfetto
se poi aggiungo il giallo dell&#8217;oro
voce di scimmia non esce dal coro
 
 la nuvola è bianca il cielo è blu
che bello avere il naso all&#8217;insù
dentro lattuga carote e insalata
per il coniglio che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3972&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;"><span style="color:#800080;"><span style="font-size:medium;"><strong><span style="color:#ffff00;">giallo viola verde e nero<br />
mi innamoro di un mistero<br />
l&#8217;idea è bella la testa è poca<br />
disse l&#8217;aquila guardando un&#8217;oca</span></strong></span></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> <span style="color:#800080;"><span style="font-size:medium;"><strong><span style="color:#ff0000;">verde pistacchio con rosa confetto<br />
l&#8217;abbinamento è quasi perfetto<br />
se poi aggiungo il giallo dell&#8217;oro<br />
voce di scimmia non esce dal coro</span></strong></span></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> <span style="color:#800080;"><span style="font-size:medium;"><strong><span style="color:#00ff00;">la nuvola è bianca il cielo è blu<br />
che bello avere il naso all&#8217;insù<br />
dentro lattuga carote e insalata<br />
per il coniglio che bella mangiata</span></strong></span></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#800080;"><span style="font-size:medium;"><strong> </strong></span></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#800080;"><span style="font-size:medium;"><strong><span style="color:#00ffff;">rosso il mio cuore pieno d&#8217;amore<br />
rosso il fuoco con il suo calore<br />
rosso il semaforo segna lo stop<br />
e più non suona la musica pop</span></strong></span></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3972/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3972/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3972/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3972/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3972/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3972/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3972/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3972/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3972/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3972/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3972&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Aforismi dedicati ad Alda Merini</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/11/03/dedicati-ad-alda-merini/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 01:47:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[morte e vita]]></category>
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		<category><![CDATA[aforismi da frattaglie]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi sulla poesia]]></category>
		<category><![CDATA[alda merini]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia e follia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dedico qui ad Alda Merini alcuni miei aforismi presi da &#8221;Frattaglie. Aforismi alla rinfusa con pensieri, battute, slanci, provocazioni e pure qualche ripetizione più o meno voluta&#8220;, che godette della &#8220;Devota postfazione&#8221; di un grande amico della poetessa.
 
l&#8217;arte e la follia sono alberi simili
diverso è solo lo stormire delle fronde
 
 
non c&#8217;è nulla di più umano
di una umanità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3953&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dedico qui ad Alda Merini alcuni miei aforismi presi da &#8221;<a title="Frattaglie. Aforismi alla rinfusa con pensieri, battute, slanci, provocazioni e pure qualche ripetizione più o meno voluta" href="http://gigicortesi.wordpress.com/libri/frattaglie-aforismi-alla-rinfusa-con-pensieri-battute-slanci-provocazioni-e-pure-qualche-ripetizione-piu-o-meno-voluta/">Frattaglie. Aforismi alla rinfusa con pensieri, battute, slanci, provocazioni e pure qualche ripetizione più o meno voluta</a>&#8220;, che godette della &#8220;Devota postfazione&#8221; di un grande amico della poetessa.</p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>l&#8217;arte e la follia sono alberi simili</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>diverso è solo lo stormire delle fronde</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><strong>non c&#8217;è nulla di più umano</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>di una umanità negata</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><strong>noi siamo</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>la coscienza che suscitiamo</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><strong>abitare la poesia</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>è vivere da sfrattati</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><strong>solo un poeta</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>sa amare da mortale</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>i poeti sono portatori sani</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>di castità</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3953/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3953/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3953/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3953/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3953/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3953/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3953/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3953/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3953/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3953/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3953&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Piccoli e grandi muri, Dio, l&#8217;uomo, le fedi  e le religioni</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/11/02/piccoli-e-grandi-muri-dio-luomo-le-fedi-e-le-religioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 05:15:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vent&#8217;anni fa è crollato il muro di Berlino. Contrariamente al sogno di un mondo riunito e senza più muri, quel crollo ha portato altre divisioni e altri muri, anche più midiciali. 
La guerra fredda, rappresentata dalla presenza di quel muro, ha garantito quasi 50 anni di pace. Si è trattato di una pace armata, con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3943&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Vent&#8217;anni fa è crollato il muro di Berlino. Contrariamente al sogno di un mondo riunito e senza più muri, quel crollo ha portato altre divisioni e altri muri, anche più midiciali. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">La guerra fredda, rappresentata dalla presenza di quel muro, ha garantito quasi 50 anni di pace. Si è trattato di una pace armata, con terribili momenti di urgenza bellica soprattutto in Corea e nel Vietnam. Più che di pace si è trattato di stallo politico, fondato sulla reciproca minaccia e sul ricatto incrociato della distruzione nucleare del pianeta. È come se le guerre fossero state soltanto congelate e rinviate, perché potessero esplodere più crudeli e violente. E così tragicamente è stato e continua a essere in molte zone del mondo, dove non ci fosse o non ci sia la possibilità d&#8217;uso dell&#8217;arma nucleare (paradossalmente l&#8217;impossibilità della minaccia nucleare è risultato peggio della sua possibilità). Balcani, Israele-Palestina, Iraq-Iran, Caucaso, Afghanistan sono stati e, in grande parte, sono ancora scenari di crudeltà abissali. In più è riesploso con drammatica epidemica frequenza l&#8217;uso del terrorismo, un po&#8217; ovunque, con migliaia e migliaia di morti ormai quotidiane.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma soprattutto sono nati tanti piccoli muri, terribili e forse più micidiali.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">A modo suo, il muro di Berlino, oltre che una dolorosa e funesta realtà, è stato anche un simbolo. Come tutti i simboli, ha potuto essere anche occasione e culla di utopia. Di qua e di là di quel muro ci si poteva pure pensare, attendere, attrarre, desiderare. Sognandone il crollo, si poteva pensare all&#8217;incontro, alla festa della unità ritrovata, alla gioia del racconto e della parola ripresi. Soprattutto in Germania. Non a caso, io credo, Berlino e la Germania vivono oggi momenti di grande civiltà e di notevole creatività.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma, là dove, come la gramigna, sono rispuntati e rispuntano i mille piccoli muri della divisione e dell&#8217;odio, lì quasi mai il simbolo ha riscattato la morte e orientato la vita. Di qua e di là dei piccoli muri ci si odiava e ci si odia; non ci si attende né ci si desidera più; non si sogna più l&#8217;incontro, la festa, la parola; si pensa solo il fastidio, l&#8217;odio e l&#8217;omicidio; e si aspetta soltanto l&#8217;occasione della violenza. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Quanti piccoli infernali muri sono sorti in questi vent&#8217;anni! Quanta poca utopia e quanta poca speranza li ha abitati e illuminati! Più sono piccoli, più paiono legittimarsi. La loro invisibilità li permette, li giustifica, te li fa entrare dentro, fino a diventare il muro della tua anima e della tua mente, fino a dividerti dentro, a dissociarti, ad allontanarti dalla tua stessa umanità, dalla pietà del tuo essere creatura tra le creature, del tuo viverti come destino di incontro e di gioia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Allora la diversità ti fa paura. Non solo quella dell&#8217;altro, ma anche la tua stessa diversità, quella che dovrebbe renderti unico, bello, irripetibile. E così, oltre a odiare, ti odi; oltre a uccidere, ti uccidi; oltre a infastidirti dell&#8217;altro, ti infastidisci di te stesso, fino a viverti come insopportabile e inutile, abissalmente inutile.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">I piccoli muri che ti entrano dentro fino a infradiciarti l&#8217;anima uccidono i sogni e le fedi, li trasformano in illusione, in religione che paralizza. Le tre grandi religioni della parola (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) sono così diventate, troppo spesso e troppo in profondità, la culla dei terrorismi, l&#8217;occasione della psicosi e delle paranoie, l&#8217;arroccarsi di verità sempre più astratte e sempre meno abitate dall&#8217;incontro, la giustificazione dell&#8217;odio e dell&#8217;omicidio. Eppure l&#8217;incontro è alla base di queste tre grandi fedi: nell&#8217;ebraismo l&#8217;incontro tra Dio e Abramo; nel Cristianesimo l&#8217;incontro – in Gesù – tra Dio e l&#8217;uomo; nell&#8217;Islam l&#8217;incontro tra dio e Maometto attraverso l&#8217;arcangelo Gabriele, in arabo <em>Jibrīl</em> o <em>Jabrā’īl</em>, ossia &#8220;potenza di Dio. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Secondo queste tre fedi, l&#8217;uomo è incontro con l&#8217;alterità stessa di Dio, che è l&#8217;Altro per eccellenza, il Diverso per eccellenza. Senza l&#8217;apertura massima alla alterità e alla diversità non ci sarebbe nessuna di queste tre fedi. Come è possibile che in queste tre fedi si possano annidare e legittimare proprio la paura, l&#8217;odio dell&#8217;altro e del diverso, la possibilità della sua uccisione?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il muro, come la siepe leopardiana, può essere l&#8217;occasione dello sguardo che va oltre, del simbolo che rinvia, della fantasia che supera, del sogno che libera, delle utopie che aprono. Può essere pure &#8211; come il “Muro di Pianto” &#8211; il luogo e il tempo della preghiera che apre: non solo all&#8217;incontro con l&#8217;Infinito, ma anche agli infiniti incontri che la vita ci offre e che l&#8217;Infinito ci dona.</span></p>
<div id="attachment_3944" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://gigicortesi.files.wordpress.com/2009/11/albert_schweitzer.jpg"><img class="size-full wp-image-3944" title="Albert Schweitzer" src="http://gigicortesi.files.wordpress.com/2009/11/albert_schweitzer.jpg?w=200&#038;h=285" alt="Albert Schweitzer" width="200" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Albert Schweitzer</p></div>
<p><span style="font-size:small;">Una delle frasi chiave della mia vita è quella che disse un giorno Albert Schweiter: “la via più breve che ci porta all&#8217;uomo è quella che passa attraverso Dio”. Come tutto ciò che di più prezioso esiste, anche questa frase, a mio avviso, va presa per il verso giusto; altrimenti si rischia di leggerla male. “Passare attraverso Dio” non può, secondo me, significare soltanto che in ogni uomo c&#8217;è l&#8217;immagine di Dio. Se ci limitiamo a dire questo, ci può essere il rischio della distinzione tra immagine di Dio migliore o peggiore, più o meno fedele e autentica; c&#8217;è dunque la tentazione della appropriazione indebita (“se sono io l&#8217;immagine più vera, Dio è soprattutto o solo con me”), della potenziale onnipotente identificazione con Lui (è la tentazione di Lucifero: “porto così bene la luce di Dio, che Dio diventa inutile e io posso benissimo sostituirlo, perchè l&#8217;immagine è meglio dell&#8217;originale”), della competizione omicida (“se io sono l&#8217;immagine più vera di Dio, gli altri sono immagini devianti, inutili e pericolosi ostacoli alla conoscenza di Dio”). “Passare attraverso Dio”, mi pare, deve prima di tutto significare che in Dio c&#8217;è la possibilità della vera identità di ogni uomo, che ogni Sua immagine si radica in Lui e Lo esprima, ciascuna in modo unico e insostituibile. Solo così tutti siamo belli, veri, unici, irripetibili, irrinunciabili. Solo così l&#8217;incontro tra gli uomini è soltanto arricchimento reciproco, identificazione reciproca, sempre più viva conoscenza di sé nell&#8217;altro e dell&#8217;altro in sé, proprio perché Dio è in tutti noi e parla in tutti noi, per-sona in tutti noi, facendoci Sua espressione, ciascuno in modo unico e insostituibile, ciascuno in attesa di incontrarsi e dirsi con gli altri, attraverso gli altri e per gli altri. Solo così incontrare ogni uomo è imperdibile possibilità, perché ogni incontro è sempre più l&#8217;incontro con la manifestazione di Dio. Allora non si può rinunciare a incontrare alcun uomo e alcuna umanità. Al di là di ogni muro e in ogni incontro abita Dio.</span></p>
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		<title>Perdonare  o non perdonare subito il tradimento. Riflessioni a partire dalla coppia Roberta Serdoz e Piero Marrazzo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 23:34:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche in ordine al caso Marrazzo puntualmente spunta il dilemma: perdonare o non perdonare?; è giusto che una moglie perdoni il marito che la tradisce, “per giunta”, con un trans?; non c&#8217;e forse – come si chiede Maria Corbi su “La Stampa” &#8211; anche “un diritto, forte, ugualmente meritevole al non perdono”?
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Anche in ordine al caso Marrazzo puntualmente spunta il dilemma: perdonare o non perdonare?; è giusto che una moglie perdoni il marito che la tradisce, “per giunta”, con un trans?; non c&#8217;e forse – come si chiede Maria Corbi su “La Stampa” &#8211; anche “un diritto, forte, ugualmente meritevole al non perdono”?</p>
<p><a name="pages-2"></a>Non conosco la coppia Roberta Serdoz e Piero Marrazzo, né so quali siano le dinamiche reali e profonde (quali può conoscerle soltanto il lavoro clinico di un attento psicoterapeuta) che costituiscono e strutturano la loro relazione di coppia. Né tanto meno conosco se, quanto e come si stia davvero vivendo da parte loro la dinamica del tradimento e quella del perdono.</p>
<p>Vorrei però trarre spunto dal fatto di cronaca, per ragionare sul senso e sul significato di un perdono troppo precoce, quale quello che molti, più o meno inconsciamente, vorrebbero che Roberta concedesse o negasse subito a Piero. Al di là della prurigine di molti di fronte a un tradimento colto come particolarmente trasgressivo e – soprattutto – al di là del bisogno sommario della folla di chiedere per un tradimento (o per un omicidio) “perdono subito” (come per altri versi usa chiedere “santo subito” o, per altri ancora, “a morte subito”), vorrei un attimo riflettere sul senso &#8211; all&#8217;interno della coppia e di fronte al tradimento &#8211; della esperienza del perdono o del non perdono precoci e sommari. Perché, prima ancora che qualcuno lo chieda, la coppia giunge in fretta al perdono, troppo in fretta, così in fretta?</p>
<p>La mia esperienza clinica di psicoterapeuta mi induce in forte perplessità di fronte a una moglie o a un marito che perdonino un tradimento subito, totalmente, immediatamente o &#8211; al contrario – che non perdonino mai, assolutamente mai, inesorabilmente mai, come se “quel” tradimento fosse il male assoluto e inassolvibile. In entrambi i casi di solito significa che quella coppia non si è mai davvero costituita; di solito significa che, sotto la apparenza nobile o indignata del perdono dato o negato in modo tanto sommario, sotto sotto si sta vivendo una di queste due strategie relazionali:</p>
<ul>
<li>più o meno inconsciamente si continua la recita di un matrimonio che in realtà non c&#8217;è e che a tutti e due serve non ci sia. Allora “concedere il perdono” è la vernice di superficie che cela il permanere della indifferenza; spesso è la variante presentabile della solita dinamica relazionale, che mira a evitare ogni vera intimità, ogni vero coinvolgimento, ogni autentica costituzione del Noi di coppia;</li>
<li>si manda immediatamente tutto all&#8217;aria, senza alcun margine di parola, di dialogo, di confronto, di attesa, di possibile mediazione, come se non si aspettasse altro. Allora le frasi “non posso assolutamente perdonare” o “non posso essere assolutamente perdonato” sono l&#8217;alibi, l&#8217;occasione per rompere con sdegno altezzoso o con remissività sospetta la vita di coppia.</li>
</ul>
<p><a name="pages-21"></a><a name="wrapper"></a><a name="pages-22"></a><a name="wrapper1"></a><a name="pages-23"></a>L&#8217;evento del tradimento è esperienza oltremodo complessa all&#8217;interno di una coppia, come ho detto altrove in parecchi miei articoli (vedi per esempio i seguenti: <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/problemi-di-coppia/il-tradimento-e-sempre-un-evento-della-coppia-e-nella-coppia/">Il tradimento è sempre un evento della coppia e nella coppia</a>; <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/problemi-di-coppia/c’e-tradimento-e-tradimento/">C’è tradimento e tradimento</a>; <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/problemi-di-coppia/la-coppia-si-fonda-non-sul-tradimento-ma-sulla-possibilita-di-tradire/">la coppia si fonda non sul tradimento ma sulla possibilità di tradire</a>; <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/problemi-di-coppia/la-coppia-si-fonda-non-sul-tradimento-ma-sulla-possibilita-di-tradire-ii-commento/">la coppia si fonda non sul tradimento ma sulla possibilità di tradire (II commento)</a> ecc. ecc.). Se i due partners non sono personalità adeguatamente evolute (quando uno dei due ha carenze di rilievo, di solito anche l&#8217;altro ha nodi problematici non trascurabili, consci o inconsci), allora la relazione di coppia difficilmente si costituisce e si struttura come dinamica simmetrica, cioè equilibrata. È più facile che si costituisca e si strutturi come sbilanciata, con uno dei due che sovrasti o domini o controlli l&#8217;altro. Allora, in questo caso, anche la “concessione” o la “impossibilità” del perdono possono essere funzionali allo squlibrio e alla asimmetria della coppia della coppia. Invece che superarli, possono ulteriormente sedimentarli e addirittura legittimarli. Fino alla successiva sempre più misera crisi.</p>
<p>Di solito un perdono dato o rifiutato troppo precocemente è frutto non tanto di una autentica e profonda dinamica di coppia, quanto di un bisogno (da parte sia della vittima che perdona sia del traditore che è perdonato) di percorrere un corto circuito che eviti all&#8217;uno, all&#8217;altro e al loro essere coppia un autentico processo di elaborazione dei vissuti e della crisi. È come se la coppia, perdonando o rifiutando il perdono troppo in fretta, perdesse o volesse perdere l&#8217;occasione di evolvere, di crescere, di amare meglio e di più, magari proprio a partire dall&#8217;analisi e dalla elaborazione del tradimento, delle sue modalità dei suoi perché consci e inconsci, dei suoi come e quando.</p>
<p>Di fronte alla esperienza drammatica del tradimento, la coppia dovrebbe – auspicabilmente aiutata dalla mano esperta di uno psicoterapeuta della coppia e della famiglia &#8211; affrontare con attenzione e gradualità, step by step, tutte le dolorose e impegnative fasi del lutto:</p>
<ul>
<li>la disperazione e l&#8217;urlo lacerante dell&#8217;anima, che prendono di fronte alla scoperta e/o alla rivelazione del tradimento (non è per nulla trascurabile che il tradimento sia rivelato invece che scoperto o viceversa);</li>
<li>il bisogno di negare magicamente l&#8217;evidenza dei fatti o – più spesso ancora – di continuare a negare questa evidenza;</li>
<li>la spesso incontenibile rabbia non solo del tradito nei confronti del traditore, ma anche del traditore nei confronti di chi, lasciandosi tradire, non ha visto, non si è accorto, non ha reagito, non ha impedito (di solito raramente viene riconosciuto anche questo secondo versante del tradimento);</li>
<li>l&#8217;impotenza della coppia e nella coppia di fronte al vuoto e al silenzio nel quale improvvisamente si avverte di ritrovarsi e di viversi;</li>
<li>la depressione di almeno uno dei due di fronte alla presa di coscienza della improvvisa solitudine, della paralisi esistenziale, della caduta delle certezze prima di allora credute o sperate;</li>
<li>la voglia della ripresa, della comprensione, della evoluzione sulla base di riferimenti più solidi e di identificazion più vere.</li>
</ul>
<p>Come si vede, il tradimento può essere la preziosa occasione di una costituzione e strutturazione profonda della coppia. Dare o negare troppo in fretta il perdono può essere il modo di tradire questa occasione.</p>
<p>Per-dono è parola di origine latina, formata dalla preposizione <em>per</em>, che significa “attraverso”, e dal sostantivo <em>donum</em>, che significa “dono”. Il tradimento può davvero essere esperienza di <em>perdono</em>, se <em>attraverso di esso</em> la coppia sa riscoprirsi come <em>dono</em>. Non soltanto perché l&#8217;uno si dona all&#8217;altro, ma anche perché insieme si dona la coppia al mondo e il mondo alla coppia.</p>
<p>Se si intende il perdono nel senso abituale di “concessione” che l&#8217;uno concede o nega all&#8217;altro, si dimentica che il perdono – lungi dall&#8217;essere soltanto un fatto a due &#8211; vive sempre come presenza di quel <em>tertium</em>, che è appunto quel <em>dono</em> che la coppia è e può essere per sé stessa e per il mondo e che, secondo la Bibbia (<em>Genesi</em>, 1, 27), è il presenziarsi dell&#8217;immagine di Dio e delle relazioni Trinitarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La donna, la nudità e la morte (da La Tenerezza dell&#8217;eros)</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 11:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solitamente, nel corso della nostra vita, ci capita, in sostanza, di essere nudi di fronte a tre persone1: da piccoli sul fasciatoio di fronte a nostra madre; sul letto dei nostri amori di fronte alla persona che amiamo; sul letto della nostra morte di fronte a chi ci spoglia dell’ultimo vestito per porci nell’estremo sudario. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3920&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-family:Garamond, serif;">Solitamente, nel corso della nostra vita, ci capita, in sostanza, di essere nudi di fronte a tre persone</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote1anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">: da piccoli sul fasciatoio di fronte a nostra madre; sul letto dei nostri amori di fronte alla persona che amiamo; sul letto della nostra morte di fronte a chi ci spoglia dell’ultimo vestito per porci nell’estremo sudario. Del fasciatoio e del letto d’amore parleremo più avanti, con tutta l’ampiezza dovuta, come rilevantissimi luoghi e tempi dell’accudimento, dell’</span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>imprinting</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> e del gesto d’amore.</span></p>
<p><span style="font-family:Garamond, serif;">Della nudità nella morte, la nostra cultura parla poco, quasi che anche lì la nudità sia presenza difficile da affrontare. La spoliazione del morto è sempre più ridotta a pratica sbrigativa, delegata ormai quasi del tutto alla velocità funzionale e al mestiere dell’addetto (molto spesso maschio) delle pompe funebri, che silenzioso e professionale procede all’operazione, senza più neppure pensare di potere o dovere chiederne a moglie, madre, figlia o sorella il permesso, l’autorizzazione, la delega (né moglie, madre, figlia o sorella pensano ormai più a quello che a loro spetterebbe e che a loro andrebbe chiesto). A parlarci, poi, della possibilità di un abbraccio alla nudità del morto, sembrano esserci soltanto le ormai bellissime ma culturalmente datate Pietà, che abitano le nostre chiese, quasi a riporre la possibilità di un tale abbraccio nel ghetto di una iconografia solo artistica o mitico-mistico-religiosa o comunque riservata a un Cristo visto, dichiarato e vissuto ormai senza quasi più riscontri con la nostra esperienza di nudità nella morte</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote2anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">. Eppure l’ultimo abbraccio al morto, la sua spoliazione, la pulizia della sua nudità sono sempre stati momenti molto rilevanti per quasi tutte le culture. Eccetto che nella nostra: una cultura senza più abbracci alla nudità del corpo-anima, tanto meno a quella del morto</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote3anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">. Le culture ci hanno detto, per esempio, di come fossero ancora una volta le donne in gruppo o singolarmente (in particolare la sposa o la madre o la sorella o la figlia</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote4anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">) le figure protagoniste di questo evento. L’uomo ne stava fuori. Era come se il letto di morte fosse da un lato l’estremo fasciatoio su cui la donna, in tutta la sua identità di genere, agiva l’estremo accudimento e fosse d’altro lato l’estremo letto d’amore su cui consumare l’ultimo abbraccio d’amore. Anche lì, proprio lì la cultura diceva dunque del convergere tra atto d’accudimento e atto d’amore.</span></p>
<p><span style="font-family:Garamond, serif;">Di fronte all’angoscia della morte l’abbraccio del seno sinistro</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote5anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">, pare essere la risposta più efficace. Il seno sinistro, come questo libro afferma anche altrove</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote6anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">, è il luogo e il tempo della rassicurazione e dell’affermata continuità. In questo senso è davvero significativa e bellissima l’intuizione di Ingmar Bergman in </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Sussurri e grida</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">.</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote7anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">. Ad Agnese, che, già morta, chiede inutilmente alle due sorelle di essere abbracciata nella sua angoscia di morta ancora chiedente, risponde solo Anna, la serva, con parole che, uniche, parlano tenerissime e ricordano quelle di una madre che abbraccia le paure della sua bambina: “Ci sono io, bambina. Ci sono io accanto a te. E non ti lascerò sola, non ti lascerò sola”. La scena termina con la straordinaria immagine di una maternità-deposizione: Anna accoglie sulla nudità del suo seno sinistro la nudità del corpo-anima di Agnese morta-morente e così la rassicura di fronte all’angoscia della morte, proprio come una mamma rassicura sul seno del suo cuore il bambino che sta per addormentarsi e che, come tutti i bambini prima dell’abbandono al sonno, vive l’angoscia del misterioso confine tra l’addormentarsi e il morire. Bergman coglie e afferma in modo mirabile come il morto sia comunque un morente (la morte non è dunque uno stato, ma una dinamica), che chiede e vuole la rassicurazione dall’angoscia del morire, proprio come il bambino più piccolo chiede la rassicurazione dall’angoscia dell’addormentarsi. Come il bambino prima del sonno, anche il morente vive l’angoscia della perdita del Sé e, perciò, chiede relazione e continuità, chiede un seno su cui abbandonarsi e su cui sentire il battito, che dice che non si è mai soli; il battito, che in-segna che tutto continua, dato che tutto ritorna; il battito, che è apertura che nulla teme perché nulla perde; il battito, che dice che tutto ci attende dato che tutto continua; il battito che dice che il nuovo ci attende, dato che la relazione, che dà al mondo e che è mondo e apertura di infiniti mondi, mai ci abbandona.</span></p>
<p><span style="font-family:Garamond, serif;">Anche alla luce di queste ultime pagine, che ci hanno ricordato quanto nella nudità del corpo-anima convergano tra loro atto d’accudimento e atto d’amore, è ancora più necessario sottolineare la presenza di un forte potenziale connotativo nella significazione del gesto della spoliazione e dell’abbraccio del morto: anche e proprio qui di fronte alla morte, la spoliazione e l’abbraccio della nudità, quando in questa viva il rinvio alla pienezza della nudità del corpo-anima, suggeriscono l’idea di una relazione tra morte e concepimento, tra morte e riaprirsi risorgente del mondo. Quasi a dire che lì su quel letto di morte e nella nudità della e nella morte possano vivere rinvii ad altre presenze e relazioni: quelle che caratterizzano il fasciatoio e il letto d’amore. Allora morire è anche essere partoriti e accolti e accuditi e allattati e puliti dalla angoscia dell’esistere; è anche “venire”</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote8anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"> all’alterità misteriosa e femminile della morte, tanto altra rispetto al Sé, così che il Sé possa abbandonarsi alla morte per essere accudito da lei, generato in lei e da lei a una vita nuova</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote9anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote9sym"><sup>9</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">; è anche eiaculare nell’alterità misteriosa della morte la propria identità più profonda</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote10anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote10sym"><sup>10</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">; è anche ingravidare di Sé l’alterità di quel mistero e il mistero di quell’alterità che è la morte</span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote11anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote11sym"><sup>11</sup></a></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;">; è anche concepire un figlio e un mondo nuovi (il proprio Sé rinato e la sua nuova vita). Certo oggi è difficile pensare e ammettere tutto ciò. La nudità del morto, per certi versi più ancora di ogni altra nudità, non viene vissuta come nudità del corpo-anima, è colta sempre meno come gesto (e, meno che meno, come gesto d’amore) e sempre più come cosa irrelata, solamente legata al passato e alla paralisi, di sicuro non come luogo e tempo di una relazione in atto, non come luogo e tempo di apertura al mondo e del mondo.</span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote1sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1anc">1</a> Altre figure, quali il medico o la prostituta, possono avere a che fare con la nostra nudità, ma si tratta di figure non così sostanziali e non così necessariamente presenti all’assoluto della nudità. Soprattutto il medico, ma, a modo suo, anche la prostituta svolgono una funzione, sono in un ruolo, per cui, di fronte a essi, la nudità viene a sua volta, almeno tendenzialmente, data non in sé stessa, non nella radicalità del corpo-anima, ma soltanto in quanto oggetto di quella funzione.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p><a name="sdfootnote2sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote2anc">2</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Neppure l’abbraccio al morente è ormai possibile. Le sale di rianimazione sono sotto il potere di fatto assoluto delle logiche e delle burocrazie mediche, hanno orari e regole che &#8211; con assurdo e indiscusso (anche indiscutibile?) arbitrio &#8211; rendono, troppo spesso, quasi del tutto impossibile ogni vero ed efficace abbraccio del morente e al morente. Se si pensa al profondissimo vissuto d’angoscia che il morente sta vivendo, emerge l’estrema micidiale assurda violenza di questo stato di cose, che solo l’occidente permette. Vige troppo spesso e troppo assolutisticamente la logica che solo il dato medico (legato peraltro quasi unicamente ai parametri e ai display delle macchine e degli strumenti) è importante e decisivo. Se si “concede” l’abbraccio, solitamente la concessione è data quando è troppo tardi e per “soddisfare” il bisogno di chi abbraccia, non per rispondere al reale bisogno di chi è abbracciato. Se, come penso e so, ogni morente, qualsiasi sia il suo “stato di coscienza” (e gli ultimi a poterne decidere il livello e l’esistenza sono e dovrebbero essere il medico e la competenza medica), vive e </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>sa</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> l’angoscia del morire, lì, più che mai e come al più tenero e indifeso dei neonati, è necessario il contenimento dell’abbraccio materno e strutturante di una donna. Non permetterlo significa condannare alla regressione psicotica più tremenda e spaventosa. Se si pensa che tale stato di cose è legato al fine medico di “curare” il morente, la cosa appare ancora più allucinante, priva di ogni senso, micidiale. Mi chiedo quanto di quelle ore o giorni in più “garantiti” al morente dall’intervento e dalla strumentazione medici siano davvero addebitabili a questo intervento e a questa strumentazione, e non siano invece il prodotto spaventoso della resistenza psicotica a cui il morente è condannato. Difatti, come mi insegna l’esperienza psicoterapeutica, lo psicotico muore con lentissima, terribile, tremenda fatica, impossibilitato come è all’abbandono e tanto più arroccato al proprio Sé quanto più questo Sé è dissociato da ogni altro contenuto che non sia la propria incontenibile angoscia. Se poi si pensa che lo stato psicotico, di cui io qui sto parlando, è prodotto dalla logica medica, le cose si mostrano ancora più violente e assurde. È ora di smetterla. Non si può condannare alla psicosi chi sta morendo! Basta!</span></p>
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<div id="sdfootnote3">
<p><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote3sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote3anc">3</a> Che io conosca, l’unico artista contemporaneo e vivente, che sappia dire dell’uomo d’oggi come di una nudità morta e senza abbraccio, è Gianni Bolis di Calolziocorte (Lecco), pittore tanto ricco quanto umilmente discreto e quasi del tutto inconsapevole del proprio genio. Dipinge spesso Pietà, ma altrettanto spesso il Cristo delle sue Pietà è lì, metallico e non sorretto dalla madre, senza alcun appoggio, senza neppure il vincolo della gravità che almeno lo adagi alla pietà della terra. La madre, senza braccia e quasi macchia di sfondo, pare solo la presenza di una lontananza, un accenno vago e disperante, incapace di abbraccio e di contenimento.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote4sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote4anc">4</a> In Maria, che dopo la deposizione nella pietà sa abbracciare Gesù, convivono da un lato la sposa e la madre di Dio, dall’altro la madre (nuova Eva), la figlia, la sorella e la sposa dell’umanità (accoglie in sé, con implosiva pienezza e pregnanza, ogni umanità). </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote5sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote5anc">5</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Si può dire che la donna e il suo abbraccio al moribondo con il seno sinistro sono la vagina (cfr. </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>1.4. Dal coito al parto</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">) della eternità, il primo contatto e abbraccio dell’eternità, il primo luogo dell’eternità, il primo in-tenderla e il primo essere in-tesi da essa, il primo «sapere» di essa.</span></span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p><a name="sdfootnote6sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote6anc">6</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Vedi </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>1.1.4.4. È presente la possibilità della perdita</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> e </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>1.</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>2.1.2. La “marea amniotica”</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p><a name="sdfootnote7sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote7anc">7</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Sussurri e grida</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, film di Ingmar Bergman del 1972, Svezia, titolo originale </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Viskningar och rop</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, con Ingrid Thulin, Liv Ullmann (le due prime sorelle), Harriet Andersson (la sorella che muore), Kari Sylwan (la serva).</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p><a name="sdfootnote8sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote8anc">8</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Sotto questo aspetto, dunque, morire non è più un </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>andare</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> o un </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>andarsene</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">. </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Venire</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, al contrario di </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>andare</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> e </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>andarsene</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, presuppone che ci sia la meta e che ci sia già la relazione con essa, è già parlare dal punto di vista della meta in-tesa e della relazione con essa. </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Venire</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> è poi il termine che, nel linguaggio comune, indica l’accedere all’orgasmo da parte del maschio, il suo perdersi nella donna abbandonandosi a lei.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p><a name="sdfootnote9sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote9anc">9</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> O, al femminile: è anche accogliere in Sé quel misterioso straniero che è la morte, così da poterlo accudire nel suo essere bambino mai accolto, così da poterlo dare al modo e alla parola. In ciò si può intuire il prodigioso potere della donna, che sa e può perfino accudire la morte fino a ingravidarsene, vincendone il terribile aspetto e dicendone come di un bambino che vuole accoglienza e amore. Sotto questo aspetto, per la donna morire non è uscire dal mondo, ma è fare </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>venire</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> la morte al mondo, dare al mondo e alla parola la sua estraneità strana e straordinariamente straniera. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote10sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote10anc">10</a> O, al femminile: è anche accogliere il seme della morte nella più profonda identità del Sé, nella ri-conoscenza del Sé che chiede e dà restituzione. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote11sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote11anc">11</a> O, al femminile: è anche lasciarsi ingravidare dalla morte, darle corpo e vita, farla persona con cui interloquire in una lallazione nuova, in una apertura di linguaggio davvero “novissima” (uso qui il termine in tutta la pregnanza teologica che la dottrina cattolica attribuisce al termine “novissimo”). </span></p>
</div>
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	</item>
		<item>
		<title>Essere nonno e nonna non significa fare i genitori dei figli dei propri figli</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/10/28/essere-nonno-e-nonna-non-significa-fare-i-genitori-dei-figli-dei-propri-figli/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 18:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://gigicortesi.wordpress.com/?p=3906</guid>
		<description><![CDATA[Un commento di Tea al un mio recente post (quando i figli se ne vanno, vanno celebrate due feste) pone il problema della identità e del senso dell&#8217;essere nonno:
“E quando se ne vanno? La nostra prima ragazza si è sposata nel ‘97, poi è rimasta subito in cinta e da allora ha 6 bambini, tutti voluti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3906&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="font-size:small;">Un commento di Tea al un mio recente post (<a href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=3865">quando i figli se ne vanno, vanno celebrate due feste</a>) pone il problema della identità e del senso dell&#8217;essere nonno:</span></p>
<p><a name="comment-736"></a><a name="the-comment-list"></a>“<span style="font-size:small;"><em>E quando se ne vanno? La nostra prima ragazza si è sposata nel ‘97, poi è rimasta subito in cinta e da allora ha 6 bambini, tutti voluti certamente, ma noi genitori siamo passati subito a essere nonni a tempo pieno, insomma è uscita dalla porta ed è rientrata non dalla finestra, ma sempre dalla porta con prole e marito. Anche se volessimo dirle: e vai… vai figliola … vai, macché!!! Adesso ci ha telefonato che la seconda, Ester ha la febbre e domani mattina devo andare a casa loro…</em>”.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">A quanto intuisco da questo commento e secondo quel che mi suggerisce l&#8217;esperienza clinica, mi pare che per molti essere nonni significa continuare a “fare” i genitori. Non più i genitori dei propri figli (che in larga misura continuano a restare figli), ma i genitori dei figli dei propri figli.</span></p>
<p>“<span style="font-size:small;"><em>Adesso ci ha telefonato che la seconda, Ester ha la febbre e domani mattina devo andare a casa loro</em>”, dice il commento. Ma, cara Tea, chi te l&#8217;ha detto che “devi” andare? Quale legge, norma, regola te lo impone? Con che diritto tua figlia ti chiama e telo chiede? Perché ti chiama? Perché te lo chiede? Perché le permetti di chiamarti, di usarti, di sovvertire i tuoi programmi, di invadere la tua vita individuale e di coppia? Perché le dai un diritto che non ha e che non è giusto abbia?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Strano paese il nostro! Manca del tutto o quasi il senso del dovere in tanti decisivi momenti e per tantissimi aspetti vitali, e là, dove non ci dovrebbe essere per niente, emerge improvviso e urgente l&#8217;imperativo categorico di un indebito “devo!”.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Cara Tea, se i figli si permettono di chiamare i nonni, usandoli “24/24” come baby sitter o come una succursale di “Emergency” e di “Medici senza frontiere” o come autisti e/o fornitori di “macchina di cortesia” o come insegnanti di doposcuola eccetera eccetera, significa che i figli non se ne sono veramente andati. Significa che sono rimasti (e che voi, consciamente o inconsciamente, li avete lasciati rimanere) figli: figli procreanti, ma sempre e inesorabilmente figli. E che voi non siete diventati nonni, ma siete rimasti (e, consciamente o inconsciamente, vi ha fatto gioco rimanere) genitori: genitori non procreanti, ma sempre e soltanto genitori.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Cominciamo dai figli. Se voi li supportate, li sostenete, li supplite, li sostituite, intervenite a ogni loro richiamo, li aiutate, quando mai diventeranno davvero autonomi? Quando mai moriranno come “figli” per nascere come uomini e donne adulti? E quando mai potranno poi diventare davvero i genitori dei loro figli? Quando mai scopriranno che quello che chiedono o esigono da voi (e che voi lasciate che vi chiedano e che lo esigano) o compete loro, e allora devono chiederlo a loro stessi ed esigerlo da loro stessi; o compete alla società e alle istituzioni, e allora devono chiederlo alla società e alle istituzioni, esigendolo da queste. Se voi intervenite, impedite loro di diventare sia adulti sia genitori sia cittadini. Credendo in buonissima fede di aiutarli, li scippate della loro umanità adulta, della loro genitorialità, della loro dimensione sociale, civile e politica. Impedite loro per esempio di solidalizzare con giovani coppie che abbiano i loro stessi problemi, di confrontarsi con loro, di crescere insieme al loro mondo, di trovare ed esigere insieme al loro mondo le risposte adeguate, creando e vivendo socialità, domanda e risposta civile e politica. </span></p>
<p><a name="pages-2"></a><span style="font-size:small;">Lo so, Tea, tu mi dirai che la società li lascia soli, che le istituzioni non funzionano e non li aiutano, che le difficoltà lavorative, logistiche ed economiche della vita d&#8217;oggi sono enormi e che da soli non ce la possono fare. È vero. Ma è altrettanto vero che, se voi continuate ad aiutarli e a sostituirvi a loro senza mai svezzarli dalla dipendenza da voi e dalla generazione che li precede, il loro mondo non crescerà mai, la società imploderà sempre più, le istituzioni sociali, civili e politiche funzioneranno sempre di meno, perché nessuno vivrà la responsabilità né di esigerne il funzionamento né di garantirlo. Si creerà quel terribile circolo vizioso di neandertalizzazione della famiglia e, quindi, della società, all&#8217;interno del quale purtroppo siamo già in grande misura (confronta il mio post <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/polis-ethos-e-psiche/famiglia-doggi-e-uomo-di-neandertal-ritiro-psicotico-razzismo-e-violenza/">Famiglia d’oggi e uomo di Neandertal. Ritiro psicotico, razzismo e violenza.</a>). Questa situazione, prima di esserne la causa, è il frutto di tutti gli interventi indebiti che la nostra generazione ha compiuto e continua a compiere, prevaricando – magari sempre in buonissima fede, magari con l&#8217;intenzione di aiutare &#8211; la generazione dei figli. Se non ci si decide a invertire la rotta, l&#8217;esito sarà la sempre più grave rottura del tessuto sociale e civile, della possibilità stessa della azione politica, con gravissimo danno per la generazione dei nipoti.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ora veniamo a noi nonni. Vedi, Tea, essere nonno significa, a mio parere, soprattutto questo: l&#8217;acquisizione di una dimensione più lungimirante; la capacità di cogliere nell&#8217;emergenza il tutto e di indicarlo. Significa non aiutare il contingente del giorno dopo giorno, ma guardare e garantire la possibilità del futuro: non tanto quello di “tuo” nipote, ma quello di tutti i nipoti e pronipoti del mondo. Significa non sgommare con le marce corte del quotidiano in una folle rincorsa del tempo in sostituzione della genitorialità dei nostri figli, ma azionare le marce lunghe della storia, della conferma trans-generazionale, della speranza culturale e storica, della sapienza profetica, della indicazione trascendente, della preghiera aperta all&#8217;irruzione del divino nell&#8217;umano. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">I nostri nipoti e pronipoti incontreranno altri nipoti e i pronipoti, si innamoreranno di loro, faranno – si spera – figli con loro, mondi con loro, città con loro. Se noi siamo nonni in modo miope, facendo i nonni in modo sbagliato e sostituendo-scippando la genitorialità dei nostri figli, noi ci illuderemo di essere stati bravi nonni, ma – bene che vada – saremo stati nonni di nipoti senza futuro, senza innamoramenti, senza città, senza mondi, senza speranze, senza utopie fecondi di terre nuove e cieli nuovi.</span></p>
<p>“<span style="font-size:small;">Arrangiati”, questa &#8211; detta con l&#8217;amore più fermo, deciso, profondo e vero dell&#8217;universo – è la risposta più autentica e bella che possiamo dare a un figlio che ci chiede di supplirlo o sostituirlo nella genitorialità. Certo, meglio ancora sarebbe che a nostro figlio o a nostra figlia non venisse neppure in mente di chiamarci come sostituti o supplenti: vorrebbe dire che davvero i nostri figli sono diventati persone adulte, genitori autonomi, padri e madri veri dei loro figli.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Se proprio vuoi, cara Tea, una cosa possiamo fare. Essere felici come coppia, vivere con gioia e fino in fondo la nostra recuperata dimensione di coppia. Ora che i figli se ne sono andati, noi possiamo ritornare a tempo pieno la coppia di innamorati che eravamo all&#8217;inizio, prima che arrivassero i figli. Non a caso, molto spesso, troppo spesso, consciamente o inconsciamente, molti di noi continuano a fare i genitori dei figli dei propri figli, proprio perché non sanno più né innamorarsi né vivere l&#8217;innamoramento; allora aiutare i figli e sostituirsi a loro è il pretesto e l&#8217;alibi per continuare a non essere coppia, e non essere mai veramente la coppia e il viversi dell&#8217;amore. Invece, mi pare, se c&#8217;è qualcosa che veramente possiamo testimoniare davanti ai nostri ex-figli e alle nuove generazioni è la possibilità dell&#8217;amore, la concreta e vissuta possibilità dell&#8217;amore. Se lo facciamo, apriamo la speranza al mondo e il mondo alla speranza; diamo ai nostri ex-figli il messaggio della possibilità della intimità nella gioia e della gioia nella intimità; testimoniamo e confermiamo quanto è bello e vero l&#8217;essere coppia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Allora per i nostri nipoti non saremo i noiosi e pedanti supplenti del quotidiano, ma potremo incarnare ed essere la gioiosa scoperta della gratuità non rituale od obbligata e della grande festa della vita, quella che apre alla gioia della Creazione.</span></p>
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		<title>aforisma sull&#8217;amore di coppia e l&#8217;ironia</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 23:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[AFORISMI]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;amore di coppia è bello
anche perchè lo si prende un po&#8217; con ironia.
L&#8217;ironia è il vissuto e lo spiraglio della trascendenza,
l&#8217;esercizio nel quotidiano dell&#8217;eternità,
la sapienza del ridere,
l&#8217;ottimismo dell&#8217;amore,
l&#8217;allenamento alla gioia.
 
 
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">L&#8217;amore di coppia è bello</p>
<p style="text-align:center;">anche perchè lo si prende un po&#8217; con ironia.</p>
<p style="text-align:center;">L&#8217;ironia è il vissuto e lo spiraglio della trascendenza,</p>
<p style="text-align:center;">l&#8217;esercizio nel quotidiano dell&#8217;eternità,</p>
<p style="text-align:center;">la sapienza del ridere,</p>
<p style="text-align:center;">l&#8217;ottimismo dell&#8217;amore,</p>
<p style="text-align:center;">l&#8217;allenamento alla gioia.</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
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		<title>Oggi 27 ottobre, dopo 36 anni di matrimonio con Rosi, ecco il diabete .. coniugale</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 14:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi sono 36 anni di matrimonio, tutti gustati e assoporati come i mille piatti che Rosi mi dona ogni giorno, con delizia anche cromatica (sono anche belle da vedersi le sue leccornie). Ogni giorno, a pranzo e a cena, è una goduria, un portento creativo, un crescendo culinario degno di Rossini. Mi lascia ogni volta trasecolato.
Per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3884&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Oggi sono 36 anni di matrimonio, tutti gustati e assoporati come i mille piatti che Rosi mi dona ogni giorno, con delizia anche cromatica (sono anche belle da vedersi le sue leccornie). Ogni giorno, a pranzo e a cena, è una goduria, un portento creativo, un crescendo culinario degno di Rossini. Mi lascia ogni volta trasecolato.</p>
<p>Per rendere omaggio a 36 anni con la mia Rosi Alma Genetrix (non a caso &#8220;alma&#8221;  in latino significa &#8220;alimentatrice&#8221;) metto qui di seguito 36 creazioni di Rosi: 12 Primi; 12 Secondi; 12 Dolci o Dessert. Certo, sono solo una limitata antologia dell&#8217;infinito repertorio di questa mia sposa inarrivabile pure come cuoca. Se mi invidiate, siete giustificati.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">12 Primi:</span> 1. Lasagne del Re, 2. Crespelle ai funghi (o al prosciutto o agli asparagi), 3. Minestrone al farro, 4. Risottino alle fragole, 5. Pizzoccheri alla valtellinese con formaggi del Colle Gallo, 6. Melanzane alla parmigiana, 7. Ravioli di borragine con salsa di noci oppure Ravioli di zucca, 8. Gnocchi di zucca (o di patata), 9. Risotto con salamella mantovana (o risotto di zucca), 10. Tagliatelle al ragù, 11. Casoncelli alla bergamasca, 12. Torta Pasqualina o torte salate alle verdure.</p>
<p> <span style="text-decoration:underline;">12 Secondi:</span> 1. Ossobuco alla milanese, 2. Polenta taragna, 3. Rotolo di tacchino agli spinaci con salsa di peperoni, 4.  Stinco di maiale alla cremonese, 5. Coniglio arrosto con polenta, 6. Arrosto di vitello con patate al forno, 7.  Funghi trifolati, 8. Brasato con polenta e funghi porcini, 9. Carpaccio di pesce spada, tonno e salmone, 10. Sogliole alla mugnaia, 11. Trota al forno, 12. Saltimbocca alla romana.</p>
<p> <span style="text-decoration:underline;">12 Dolci o Dessert:</span> 1. Strudel alla tirolese con varianti alla Rosi, 2. Gelato alla panna con salsa calda di fragole (o gelato allo yogurt con salsa calda ai frutti di bosco), 3. Torta di mele (o di pere), 4. Marmellate varie (di pere con noci e cannella; di fichi; di arance; di pomodori verdi; di sambuco; di castagne; di prugne ecc. ecc.) tutte fatte da Rosi e ciascuna abbinata a specifico formaggio, 5. Torta al cioccolato (tipo Sacher) con varianti alla Rosi, 6. Macedonia di frutta con gelato alla panna, 7. Biscotti alla Marisa, 8. Tortelli alla crema, 9. Frittelle di mele, 10. Budini vari con varianti alla Rosi, 11. Crostate varie, 12. Tiramisù alla Rosi.</p>
<p>Capite perchè ho preso il diabete? Si tratta  tra l&#8217;altro di un caso  rarissimodi diabete, forse un caso unico: è un dolcissimo diabete &#8230; coniugale. E poi dicono che l&#8217;amore non uccide.</p>
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		<title>aforisma su fare e essere bravi genitori</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 17:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[coppia]]></category>
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		<description><![CDATA[preoccuparsi di fare il bravo padre
o di fare la brava madre
troppo spesso signifca
non esserlo affatto
 
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">preoccuparsi di fare il bravo padre</p>
<p style="text-align:center;">o di fare la brava madre</p>
<p style="text-align:center;">troppo spesso signifca</p>
<p style="text-align:center;">non esserlo affatto</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
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		<title>quando i figli se ne vanno, vanno celebrate due feste</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 12:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando i figli se ne vanno, i genitori muoiono, per rinascere come coppia. Se la loro funzione (non identità!) genitoriale finisce, significa che sono stati bravi genitori e che il loro compito è giunto al fine auspicato. Come ogni gravidanza arriva al parto, così è bello che ogni paternità e ogni maternità producano l&#8217;autonomia del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3865&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Quando i figli se ne vanno, i genitori muoiono, per rinascere come coppia. Se la loro funzione (non identità!) genitoriale finisce, significa che sono stati bravi genitori e che il loro compito è giunto al fine auspicato. Come ogni gravidanza arriva al parto, così è bello che ogni paternità e ogni maternità producano l&#8217;autonomia del figlio, il suo andare al mondo. Così il mondo diventa più bello. Il figlio che se ne va si appropria del gusto e del piacere di essere pienamente sè stesso. Allora vanno celebrate due feste: una per il parto adulto del figlio, l&#8217;altra per l&#8217;amore di coppia ritrovato.</p>
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		<title>aforisma sui genitori perfetti, sui figli e sul mondo</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/10/23/aforisma-sui-genitori-perfetti-sui-figli-e-sul-mondo/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 21:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per fortuna
non ci sono genitori perfetti.
Se ci fossero
le nuove generazioni non potrebbero
essere migliori della precedente.
E il mondo andrebbe
inesorabilmente
all&#8217;indietro.
 
 
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3847&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="center">Per fortuna</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">non ci sono genitori perfetti.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">Se ci fossero</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">le nuove generazioni non potrebbero</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">essere migliori della precedente.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">E il mondo andrebbe</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">inesorabilmente</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center">all&#8217;indietro.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3847/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3847/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3847/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3847&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ancora sulla educatrice di Almenno San Salvatore (Bergamo), che ha usato grave e ripetuta violenza su un bambino disabile di nove anni</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/10/19/ancora-sulla-educatrice-di-almenno-san-salvatore-bergamo-che-ha-usato-grave-e-ripetuta-violenza-su-un-bambino-disabile-di-nove-anni/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 18:59:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il mio articolo di ieri (Ad Almenno San Salvatore, qui vicino a Bergamo, “educatrice maltratta bimbo disabile, arresti domiciliari”) un amico mi fa notare quanto avessi previsto episodi tipo quello dell&#8217;educatrice di Almenno San Salvatore (Bergamo) che ha usate gravi e ripetute violenze su un bambino disabile di nove anni impossibilitato a muoversi, parlare, difendersi. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3828&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;"><a name="pages-21"></a><a name="pages-2"></a>Dopo il mio articolo di ieri (<a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/ad-almenno-san-salvatore-qui-vicino-a-bergamo-“educatrice-maltratta-bimbo-disabile-arresti-domiciliari”/">Ad Almenno San Salvatore, qui vicino a Bergamo, “educatrice maltratta bimbo disabile, arresti domiciliari”</a>) un amico mi fa notare quanto avessi previsto episodi tipo quello dell&#8217;educatrice di Almenno San Salvatore (Bergamo) che ha usate gravi e ripetute violenze su un bambino disabile di nove anni impossibilitato a muoversi, parlare, difendersi. In effetti, alla fine di un mio articolo di settembre (<a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/perche-si-aggrediscono-picchiano-uccidono-lomosessuale-lextracomunitario-il-barbone-il-diverso/">Perché si aggrediscono, picchiano, uccidono l’omosessuale, l’extracomunitario, il barbone, il diverso</a>) concludevo:</p>
<p style="margin-bottom:0;">“<strong><span style="font-size:small;"><em>Un’ultima annotazione, purtroppo, è necessaria. Spesso molte persone che si prendono cura come professionisti o, più spesso ancora, come volontari, del diverso, hanno nella profondità del loro Sé le stesse dinamiche di chi aggredisce, violenta o uccide il diverso, tanto che possono passare a questo tipo di azione. Come dire che alcuni pompieri sotto sotto sono piromani. Queste persone sono pericolose: sotto la sollecitudine e l’alibi del salvatore o del portatore di cura e aiuto nascondono la violenza di bisogni non risolti e di dinamiche estremamente pericolose e midiciali (mi viene in mente a mo’ di esempio il film </em></span></strong><em><span style="font-size:small;"><em>Magdalène</em></span></em><strong><span style="font-size:small;"><em>). Occorrerebbe essere più attenti nella selezione delle persone che hanno a che fare con il diverso e con la diversità. Occorrerebbe meglio individuare le motivazioni. Occorrerebbe soprattutto che venissero scelte persone con una adeguata ed elaborata strutturazione del Sé.</em></span></strong>”</p>
<p style="margin-bottom:0;">Purtroppo sono stato e resto facile profeta.</p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3828/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3828&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Ad Almenno San Salvatore, qui vicino a Bergamo, “educatrice maltratta bimbo disabile, arresti domiciliari”</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 23:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riporto e poi commento qui il comunicato ANSA battuto da poco:
“BERGAMO &#8211; Le telecamere a circuito chiuso della cooperativa, dove presta servizio come educatrice, l&#8217;hanno colta mentre maltrattava un bimbo di nove anni affetto da una grave malformazione genetica. Dopo la denuncia dei genitori, i carabinieri hanno installato un altro occhio elettronico nella stanza del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3817&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;">Riporto e poi commento qui il comunicato ANSA battuto da poco:</p>
<p style="margin-bottom:0;">“<em>BERGAMO &#8211; Le telecamere a circuito chiuso della cooperativa, dove presta servizio come educatrice, l&#8217;hanno colta mentre maltrattava un bimbo di nove anni affetto da una grave malformazione genetica. Dopo la denuncia dei genitori, i carabinieri hanno installato un altro occhio elettronico nella stanza del bambino, e la telecamera ha ripreso la giovane donna mentre esercitava violenza nei confronti del piccolo paziente. Per questo, una ragazza bergamasca di 29 anni residente ad Almenno San Salvatore (Bergamo) è finita agli arresti domiciliari.</em></p>
<p><em>A smascherare l&#8217;educatrice sarebbe stata una telecamera lasciata inavvertitamente accesa mentre la donna si trovava da sola insieme al piccolo di nove anni, che a causa del suo handicap non è in grado di parlare, né di muoversi ed è costretto a vivere su un passeggino. Quando i genitori si sono accorti dei maltrattamenti, hanno presentato una denuncia ai militari dell&#8217;Arma. Nella stanza del piccolo è stata allora installata un&#8217;altra telecamera, che nei giorni successivi ha ripreso di nuovo la donna in atteggiamenti violenti nei confronti del giovanissimo paziente.</em></p>
<p><em>Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo Giovanni Petillo ha emesso dunque un&#8217;ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, che i carabinieri hanno eseguito nelle scorse ore</em><span style="font-style:normal;">”.</span></p>
<p>Almenno San Salvatore è qui a una manciata di chilometri da casa mia, per cui la notizia mi ha particolarmente sconvolto. So che non è corretto che la nostra reazione all&#8217;ingiustizia e alla violenza possa essere più o meno condizionata e dettata dalla vicinanza fisica, emotiva, affettiva o quant&#8217;altro. Come ricordava l&#8217;anima prodigiosa di don Primo Mazzolari, dovremmo sempre e comunque sentire il dovere e il diritto di protestare contro l&#8217;ingiustizia e la violenza, perché ogni ingiustizia e ogni violenza colpiscono e negano l&#8217;immagine del Padre che ogni uomo è o – più laicamente – la dignità umana</p>
<p>Ma il pensiero di quel bambino mi turba. Il mio vecchio amico spastico dalla nascita, che ogni tanto ascolto, come ben sanno i lettori di questo blog, mi ha subito telefonato e mi ha chiesto di dire quanto danno possa fare un&#8217;ingiustizia e una violenza di questo tipo su di un bambino, soprattutto se sono perpetrate da una persona che dovrebbe aprire il tuo cuore, la tua mente, la tua anima, la tua vita, la tua speranza. Mi ha detto la ferita terribile che procurano e quanti oceani e abissi bisogna poi affrontare per riuscire a elaborare ferite di queste tipo, con il rischio di naufragare a ogni pur lieve battito d&#8217;onda. Lui lo sa, perché gli è capitato di dovere subire tali ferite più volte nella vita, spesso proprio da educatori, insegnanti, medici, parenti, cioè proprio da quelle persone che più delle altre dovrebbero aprire alla vita, alla curiosità, al sapere, alla gioia e al diritto di vivere e di essere.</p>
<p>Mi prega di dire ai lettori di intervenire e farsi sentire il più possibile. Mi prega di gridare contro il dilettantismo ideologico e speculativo che troppo spesso informa e identifica l&#8217;azione sia di molte non meglio precisate “cooperative” sia di molti politici e amministratori che, a vario titolo e con varia motivazione, si servono di esse, spesso con spirito un po&#8217; mafiosetto, di certo non sempre attento alle reali competenze, qualifiche e motivazioni dei cosiddetti “operatori”. Mi prega di denunciare quanto spesso dietro queste “cooperative” si nascondano logiche di mero accapparamento di posti, di bruto esercizio di potere da parte di gruppi più o meno vicini a partiti o a conventicole vicine ai partiti. Mi invita a ricordare come il vero scopo di molte di queste “cooperative” sia &#8211; più o meno dichiarato – quello di svuotare le istituzioni del loro compito, di privarle di senso, eliminando quella possibilità di garantire competenze e qualità di servizio che bene o male le istituzioni sanno comunque garantire, senz&#8217;altro più di quanto lo garantiscano molte di queste “cooperative” che facendo leva sulla difficoltà a trovare posti di lavoro assumono troppo spesso in modo sommario, sotto sotto ricattatorio, impedendo a chi ha davvero titoli e competenze di fare valere la propria voce al fine di offrire un vero servizio.</p>
<p>Non so che titolo e che competenza avesse questa non meglio precisata “educatrice” di 29 anni, né che titoli e che competenze avessero quelli che l&#8217;hanno selezionata e assunta e non controllata (e che forse senza la denuncia dei genitori e senza le telecamere l&#8217;avrebbero pure difesa; di certo non hanno adeguatamente verificato e controllato il suo operato), né che titoli e che competenze avessero gli amministratori o i politici che hanno permesso di lavorare a questa “cooperativa” e a questa “educatrice”.</p>
<p>Non so a che cosa servano gli “arresti domiciliari” ordinati dal giudice Giovanni Petillo, né che senso egli abbia o possa avere della violenza usata su un minore totalmente indifeso e totalmente impossibilitato a sottrarsi alla volenza. Per legge i “domiciliari” non vengono attribuiti (e si finisce perciò in galera) quando si verifica uno o più di questi tre punti: 1) il reato prefigurato è grave e può essere reiterato; 2) esiste il rischio di inquinamento delle prove; 3) c&#8217;è pericolo che l&#8217;indagato fugga. Se con il magistrato che ha concesso i “domiciliari” posso essere d&#8217;accordo sulla non esistenza dei punti 2) e 3), faccio invece molta fatica a pensare che non possa sussistere il punto 1). Chi usa violenza su una persona del tutto indifesa e per giunta dipendente all&#8217;interno di un rapporto tanto asimmetrico e carico di responsabilità e di valenze esistenziali, psicologiche, logiche, etiche e morali quale per sua natura è un rapporto di “educazione”, per giunta con un minore indifeso, ha in sé una tale carica di violenza che o è altamente problematico e come tale va urgentemente curato anche e soprattutto a partire dal magistrato, oppure è a elevato rischio di nuova violenza sociale, tale che non so come il magistrato possa escludere la possibilità della reiterazione della violenza. Ripeto, non capisco proprio perché il magistrato abbia concesso i “domiciliari”. Di certo la violenza non sarà ripetuta in quelle stanze o molto probabilmente non la sarà in quella “cooperativa”, ma di certo la violenza tornerà ad esprimersi da parte di chi è giunto a tanto. Che senso del reato ha il giudice Petillo? Avrebbe assegnato i “domiciliari” anche per uno stupro ripetuto su minore? Non sa che una tale violenza ha sulla psiche di un minore indifeso di nove anni lo stesso terribile peso di uno stupro ripetutu e forse molto, molto peggio?</p>
<p>Intanto il bimbo è lì con i propri piccoli nove anni e il proprio enorme fardello di violenza subìta. So benissimo che forse per lui poco muta se la “educatrice” è non ai “domiciliari”, bensì in una casa di cura o in carcere, ma di certo tutto muta primo per i suoi genitori, che hanno il diritto di vedere riconosciuta a pieno l&#8217;assoluta violenza subìta dal loro bambino e – in lui – da loro stessi; secondo per tutti quei bimbi che potrebbero anch&#8217;essi domani subire una tale ingiusta violenza; terzo per tutti noi che a causa di violenze siffatte ci troviamo a vivere in un mondo sempre più barbaro e vuoto, sempre più deprivato di diritto, di ricchezza, di speranza e di gioia.</p>
<p>Il mio vecchio amico spastico mi ha ritelefonato poco fa e mi ha detto di non badare se Almenno San Salvatore è qui vicino. Mi ha detto che di fronte all&#8217;ingiustizia e alla violenza si può e si deve comunque protestare e denunciare, perché, quando l&#8217;umanità e la giustizia, si allontanano siamo tutti ugualmente legittimati a denunciare la violenza, a protestare contro l&#8217;ingiustizia, a volere un mondo nostro e di tutti, più bello e più vero. Almenno San Salvatore non è soltanto qui vicino a Bergamo. È primo di tutto vicino all&#8217;umanità di tutti gli esseri umani e alla dignità del Padre.</p>
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		<title>domani 18 ottobre compleanno di Rosi</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 12:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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forse rossi di peccato e melograno
o azzurri abissali di marea e d’abbraccio
o giallo sfacciato di provocante limone
o verdi d’amore giocato sul prato
 
non so come saranno quest’anno
 
forse umidi di parto teneri cucccioli
forse prodigiosi forti danzanti destrieri
forse timide tremule tremanti gazzelle
forse aquile estreme alte in ebbra vertigine
 
come saranno quest’anno non so
 
di certo io [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3796&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">non so quest’anno come saranno</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;">forse rossi di peccato e melograno<br />
o azzurri abissali di marea e d’abbraccio<br />
o giallo sfacciato di provocante limone<br />
o verdi d’amore giocato sul prato</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;">non so come saranno quest’anno</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;">forse umidi di parto teneri cucccioli<br />
forse prodigiosi forti danzanti destrieri<br />
forse timide tremule tremanti gazzelle<br />
forse aquile estreme alte in ebbra vertigine</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;">come saranno quest’anno non so</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;">di certo io so<br />
che sempre venti<br />
saranno quest’anno<br />
i tuoi anni,<br />
infinita stupenda anima dell’anima mia</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3796/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3796/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3796/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3796&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Impotenza maschile, maschio impotente e problemi di eiaculazione</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 08:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;impotenza maschile viene di solito identificata e colta in modo del tutto riduttivo: come mero evento fisico, come mera impossibilità di penetrare fisicamente la femmina. Quasi sempre ci si dimentica che la disfunzione fisica è solo l&#8217;ultima espressione di un dramma molto più profondo e radicale, che nessun Viagra o farmaco e nessuna strategia comportamentale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3778&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;impotenza maschile viene di solito identificata e colta in modo del tutto riduttivo: come mero evento fisico, come mera impossibilità di penetrare fisicamente la femmina. Quasi sempre ci si dimentica che la disfunzione fisica è solo l&#8217;ultima espressione di un dramma molto più profondo e radicale, che nessun Viagra o farmaco e nessuna strategia comportamentale possono davvero risolvere.</p>
<p>In gioco, alla radice, ci sono l&#8217;impossibilità e/o l&#8217;incapacità a lasciarsi andare al femminile, la fuga difensiva di fronte al femminile vissuto o come troppo divorante o come troppo rifiutante e castrante. Si tratta di impossibilità e/o incapacità che hanno la loro radice nella profondità più inconscia del Sé; l&#8217;Io (che è la parte conscia del Sé) abitualmente dice e vive il contrario: contrariamente a quanto a fatti dice il Sé, l&#8217;Io afferma di volere e potere amare davvero la femmina, attribuendo così l&#8217;impotenza a fattori e disfunzioni fisici.</p>
<p>Come affermo nel mio ultimo libro <a title="La tenerezza dell’eros" href="http://gigicortesi.wordpress.com/libri/la-tenerezza-delleros/">La tenerezza dell’eros</a>, un Sé troppo ferito non può senza un&#8217;efficace psicoterapia accedere a una piena e adeguata esperienza d&#8217;amore (e talora neppure la psicoterapia riesce a colmare ferite troppo devastanti). Se alle spalle – magari non ricordato, magari rimosso o negato, magari coperto dal mito di una madre idealizzata &#8211; c&#8217;è un accudimento materno o troppo divorante o troppo rifiutante e castrante (la carenza materna è sempre comunque espressione di una coppia genitoriale carente), quel maschio non riuscirà da adulto ad affidarsi al femminile, non saprà e – soprattutto – non potrà vivere la dolcissima avventura di tuffarsi nel magico e trasformante potere della femmina, affidandosi al suo abbraccio e penetrandone il mistero.</p>
<p>Una forma di impotenza maschile di solito ignorata del tutto o, comunque, sottovalutata (proprio a causa dell&#8217;ottica riduttiva che dice dell&#8217;impotenza come di mero evento fisico) è quella che chiamerei impotenza relazionale. È tipica di maschi, che, da un punto di vista comportamentale e funzionale, parrebbero proprio non avere problemi; anzi, spesso, sono considerati maschi molto efficienti e prestanti, in grado di esprimere una straordinaria attività sessuale. In realtà, a una attenta analisi clinica, essi rivelano una radicale impotenza a relazionarsi davvero con il femminile, così da raggiungere una vera intimità con la donna e con il suo mondo. Non a caso, di frequente, questi maschi presentano improvvise e apparentemente inspiegabili défaillances anche totali e perduranti.</p>
<p>Le personalità disturbate a livello del Sé (per esempio maschi con Disturbo Narcisistico di Personalità [DNP] o con Disturbo Asociale o Antisociale di Personalità [DAP]), molto di frequente coprono con una attività sessuale iperattiva e/o ossessiva e/o molto esibita e/o in apparenza molto disinibita e “trasgressiva” una radicale e massiccia paura della femmina, in particolare della femmina adulta e psicologicamente evoluta; o comunque, più o meno massicciamente, agiscono rapporti che, anche se da un punto di vista funzionale paiono adeguati, sono caratterizzati dalla freddezza relazionale, dalla distanza emotiva e affettiva, dalla assenza di autentica empatia (talora accompagnata da comportamenti sadici e/o umilianti), quasi che la donna fosse per loro soltanto un oggetto erotico, una cosa senza valore “da scopare e basta”, un pezzo di carne privo di anima e di sentimenti.</p>
<p>Per questo motivo, di solito, i DNP e i DAP si accoppiano con femmine molto infantili anagraficamente e/o psicologicamente, comunque con femmine da loro facilmente controllabili e/o manipolabili e/o condizionabili (dal denaro, dallo status, dal potere, dalla paura, dai sensi di colpa, dalla soggezione) e/o con tragiche storie alle spalle (per esempio storie di abusi subiti, di violenze, di abbandoni, di famiglie dissestate da malattie psichiche, da gravi dipendenze, da suicidi). In ogni caso non sanno intrattenere con la femmina relazioni veramente profonde, ricche di continuità e intimità, capaci di identificare i due partners in un Noi in continua e feconda evoluzione, a partire dal quale l&#8217;Io e e il Tu si identificano e si differenziano sempre meglio e in modo sempre più ricco e vero. Questi maschi sono perciò costretti a passare da una relazione all&#8217;altra, sempre nel segno di una radicale superficialità e impotenza relazionali.</p>
<p>Solo in apparenza fanno l&#8217;amore con una femmina; in realtà – usando la femmina – fanno, più o meno inconsciamente, l&#8217;amore con il proprio Sé ferito e malato, con la propria paura e con la propria impotenza. Non sentono la femmina, ma sé stessi, in una intransitiva impotenza di relazionarsi con l&#8217;alterità del femminile. Accoppiarsi con la femmina serve loro da copertura e da alibi, per non vedere il proprio Sé ferito e malato, molto spesso la propria sessualità infantile e preedipica, la propria inadeguatezza di maschi malati, talora la propria paura di una omosessualità rimossa o negata e comunque non ammessa e ancora di meno accettata (in questo caso presentano forti convinzioni e affermazioni omofobiche: l&#8217;omofobia li illude, esorcizza la loro paura di non essere ciò che sono).</p>
<p>Se poi la ferita del loro Sé è ancora più primordiale, tale da identificare una strutturazione di personalità con nodi dissociativi e/o paranoidi più o meno profondi e pervasivi, allora questi maschi possono presentare dinamiche relazionali particolari, che – anche qui – sotto un comportamento sessuale apparentemente “normale” nascondono una radicale impotenza a relazionarsi con la femmina, entrando davvero nel mondo femminile.</p>
<p>Per esempio, la presenza di nodi dissociativi li porta a una modalità relazionale fusionale, come se volessero fondersi con la donna, farsi tutt&#8217;uno con lei e in lei. Fusione non è, come taluno potrebbe credere, totale intimità o pienezza relazionale, ma, appunto, impotenza relazionale: nella fusione l&#8217;Io e il Tu non si affermano e si identificano l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro, ma si perdono e si annullano l&#8217;uno nell&#8217;altro. Più che relazionarsi con la femmina, il maschio fusionale la invade, vi si annida con dinamiche sempre più regressive e – per lei – sempre più esproprianti e soffocanti. Più che penetrarla in quanto femmina adulta all&#8217;interno di una relazione adulta, regredisce in lei come se volesse, attraverso di lei, entrare in una madre mai avuta, in un contenimento mai davvero vissuto, in una accoglienza mai veramente ricevuta. Di solito la partner di questo maschio è di due tipi: 1) a propria volta essa presenta nodi dissociativi e tendenze fusionali, così che i due agiscono una relazione di mutua dipendenza fusionale, fino alla possibilità di una folie à deux, dalla quale non sanno né possono più uscire (Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli assassini di Erba, possono rappresentare, all&#8217;estremo, questo tipo di coppia); 2) soprattutto all&#8217;inizio della loro relazione, essa addirittura legge e vive il comportamento e la ricerca fusionali del maschio come segno ed espressione di una positiva, intensa, passionale intimità; soltanto con il tempo si accorge della soffocante, controllante e infantile dipendenza del maschio e tende a liberarsene, spesso ottenendo risposte di insopportabile e anche pericoloso stalking.</p>
<p>C&#8217;è poi nel maschio (spesso dovuta alla presenza di nodi paranoidi nella strutturazione del suo Sé) quella impotenza a lasciarsi andare fino in fondo al femminile, che si esprime nella difficoltà o anche nella impossibilità a eiaculare nella femmina.</p>
<p>Nella eiaculazione il maschio lascia uscire il proprio seme, cioè la parte più profonda del proprio Sé, quella che, sconosciuta a lui stesso, giace nel profondo del suo inconscio e della sua anima. Lasciarla andare affidandosi al prodigioso oceano della femminilità, alle sue mille fantastiche maree è bellissima, formidabile esperienza d&#8217;amore, possibile solo con la femmina totale, meravigliosa che abita al fondo della donna amata.</p>
<p>Chi abbia tendenze paranoidi nei confronti della femmina e del femminile, avrà naturalmente una grande difficoltà ad amare davvero e quindi a lasciarsi veramente andare al femminile. Soffrirà così della difficoltà o della impossibilità a eiaculare nella femmina. Oppure – all&#8217;estremo opposto – eiaculerà sadicamente in essa, come se il seme venisse vissuto quale arma con cui colpire la femmina (quanto basso senso del proprio Sé e del proprio seme hanno questi maschi!), quale possibilità di un concepimento che, trattenendola come madre, sadicamente impedisca il distacco e il non controllo della femmina.</p>
<p>L&#8217;eiaculazione può dunque essere anche la prepotente, prevaricante e sadica affermazione del Sé del maschio, l&#8217;imposizione violenta del Sé alla femmina, o lo sfogo di un Sé tanto ferito e insopportabile da essere incontenibile. Ma tutto questo appartiene alla patologia del maschio del maschile, a una sua impotenza relazionale, di solito ben più profonda e grave di quella fisica.</p>
<p>* * *</p>
<p>L&#8217;incapacità di lasciarsi andare al femminile non significa necessariamente che si sia impotenti con tutte le donne o che si abbia difficoltà a eiaculare con tutte le donne. È abbastanza frequente il caso di maschi che siano impotenti o abbiano difficoltà a eiaculare con la propria femmina, ma non con le altre o con altre; o viceversa riescano a essere potenti e a eiaculare senza difficoltà soltanto con la propria femmina.</p>
<p>Quando ci sono in gioco le dinamiche più profonde del Sé, risultano facilmente decisivi gli aspetti transferali da un lato e le dinamiche reattive dall&#8217;altro. Spesso gli aspetti transferali e le dinamiche reattive si sovrappongono e si sommano tra loro, rendendo la situazione ancora più complessa e articolata. Aspetti transferali e dinamiche reattive riguardano tuttavia livelli di discorso diversi, per cui almeno sul piano logico possono essere distinti, analizzandoli separatamente.</p>
<p>Partiamo dagli aspetti transferali.</p>
<p>Se, per esempio, la femmina con la quale sta facendo l&#8217;amore rappresenta per l&#8217;inconscio del maschio la madre cattiva, esigente, castrante, divorante, che, quando egli era piccolo, rischiava di espropriarlo della libertà e della autonomia del Sé, allora il maschio si negherà a quella femmina o con la impotenza o con la difficoltà a eiaculare. Con le altre, invece, potrebbe non avere problemi o averne molto di meno.</p>
<p>In generale, si può ipotizzare che le difficoltà si presentano, se e quando la storia di quel maschio abbia dovuto fare i conti con una madre inadeguata, che su quelli del figlio abbia fatto prevalere – soprattutto durante la gravidanza e l&#8217;accudimento (cioè durante la fase evolutiva che vede l&#8217;attivazione, costituzione e strutturazione del Sé dell&#8217;individuo) &#8211; i propri bisogni psicologici, lasciando il figlio nella frustrazione o del non contenimento, o della non attenzione, o del non ascolto dei bisogni e delle scelte, o del non rispetto della autonomia, o della non legittimazione del piacere, o della non conferma delle iniziative, o della non accoglienza degli oggetti proposti (ogni bambino prende in mano oggetti o li accoglie nel proprio sguardo intenzionale; la madre adeguata considera ciò come la prima battuta di una interlocuzione che dà nome, storia, continuità, senso, significato sia all&#8217;oggetto sia al bambino che lo propone). Con storie di questo tipo alle spalle è facile dunque vivere la propria femmina come oggetto transferale della madre, facendole di fatto pagare colpe non sue. Solo una psicoterapia del profondo può entrare nel merito di difficoltà di questo tipo aiutando a risolverle, spesso con risultati del tutto soddisfacenti.</p>
<p>Veniamo ora alle dinamiche reattive.</p>
<p>Mi limito a un esempio, un caso preso dall&#8217;esperienza clinica: un marito, innamorato della moglie, ma frustrato dalla di lei dipendenza dal padre e dalle sorelle, la tradisce con una femmina, con la quale tuttavia ha grosse difficoltà di eiaculazione. Che è successo? La rabbia reattiva, che lo ha spinto al tradimento, non riesce ad attingere e a smentire la profondità dell&#8217;amore per la moglie. È come se con la propria difficoltà a eiaculare nell&#8217;altra femmina questo maschio volesse affermare l&#8217;insopprimibile amore per l&#8217;unica femmina nella quale riesca davvero a lasciarsi andare.</p>
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		<title>Storia di Enrico: l&#8217;autolesionismo in un bambino di sei anni (da La tenerezza dell&#8217;eros)</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 01:17:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Ricordo qui, per esempio, di come si accede alla dimensione del simbolico e, in essa, alla attivazione della coscienza simbolica, la vicenda terapeutica di Enrico, un bimbetto di 6 anni, che da un lato, con ripetuti gesti di forte e distruttiva aggressività autolesionistica, si riempiva il viso e il corpo di dolorosi e profondi graffi, dall’altro presentava altresì difficoltà relazionali a scuola con i compagni e a casa con la sorella più piccola, il che lo rendeva solo e lo chiudeva in un mondo abitato da fantasie di “scheletri” e “mostri con due teste” (“una buona e l’altra cattiva”) terribili e minacciosi che gli rendevano molto difficile il sonno e che all’inizio, a tratti, egli descriveva come presenze reali. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Enrico era figlio di una coppia altamente problematica: il padre Matteo soffriva di un grave disturbo narcisistico della personalità, che lo rendeva incapace di ogni reale relazione e di ogni vera empatia; la madre Lucia presentava una rilevante fragilità dell’Io e dell’autostima, che &#8211; nei confronti del marito &#8211; non le permetteva di accorgersi né delle carenze relazionali di Matteo né della sua mancanza di vero affetto ed empatia per lei, e &#8211; nei confronti di Enrico &#8211; la rendeva madre poco contenente, molto discontinua nella presenza, incapace di adeguata conferma della evoluzione del figlio e delle sue acquisizioni e conquiste. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Come faccio in questi casi, procedetti a un intervento in parallelo sulla madre e sul figlio (il padre, come quasi sempre capita alle personalità gravemente disturbate nel narcisismo, rifiutò l’accesso al confronto terapeutico con la moglie, teso solamente a svalutarla con relazioni extraconiugali tanto ambigue e promiscue quanto esibite; lasciò la moglie e tornò ad abitare con i vecchi genitori gratificato dal loro compatimento). </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Con la madre Lucia procedetti a sedute individuali, tese da una parte al rafforzamento dell’Io e alla fondazione di un’autostima adeguata, dall’altra parte al miglioramento della relazione con Enrico, sulla scorta di quanto in parallelo si stava facendo con il bambino, così da abilitare la madre a non ostacolare e, se possibile, continuare a casa l’intervento in atto sul bambino. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Con Enrico difatti si procedette a una nutrita serie di sedute di psicomotricità terapeutica, che contemporaneamente lavorarono sul contenimento del bambino e sulla possibilità di esprimere ed, esprimendo, strutturare e integrare la sua aggressività e la sua distruttività. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Poco alla volta la distruttività di Enrico si trasformò in azione costruttiva: da sedute quasi totalmente caratterizzate dall’abbattimento dei mostri a due teste (i cubotti di gommapiuma sovrapposti erano per lui i mostri a due teste da abbattere e distruggere)</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote1anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"> e da esercizi di difficili equilibrismi e salti tra i cubotti</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote2anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"> passò a sedute in cui si faceva sempre più presente il bisogno di costruire con i cubotti grandi edifici e anche, più tardi, una sua casa (che rappresentava ai nostri occhi il primo accesso di Enrico alla identificazione positiva e abitabile del proprio Sé). </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Contemporaneamente Enrico, che aveva del tutto smesso di parlare dei mostri a due teste come di presenze reali e che ben presto non si graffiò più e cominciò a stare più felicemente con i compagni a scuola e con la sorella a casa, si lasciò sempre più avvicinare dalla psicomotricista, che all’inizio teneva a distanza e colpiva con le stesse palline e con gli stessi cubi con cui colpiva i mostri a due teste. Più avanti si affidò alla psicomotricista, la quale mai aveva smesso di confermarlo nella sua forza e abilità, lasciandosi contenere e massaggiare da lei, cosa questa che gli permise di cominciare a strutturare e a definire le parti del suo corpo come parti di un intero. È interessante, al proposito, notare come Enrico giunse a chiedere il contatto fisico del massaggio: come la necessaria ricarica di cui aveva bisogno per continuare l’abbattimento dei mostri a due teste. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Quando il Sé corporeo di Enrico fu sufficientemente contenuto, confermato e strutturato, il bambino poté finalmente accedere alla dimensione del simbolico: durante la quattordicesima seduta, dopo la solita ma sempre più limitata azione iniziale di abbattimento dei cubotti, Enrico chiede di essere massaggiato per recuperare l’energia spesa nell’abbattimento e, quando attraverso il massaggio il suo bisogno di contenimento del Sé corporeo è appagato, Enrico per la prima volta usa l’espressione “facciamo finta di …” e propone di fare il gioco del bowling utilizzando i legnetti e le palline presenti; poco dopo, a ulteriore conferma dell’acquisizione della dimensione del simbolico, nella fase finale della seduta, Enrico accetta addirittura, per la prima volta, un piano di gioco simbolico suggerito dalla psicomotricista (la quale sfrutta abilmente il casuale ricadere sulla testa del bambino di un telo lanciato in aria da Enrico e dice: “ma qui c’è un fantasma!”) e, dopo un’esitazione (“non dire stupidate, io non sono un fantasma”), sorprendentemente si affida al progetto di gioco della psicomotricista e, con risate felici, accetta di giocare impersonando il fantasma. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Che cosa era avvenuto? Attraverso il progressivo consolidarsi di un Sé corporeo finalmente contenuto e confermato come insieme armonico di parti, Enrico aveva potuto accedere alla acquisizione del simbolico: ora, grazie a un Sé corporeo più solido, il bambino «sapeva»</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote3anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"> che non si perdeva se nel gioco si poneva in un ruolo o in un personaggio diversi da quelli che egli si sentiva di essere; «sapeva» che egli rimaneva comunque sé stesso: il ruolo poteva cambiare proprio perché l’identità del Sé non veniva perduta, anzi più il gioco del cambio del ruolo procedeva più l’identità, restando pienamente fedele a sé stessa, veniva confermata dalla e nella sua capacità di agire scegliendo e di scegliere agendo. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">L’evoluzione terapeutica di Enrico ci insegna come solo la presenza di un Sé adeguatamente contenuto, confermato e strutturato permette sia l’affidarsi all’altra persona, sia la messa in gioco di sé stessi, in una ricerca sempre nuova e più ricca della propria identità. Lasciarsi non significa perdersi, ma significa potersi sempre più ritrovare e identificare. Rinviare ad altro rispetto a sé è, ora, potersi ritrovare in modo nuovo in sé stessi. Se un bambino di sei anni costituisce e attiva queste strutture, potrà da grande, nell’incontro con la relazione d’amore e nell’esperienza della grande notte, assaporare il gusto pieno dei gesti e del letto d’amore.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
<div id="sdfootnote1">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote1sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1anc">1</a> L’abbattimento e la distruzione dei mostri a due teste avveniva attraverso il lancio di palline o di cubi più piccoli; solo più tardi Enrico poté sentirsi in grado di abbatterli lui stesso, attraverso quel contatto corporeo diretto che all’inizio la mancanza di un Sé corporeo adeguato gli rendeva impossibile.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote2sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote2anc">2</a> Agli occhi miei e della psicomotricista queste sue evoluzioni rappresentavano il suo difficile e acrobatico muoversi tra la instabilità a tratti quasi schizoide dei genitori e il suo bisogno di vita e di affermazione di sé, tanto che tra noi lo definimmo “l’acrobata della disperazione e della sopravvivenza”.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote3sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote3anc">3</a> Per bene comprendere il senso di questo «sapere», vedi l’Appendice precedente e tutta la Sezione Seconda.</span></p>
</div>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3760/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3760/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3760/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3760&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>aforisma su sogno, desiderio, volontà</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 11:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sogno, il desiderio, la volontà fanno sempre almeno un poco paura: è più facile temerli difensivamente che aprirsi alla responsabilità, al coraggio e alla bellezza di viverli (da La tenerezza dell&#8217;eros)
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il sogno, il desiderio, la volontà fanno sempre almeno un poco paura: è più facile temerli difensivamente che aprirsi alla responsabilità, al coraggio e alla bellezza di viverli (da <em>La tenerezza dell&#8217;eros</em>)</p>
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		<title>Pernacchia ai miei lettori</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 01:31:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi spiace per voi, ma vado a dormire.
Di là  mi aspetta la donna più bella del mondo.
E Dio ogni giorno me la crea sempre più bella.
Quanto a voi, fate quel che vi pare.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">Mi spiace per voi, ma vado a dormire.</p>
<p style="text-align:center;">Di là  mi aspetta la donna più bella del mondo.</p>
<p style="text-align:center;">E Dio ogni giorno me la crea sempre più bella.</p>
<p style="text-align:center;">Quanto a voi, fate quel che vi pare.</p>
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		<title>Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell&#8217;autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (2a parte)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 15:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell&#8217;autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (2a parte)
Per la 1a parte vedi Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell’autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (1a parte). 
Occorre qui fare un’ulteriore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3703&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1 style="margin-top:0;text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong><strong>Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell&#8217;autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (2a parte)</strong></strong></span></span></span></h1>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><a name="pages-2"></a><a name="wrapper"></a><strong><span style="font-size:small;"><strong>Per la 1a parte vedi <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/la-pagina-del-giorno/tagli-con-la-lametta-graffi-sul-corpo-piercing-dolorosi-“bisogno”-di-farsi-male-la-tragica-realta-dellautolesionismo-come-anestetizzare-la-sorda-angoscia-1a-parte/">Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell’autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (1a parte)</a></strong></span></strong><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;"><strong>. </strong></span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">Occorre qui fare un’ulteriore precisazione. L’autolesionismo non si manifesta soltanto in azioni direttamente o esplicitamente orientate a produrre ferite con azioni chiaramente identificabili in tale senso, quali il tagliarsi o il graffiarsi. Ci sono forme più nascoste di autolesionismo, anche se di solito non sono direttamente identificate o identificabili come azioni autolesionistiche. Le chiamerei con il nome di </span></strong><em><span style="font-size:medium;">autolesionismo nascosto</span></em><strong><span style="font-size:medium;">. Spesso si tratta di forme e di azioni inscritte in patologie che hanno altro nome e che, nella loro fenomenologia, sono più complesse. Per esempio, anche la ragazza bulimica attua una forma di autolesionismo: gonfiandone all’eccesso le pareti con cibo o acqua, fa sì che il proprio stomaco senta dolorosamente sé stesso (</span></strong><em><span style="font-size:medium;">si senta</span></em><strong><span style="font-size:medium;">) e al tempo stesso produca una lacerante, dolorosissima pressione sugli altri organi interni. Così pure la stipsi, in certe sue gravi e persistenti manifestazioni, può essere letta come modalità autolesionistica: la durezza e l’ingombro delle feci producono il doloroso tendersi della parete del retto. </span></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">Anche la dolorosa tensione della parete gastrica o rettale può così coprire e a modo suo anestetizzare l&#8217;incontenibile angoscia del Sé, spostandola, e fissandola sul sintomo,  identificandola come dolore sintomatico. Per certi versi è meno colpevolizzante del tagliarsi o del graffiarsi, anche se rientra in sindromi patologiche solitamente più gravi.</span></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">Una nuova, ulteriore precisazione. Ci sono forme ancora più complesse e nascoste di autolesionismo, che chiamerei con il nome di </span></strong><em><span style="font-size:medium;">autolesionismo relazionale</span></em><strong><span style="font-size:medium;">. Per esempio, fare coppia (cioè legarsi relazionalmente) con una persona palesemente scompensata o violenta o con gravi dipendenze significa candidarsi autolesionisticamente a una vita di doloroso inferno, quantomeno a livello relazionale. Così pure mettersi in giochi ad alto rischio di sofferenze sociali, professionali, finanziarie, abitative ecc. significa volere autolesionisticamente farsi male, colpendo dolorosamente la propria vita e la propria salute relazionale. </span></strong></p>
<h1 style="margin-top:0;text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">Parimenti guidare in condizioni di oggettivo ed elevato tasso di rischio è sicuramente azione autolesionistica (oltre che potenzialmente omicida), che può comportare, oltre al rischio di una grave sofferenza fisica, anche conseguenze relazionali dolorose e pesanti. </span></strong></h1>
<h1 style="margin-top:0;text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">L’</span></strong><em><span style="font-size:medium;">autolesionismo relazionale</span></em><strong><span style="font-size:medium;"> di solito è, del tutto o quasi, sommerso in dinamiche dell’inconscio, di solito agito all’interno di gravi patologie relazionali, che trovano la loro culla in disfunzioni del sistema relazionale familiare. In ogni caso il dolore prodotto da questa forma di autolesionismo offre il non trascurabile &#8220;vantaggio&#8221; di spostare e fissare l&#8217;angoscia sul piano relazionale, identificandola per esempio come doloroso disagio o difficile conflitto di coppia, come mobbing penalizzante, come incomprensione subita, come amore non capito. La persona o le persone con cui si è in relazione possono poi essere facilmente identificate come la causa colpevole del dolore, così da potere finalmente dare all&#8217;angoscia addirittura un nome e una identità personali. Per chi sia colpito dalla dilaniante sordtà dell&#8217;angoscia non è un &#8220;vantaggio&#8221; trascurabile: sentirsi vittima è comunque un modo &#8211; sia pure illusorio &#8211; di fissare e contenere l&#8217;angoscia. Purtroppo, però, non è la soluzione del problema; né è soltanto l&#8217;aggravante rinvio. </span></strong></h1>
<h1 style="margin-top:0;text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong></strong><strong><span style="font-size:medium;">Molto spesso gli autolesionisti di primo tipo (quelli, per intenderci, dei tagli o dei graffi) prina o poi presentano forme anche di auolesionismo nascosto. In modo ancora più frequente, quasi automaticamente consequenziale, gli autolesionisti di primo tipo cadono molto spesso nell’autolesionismo relazionale (passare da una forma all&#8217;altra di autolesionismo può pure in taluni casi rappresentare una non disprezzabile evoluzione, specie quando ciò avvenga sotto la guida strutturante di una terapia). </span></strong></h1>
<h1 style="margin-top:0;text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">In particolare gli autolesionisti relazionali tendono a fare coppia con persone più o meno gravemente compromesse sul piano narcisistico o comunque più o meno gravemente destrutturate. Non a caso la selezione del partner è vol</span></strong><strong><span style="font-size:medium;">ta, più o meno inconsciamente a volere riparare quel deficit del </span></strong><em><span style="font-size:medium;">sentirsi</span></em><strong><span style="font-size:medium;">, dell’attenzione e dell’accudimento, che, come si è detto, caratterizza l&#8217;autolesionista, in particolare l’autolesionista femmina. Che cosa meglio della seduttiva e strumentale attenzione di un narcisista può darle l’impressione di essere finalmente guardata? Paradossalmente, che cosa più delle botte di uno psicotico o della violenza di uno stupratore o dell’apparente dolcezza di un abusante può darle l&#8217;illusoria sensazione di essere finalmente toccata, sia pure violentemente desiderata o perfino teneramente accarezzata? Che cosa più della sessualità preedipica di un borderline o – ancora – di un narcisista, può indurla a confondere l’impotenza possessiva di un abbraccio con quella tenerezza materna che non ha mai avuto? Così finisce autolesionisticamente con l’inretirsi in situazioni tanto dolorose quanto bloccate. </span></strong></h1>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">Anche in questi casi la psicoterapia può essere di grande e in molti casi risolutivo aiuto. In particolare, per </span></strong> <strong><span style="font-size:medium;">quanto riguarda l&#8217;autolesionismo relazionale è consigliabile un approccio psicoterapeutico, che sappia lavorare tematicamnete sugli aspetti relazionali, per esempio l&#8217;approccio sistemico-relazionale.</span></strong></p>
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		<title>Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell&#8217;autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (1a parte)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 14:43:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell&#8217;autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (1a parte)
Molte persone, soprattutto ragazze adolescenti (ma l&#8217;età di frequente è anche più bassa), hanno il bisogno di farsi male: per esempio profondi tagli con le lamette, graffi sul corpo, piercing molto dolorosi; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3694&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell&#8217;autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (1a parte)</strong></span></span></span></h1>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Molte persone, soprattutto ragazze adolescenti (ma l&#8217;età di frequente è anche più bassa), hanno il bisogno di farsi male: per esempio profondi tagli con le lamette, graffi sul corpo, piercing molto dolorosi; o - come vedremo più avanti - in modo più <em>nascosto</em>, per esempio con incidenti più o meno casuali o con comportamenti ad alto potenziale invalidante. Si chiama <em>autolesionismo</em>. È un bisogno <em>compulsivo</em>, cioè irresistibile: è come se fosse il bisogno a comandare, a determinare lui l&#8217;azione, prevalendo sulla volontà del soggetto con una esigenza e una urgenza sempre maggiori e sempre più cogenti.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Si tratta di persone che psicologicamente non hanno “pelle”: non hanno potuto elaborare una adeguata strutturazione del loro Sé e del loro <em>sentirsi</em>. Alla base di questa loro carenza sta, a mio avviso, un grave deficit a livello di accudimento e di fasciatoio (su questi temi ho scritto a lungo nel mio penultimo libro <em><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/libri/la-tenerezza-delleros/" target="_self">La tenerezza dell’eros. Gesti d’accudimento e gesti d’amore</a></em>): per problemi di coppia e per proprie carenze la madre non li ha attesi, contenuti, abbracciati, guardati, toccati, accarezzati adeguatamente, con la dovuta attenzione, con un&#8217;attenzione vera che “sentisse” non il proprio bisogno di essere una brava madre, ma il bambino, il suo corpo, il suo esprimersi, il suo esserci (il suo <em>Dasein</em>, direbbero i tedeschi), il suo essere proprio così (il suo So<em>sein</em>, direbbero i tedeschi). Spesso si tratta di figli e figlie poco voluti o capitati in momenti di grossa difficoltà della coppia e della madre (solitudine, depressione, rapporto conflittuale o lontananza dalla propria madre, quella che giustamente molte lingue identificano non tanto con il termine &#8220;nonna&#8221;, ma con quello altamente significativo di “grande madre”), magari con un fratello o una sorella che occupa ancora il fasciatoio, lo sguardo, l&#8217;attenzione, l&#8217;affetto, l&#8217;emotività materni. Che questo capiti più di frequente alle bambine, secondo me è dovuto a due fattori: 1) si tende a dare meno attenzione a chi ci è identico rispetto a chi è diverso, per cui la figlia – in quanto identica alla madre – è già di per sé candidata a una attenzione materna minore o quantomeno più scontata; 2) con maggiore frequenza e con più intensità si tende a identificarsi con chi ci è identico, per cui madri carenti e a propria volta oggetto da piccole di poca attenzione o di non adeguato contenimento e accudimento, identificandosi troppo con la figlia (sopratutto con la seconda, la più scontata), tenderanno a sottovalutarne i bisogni, proprio come solitamente fanno con loro stesse (“assomiglia proprio a me”, diranno queste madri di questa loro figlia). </strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Una siffatta situazione produce nella persona due conseguenze concomitanti (due facce di un&#8217;unica medaglia). </strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Da un lato c&#8217;è un grave deficit del <em>sentirsi</em> nel piacere, come comporterebbe una adeguata e fisiologica strutturazione del Sé e della percezione di sé (troppo spesso ci si dimentica che il vero cemento che costruisce e struttura il Sé è non il dovere, ma il piacere; sono l&#8217;esperienza e la possibilità non del dovere, ma del piacere); scatta perciò una strutturazione carente o comunque patologica del Sé e della percezione di sé, per cui <em>ci si sente</em> soltanto se e quando si sta male, per cui “bisogna” stare male, sentirsi male, farsi male.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>D&#8217;altro lato la mancanza di quel piacevole rapporto con sé stessi e con il mondo, che consegue al deficit del <em>sentirsi</em> e ostacola ogni transitivo <em>sentire</em>, produce un&#8217;angoscia pervasiva, profonda, sorda, cioè non attribuibile a contenuti o ragioni precisi, chiaramente identificati o identificabili. Nulla è più doloroso e insopportabile di un&#8217;angoscia siffatta, proprio perché di essa non si vede né l&#8217;origine né la fine; di essa non si percepisce l&#8217;essere, ma l&#8217;esserci sempre più pesante e terribile.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Per questo non resta che farsi male Così, per esempio, prodursi una ferita con una lametta o con un graffio violento mette in gioco due “vantaggi”: 1) in quanto è identificato in una causa ben precisa (la sofferenza è dovuta a “questa” ferita), il dolore ha un contenuto ed è identicabile, quindi in un certo qual modo può essere percepito come controllabile e come contenibile; 2) in quanto è molto acuto e localizzato, il dolore può coprire l&#8217;angoscia pervasiva e indeterminata, cioè almeno per un po&#8217; &#8211; come dire? - la anestetizza, la rimuove.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Non sfuggirà al lettore quanto sia terribile e disumana una tale situazione. Il fenomeno è diffusissimo nelle nuove generazioni, quasi una epidemia tanto tremenda, quanto sconosciuta al grande pubblico. Pochi ne parlano, pochi ne conoscono l&#8217;esistenza, pochi sanno e possono identificarla nella sua vera natura e quindi curarla e guarirla, cosa questa possibile grazie a una appropriata psicoterapia e a un paziente e motivato impegno terapeutico da parte del paziente. La possibilità di uscire dall&#8217;autolesionismo e di vincere la terribile angoscia c&#8217;è.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Per la 2a parte vedi <a title="Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell’autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (2a parte)" href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/la-pagina-del-giorno/tagli-con-la-lametta-graffi-sul-corpo-piercing-dolorosi-%e2%80%9cbisogno%e2%80%9d-di-farsi-male-la-tragica-realta-dellautolesionismo-come-anestetizzare-la-sorda-angoscia-2a-parte/">Tagli con la lametta, graffi sul corpo, piercing dolorosi, “bisogno” di farsi male? La tragica realtà dell’autolesionismo. Come anestetizzare la sorda angoscia (2a parte)</a>.</strong></span></p>
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		<title>vorrei abbracciare</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 01:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
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		<description><![CDATA[vorrei abbracciare
quanti giù nella loro anima bambina
hanno un fantasma
che li fa soffrire
 
là in fondo all&#8217;anima
dove la paura è abisso
 
vorrei abbracciare
l&#8217;amore che non sanno darsi
e le colpe che sanno darsi
e che non hanno
 
vorrei abbracciare le dita
di ogni loro carezza sperata
la loro angoscia sorda infinita
ogni loro ferita
 
vorrei dire loro
di non temere sé stessi
di credere che sempre si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3685&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei abbracciare</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>quanti giù nella loro anima bambina</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>hanno un fantasma</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>che li fa soffrire</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>là in fondo all&#8217;anima</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>dove la paura è abisso</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei abbracciare</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>l&#8217;amore che non sanno darsi</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>e le colpe che sanno darsi</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>e che non hanno</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei abbracciare le dita</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>di ogni loro carezza sperata</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>la loro angoscia sorda infinita</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>ogni loro ferita</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei dire loro</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>di non temere sé stessi</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>di credere che sempre si nasce</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>e sempre si è forti</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>nam virtus in infirmitate perficitur</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei abbracciare</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>la loro incredula voglia</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>di sentirsi cattivi</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>il loro cattivo bisogno</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>di credersi brutti</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei dare al mondo</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>la loro forza</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>quella che loro non sanno</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>di avere nel cuore</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>vorrei dare al mondo</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>la loro bellezza</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>quella che sconosciuta a sé stessa</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>abita il loro respiro</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
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		<title>Diversità, handicap e “pietà pelosa”. Risposta al commento di Laura</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 23:44:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diversità, handicap e “pietà pelosa”. Risposta al commento di Laura1
Che dovrebbero fare un uomo e una donna che sanno ballare, che amano ballare e sanno essere coppia nell&#8217;arte della danza, così come sono e per quello che sono? Dovrebbero chiudersi in casa rinnegando la loro arte, perché uno è senza una gamba e l&#8217;altra è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3674&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;"><strong><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">Diversità, handicap e “pietà pelosa”. Risposta al commento di Laura</span></span></strong><strong><a name="sdfootnote1anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1sym"><span style="color:#ff0000;"><sup><span style="font-size:x-large;">1</span></sup></span></a></strong></strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;"><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">Che dovrebbero fare un uomo e una donna che sanno ballare, che amano ballare e sanno essere coppia nell&#8217;arte della danza, così come sono e per quello che sono? Dovrebbero chiudersi in casa rinnegando la loro arte, perché uno è senza una gamba e l&#8217;altra è senza un braccio? Dovrebbero impedire al mondo di essere sempre più bello e ai cuori delle creature di condividere la loro danza e la loro voglia di essere la comunicazione dell&#8217;amore? Perché? Per chi?</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;"><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">Allora ogni diversità potrebbe o dovrebbe percepirsi come handicap vergognoso, potrebbe o dovrebbe nascondere sé stessa, rintanarsi nel buio, vergognarsi di dire sé stessa e la propria gioia di danzare l&#8217;esserci e di respirare la vita. Uomini e donne dovrebbero nascondersi, in nome di chissà quale difetto, di chissà quale handicap, magari perché per qualcuno non sono belli da vedersi o non sono belli abbastanza. E chi è più bel ragazzo e più bella ragazza di due giovani che vogliano danzare la vita nella vita, non importa quante braccia o quante gambe abbiano? </span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.93cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">Sai, Laura, che il confine tra limite e handicap è solo il nostro sguardo a segnarlo? Sai che nessuno nasce handicappato? Sai che “handicap” è una definizione sociale o culturale? Sai che handicappati si diventa soltanto se e quando si incontra uno sguardo come il tuo? Soltanto se e quando la maggior parte degli sguardi diventa come il tuo, incapace di vedere &#8211; prima di ogni sua diversità &#8211; la persona, quella persona? Soltanto se e quando un essere umano come te, non accettandosi, non accetta; non accogliendosi, non accoglie; non amandosi, non ama; temendosi, aggredisce; rifiutandosi, discrimina? </span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">Questo blog chiede umilmente scusa a Laura e a tutti i fragili lettori dallo sguardo incapace di aprirsi. Chiede scusa, perché ha osato pubblicare l&#8217;intervista al diverso Pablo Pineda (</span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/intervista-a-pablo-pineda-in-italiano/">Intervista a Pablo Pineda (in italiano)</a></strong><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">), che per indubbia provocatoria esibizione ha osato – lui, vergognosamente down! &#8211; diventare professore (</span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/intervento-di-miguel-lopez-meleto-maestro-del-prof-pablo-pineda/">Intervento di Miguel Lopez Meleto, maestro del prof. Pablo Pineda</a></strong><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">). Chiede scusa, perché, invece di denunciare tanta vergogna, si è incantato ad ammirare un prodigioso artista di strada che a Milano sulla via da san Babila al Duomo senza gambe palleggiava con maestria incredibile delle sue due stampelle una magica palla (</span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/non-solo-psiche/una-poesia-damore-ogni-tanto/c’e-un-artista-strano/">c’è un artista strano</a></strong><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">). Chiede scusa, perché ama spudoratamente ogni diversità, perfino quelle dei caffè (</span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/un-buon-caffe-al-bar-della-diversita/">Un buon caffè al Bar della Diversità</a></strong><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">), e ancora di più tutte quelle diversità umane che sanno giocarsi nel mondo, per farlo più bello, per aggiungere vita alla vita, gioia alla gioia, umanità alla umanità. Chiede scusa, perché, così facendo, ha messo temerariamente in crisi chi, non sapendo gustare il gioco, il mondo, la bellezza, la vita, non può sapere che si può essere sempre più gioco, sempre più mondo, sempre più bellezza, sempre più vita. Chiede scusa, perché ha indegnamente messo in crisi la normalità di chi non può essere altro che normale, di chi ha bisogno di essere normale, di chi teme di non esserlo davvero.</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">C&#8217;è spesso nell&#8217;animo umano il “bisogno” della compassione, della commiserazione, della falsa pietà o, all&#8217;estremo opposto, del rifiuto – nell&#8217;altro &#8211; di ogni debolezza, di ogni limite, di ogni diversità. È un “bisogno” importante, irrinunciabile, che serve a molte persone per illudersi di identificarsi e di sopravvivere: compatendo, commiserando, possono sentirsi buoni e bravi, degni magari del Paradiso; rifiutando possono sentirsi finalmente sani, belli, “normali”, omologati. Spesso è un bisogno talmente profondo e inconscio da essere rimosso o addirittura negato: è la dinamica della identificazione proiettiva di cui ho detto in un mio recente post (</span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/perche-si-aggrediscono-picchiano-uccidono-lomosessuale-lextracomunitario-il-barbone-il-diverso/">Perché si aggrediscono, picchiano, uccidono l’omosessuale, l’extracomunitario, il barbone, il diverso</a></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/perche-si-aggrediscono-picchiano-uccidono-lomosessuale-lextracomunitario-il-barbone-il-diverso/"><span style="color:#e6e6ff;"><span style="text-decoration:none;"><span style="font-size:medium;">), spiegando che è propria di chi si difende proiettando sull&#8217;altro ciò che, senza poterlo ammettere, trova inaccettabile e vergognoso in sé stesso, degno solo di squallida pietà o di totale rifiuto. È un “bisogno” ormai talmente diffuso che, facendoci leva, si possono vincere persino le elezioni,</span></span></span></a></strong></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">Se in gioco c&#8217;è questa dinamica, lo spettatore ha bisogno di definire la mera presenza del diverso una “esibizione” (vedi il mio post </span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/la-pagina-del-giorno/esibizione-esibizionisti-e-spettatori-della-esibizione/">Esibizione, esibizionisti e spettatori della esibizione</a></strong><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:medium;">), leggendola e interpretandola come “quasi offensiva”, come &#8220;spettacolarizzazione indebita&#8221;, come “provocazione” aggressiva. Allora l&#8217;altro, la diversità vanno respinti, nascosti o messi nel burqa discriminante e ghettizzante della compassione e della falsa pietà o in quello più esplicito e, a modo suo, più coerente, del rifiuto intollerante, magari fino alla catarsi della “soluzione finale”.  Chi voleva la &#8220;soluzione finale&#8221; di ogni diversità, è finito rintanato in un bunker, assediato dal mondo intero, sepolto sotto terra prima ancora di morire, avendo come proprio destino il delirio psicotico e il suicidio impotente.</span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
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<div id="sdfootnote1" dir="ltr">
<p style="margin-bottom:0;"><a name="sdfootnote1sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1anc"><span style="color:#e6e6ff;">1</span></a><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;"><span style="text-decoration:underline;">Rispondo al commento del <a href="http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/21/un-ballerino-molto-in-gamba-e-una-ballerina-molto-alla-mano-il-fascino-della-diversita/#comment-672">24/09/2009 </a>di Laura al mio post “<a href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=3640">Un</a></span></span></span></span></strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=3640"><strong><span style="color:#e6e6ff;"> </span></strong><strong><span style="color:#e6e6ff;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;">ballerino molto in gamba e una ballerina molto alla mano: il fascino della diversità”</span></span></span></strong></a><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/21/un-ballerino-molto-in-gamba-e-una-ballerina-molto-alla-mano-il-fascino-della-diversita/#comment-672"><span style="color:#e6e6ff;">: “Trovo il video di ballerino con stampella quasi offensivo, nel senso della banalizzazione , catalogazione, spettacolarizzazione dell’handicap, uno sfruttamento come i lavavetri storpi ai semafori , finalizzati alla carità pelosa e ad una superficiale reazione estemporanea che non inciderà sulla percezione della diversità.<br />
Meravigliosi, artistici e quindi profondi sono invece i video di Matteo Basilè ” Per grazia ricevuta” e “ribelle imminente”</span></a></strong><span style="color:#e6e6ff;"><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/21/un-ballerino-molto-in-gamba-e-una-ballerina-molto-alla-mano-il-fascino-della-diversita/#comment-672">( </a><a href="http://www.matteobasile.com/">http://www.matteobasile.com</a><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/21/un-ballerino-molto-in-gamba-e-una-ballerina-molto-alla-mano-il-fascino-della-diversita/#comment-672"> , cliccare “MyProjects” e da lì “SpecialProjects”)oltre alle sue foto di Vecchie Papesse Incinte ( opere 2007 : Giovanna anno853- Noah is not here- Apparition 1)</a></span></p>
</div>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
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		<title>Esibizione, esibizionisti e spettatori della esibizione</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 21:09:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esibizione, esibizionisti e spettatori della esibizione
Si esibisce ciò che non si è davvero. Per esempio l&#8217;esibizionista classico (quello che apre all&#8217;improvviso l&#8217;impermeabile) fa vedere il pisello, proprio perché non è virile. Così pure chi va in giro esibendo gioielli o macchinoni non sa che cosa voglia dire essere davvero ricchi. Parimenti chi esibisce le proprie [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3655&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Esibizione, esibizionisti e spettatori della esibizione</strong></span></span></span></h1>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Si esibisce ciò che non si è davvero. Per esempio l&#8217;esibizionista classico (quello che apre all&#8217;improvviso l&#8217;impermeabile) fa vedere il pisello, proprio perché non è virile. Così pure chi va in giro esibendo gioielli o macchinoni non sa che cosa voglia dire essere davvero ricchi. Parimenti chi esibisce le proprie conquiste amorose, non sa che cosa voglia dire essere veramente innamorati. </strong></span></p>
<p style="text-indent:1.01cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Ogni esibire appartiene alla dimensione dell&#8217;avere e del possedere, non a quella dell&#8217;essere. Questo vale sia per l&#8217;attore che per lo spettatore della esibizione; sia per chi la agisce, sia per chi la subisce. Lo spettatore abbocca all&#8217;esibizione solo se anch&#8217;egli abita la dimensione dell&#8217;avere e del possedere, magari criticando a parole l&#8217;attore, per poi sotto sotto invidiarlo. </strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Ogni esibire appartiene anche alla dimensione della dipendenza. Chi esibisce o chi si esibisce, difatti non possono fare a meno dello spettatore, hanno &#8211; più o meno inconsciamente &#8211; bisogno dello spettatore, dipendono da lui e dalla sua reazione provocata, o scandalizzata o impietosita, per avere e possedere ciò che &#8211; più o meno inconsciamente &#8211; non sono o non possono essere o hanno bisogno di non essere. Non a caso </strong></span><span style="font-size:medium;"><em><strong>esibire</strong></em></span><span style="font-size:medium;"><strong> deriva dal latino </strong></span><span style="font-size:medium;"><em><strong>ex-habeo </strong></em></span><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;"><strong>(per apofonia vocalica diviene poi </strong></span></span><span style="font-size:medium;"><em><strong>ex-hibeo</strong></em></span><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;"><strong>)</strong></span></span><span style="font-size:medium;"><strong>, che significa “avere a partire da, in dipendenza di”. Chi esibisce la ricchezza, per esempio, non “è” ricco, ma “ha” la ricchezza e ce l&#8217;ha solo, dipendendo da essa e grazie a essa, a partire dall&#8217;effetto che il suo “avere” produce sugli altri. Chi esibisce il corpo, non “è” il proprio corpo, ma lo “ha” solo perché, dipendendo da esso e per mezzo di esso, seduce o infastidisce o colpisce gli altri.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Ma anche lo spettatore della esibizione ha bisogno dell&#8217;esibizionista, ha bisogno di qualcuno che lo scandalizzi, lo provochi, susciti in lui vergogna o compassione; di qualcuno che possa essere causa e colpa dello “scandalo”, della “provocazione”, della “vergogna”. Non a caso, chi usa gridare al lupo, spesso conosce bene il lupo e, appena può, lo diventa più e meglio del lupo. Chi per esempio si scandalizza davanti all&#8217;esibizionista dell&#8217;impermeabile, sotto sotto teme anch&#8217;egli la sessualità; chi grida alla “vergogna” dei corrotti, magari, se potesse essere al loro posto, farebbe di peggio (lo dice bene in una sua famosa predica sul Padre don Primo Mazzolari).</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>In ogni esibizione dunque c&#8217;è sempre in gioco un bisogno, una dipendenza, un asservimento alla provocazione o alla reazione degli altri. E questo – ripeto – vale sia per l&#8217;attore che per lo spettatore di una esibizione. Altro che libertà!</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
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		<title>Un ballerino molto in gamba e una ballerina molto alla mano: il fascino della diversità</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 22:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi vuole vedere un video eccezionale, bellissimo, unico, vada al mio articolo chi è diverso conosce almeno due lingue, dove in allegato al commento di Antigone c&#8217;è il video che vi consiglio. Chi voglia poi vederlo direttamente su YouTube, basta che clicchi http://www.youtube.com/watch?v=LnLVRQCjh8c&#38;feature=related.
Sono un appassionato di balletto classico. Di rado ho visto tanta bravura e tanta capacità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3640&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Chi vuole vedere un video eccezionale, bellissimo, unico, vada al mio articolo <a title="chi è diverso conosce almeno due lingue" href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/diversita/chi-e-diverso-conosce-almeno-due-lingue/">chi è diverso conosce almeno due lingue</a>, dove in allegato al commento di Antigone c&#8217;è il video che vi consiglio. Chi voglia poi vederlo direttamente su YouTube, basta che clicchi <a href="http://www.youtube.com/watch?v=LnLVRQCjh8c&amp;feature=related" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=LnLVRQCjh8c&amp;feature=related</a>.</p>
<p>Sono un appassionato di balletto classico. Di rado ho visto tanta bravura e tanta capacità di emozionare lo spettatore, in senso assoluto, indipendentemente dal fatto che lei sia senza un braccio e lui senza una gamba. Anzi, è proprio il limite fisico dei due ballerini quello che apre l&#8217;esecuzione a significati nuovi, più ampi, a quella seconda lingua che arricchisce la lingua della &#8220;normalità&#8221;, la sprovincializza rendendola più autentica e aperta. Questo <em>pas de deux</em> dice l&#8217;essenza della coppia e dell&#8217;amore in modo nuovissimo, dove il limite dei due diventa la risorsa della coppia, la possibilità stessa della interazione e dell&#8217;affidarsi, la presenza di significati e intuizioni-soluzioni formidabili per l&#8217;essere coppia, per l&#8217;essere di ogni coppia. Dice come non mai del maschile e del femminile, della sessualità e dell&#8217;amore. E c&#8217;è ancora chi vorrebbe vietare la sessualità e l&#8217;amore a chi è diverso e/o handicappato! Quale innamorato  può essere tanto in gamba? A quale donna si può chiedere la mano, per sposarla in modo tanto assoluto?</p>
<p>La bravura di due ballerini &#8220;normali&#8221; può rischiare di apparire idealizzazione, astrazione disincarnate. La bravura di questi due ballerini, pure essendo enorme, non corre questo rischio; non impoverisce l&#8217;arte, ma la carica di valenze simboliche del tutto nuove e profonde, immuni da ogni rischio di manierismo.</p>
<p>Non solo, dunque, chi è diverso conosce almeno due lingue. Si può anche dire che chi è diverso insegna la seconda lingua a tutti coloro che amano impararla, arricchendosi di dimensione sempre più nuove e profonde.</p>
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		<title>Grazie a Laura Silingardi e a Tiziano Franceschi ecco le &#8220;voci delle piante&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 08:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalo con enorme piacere e divertito stupore la pagina web http://www.vocidipiante.it/.
A quanto pare, con risultati stupendi, la musicolga Laura Silingardi e il programmatore informatico Tiziano Franceschi sono riusciti a farci sentire la voce della piante, la musica del mondo vegetale. Grazie a un convertitore di impulsi.
Si possono così &#8220;ascoltare&#8221; e &#8220;sentire&#8221; le voci di alocasia, betulla, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3579&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Segnalo con enorme piacere e divertito stupore la pagina web <a href="http://www.vocidipiante.it/">http://www.vocidipiante.it/</a>.</p>
<p>A quanto pare, con risultati stupendi, la musicolga Laura Silingardi e il programmatore informatico Tiziano Franceschi sono riusciti a farci sentire la voce della piante, la musica del mondo vegetale. Grazie a un convertitore di impulsi.</p>
<p>Si possono così &#8220;ascoltare&#8221; e &#8220;sentire&#8221; le voci di alocasia, betulla, ciclamino, dracena, edera, felce, ficus, gelso, ginko biloba, lavanda, magnolia, noce del caucaso, noce, oleandro, olmo, philofendro, vari tii di rosa, sambuco, sorbo, sphatipillum, stella di natale, tageto, tiglio, ulivo, achillea, assenzio, belladonna, calendula, cicuta,  echinacea purpurea, elicriso, erba stregona, iperico, issopo, malva, starmonio, verbena. Consiglio l&#8217;ascolto.  </p>
<p>Interessante l&#8217;analisi musicologica espressa nel sito: &#8220;<em>Volendo tentare un’analisi musicale del modo di esprimersi in suoni delle piante, si è giunti alla conclusione che esse utilizzano scale arcaiche. Tali scale si rifanno alla modalità greca antica e sono formate da una successione di 4 suoni discendenti (tetracordi) compresi nell’intervallo di una “quarta giusta”. E’ dall’unione di più tetracordi  che nascono le armonie musicali composte dalle piante.</em></p>
<p><em>Secondo i teorici greci le melodie composte su ciascuna di queste armonie sono contraddistinte da un carattere particolare, con effetti propri dell’armonia stessa sulla volontà e sulla psiche umana. Per  capire ciò che le piante vogliono comunicare a chi le ascolta occorre quindi porsi in un particolare stato emotivo</em>&#8220;.</p>
<p>Alttrettanto stimolante è l&#8217;analis tecnica: &#8220;<em>L&#8217;apparecchio per la Musica delle Piante consiste in un sistema di rilevazione del movimento linfatico foglia – radice, misurata attraverso un particolare tipo di rilevatore dotato di due sensori posti alle radici e sulle foglie della pianta collegata. Tale apparecchio registra la resistenza elettrica dei tessuti della pianta dovuta alla variazione della densità cellulare della linfa stessa. Le variazioni di resistenza elettrica, vengono poi convertite in segnali digitali, cioè in  note musicali secondo lo standard MIDI ed inviati ad un sequencer (banca dati di timbri musicali). L’apparecchiatura di rilevazione dispone di filtri per limitare le interferenze elettromagnetiche ed estrarre in modo “pulito” le variazioni rilevate sulla pianta.</em></p>
<p><em>Come tutti gli organismi viventi, le piante subiscono variazioni di resistenza elettrica dovute a vari fattori: fisici e sottili, tra cui importantissimi stati fisiologici ed “emozionali”. Le piante sono delle grandi antenne, dei ricettori sensibilissimi, esse captano dall’ambiente moltissime variazioni energetiche fisiche (campi elettromagnetici statici e variabili, ecc) e “sottili”. Tra queste ultime, molto importanti nella relazione con questi organismi, sono le interazioni con i campi energetici delle persone stesse.</em></p>
<p><em>Il risultato finale consiste nel poter udire ciò che normalmente non siamo in grado di vedere né tanto meno di percepire: il movimento vitale di una pianta, le sue reazioni, il suo campo energetico</em>&#8220;.</p>
<p>Non so dire quanto possa essere presente e profondo il legame tra la &#8220;voce delle piante&#8221; e la nostra psiche. Intuitivamente sono portato a pensare che c&#8217;è, è bello e gratificante. Di sicuro noi percepiamo molto più di quanto pensiamo di percepire e &#8211; soprattutto &#8211; noi siamo in rrelazione con l&#8217;alterità del mondo vivente molto più di quanto immaginiamo.</p>
<p>Ringrazio perciò le formidabili affermazioni di Laura Silingardi e di Tiziano Franceschi. I risultati della loro ricerca sono affascinanti e godibilissimi, comunque la si possa pensare. E già questo è bellissimo.</p>
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		<title>Matilde</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 20:34:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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Matilde est née
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dans ma main
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ma main tenant le futur
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Matilde</strong></span></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"> </p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Matilde est née</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>il y a deux jours</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"> </p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>je la tiens toute </strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>dans ma main</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>de grand-père</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"> </p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>ma main tenant le futur</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>le futur tenant ma main </strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" lang="fr-FR" align="center"> </p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:0;" align="center"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3570/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3570/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3570/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3570/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3570/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3570/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3570/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3570/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3570/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3570/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3570&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perché si aggrediscono, picchiano, uccidono l&#8217;omosessuale, l&#8217;extracomunitario, il barbone, il diverso</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 08:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché si aggrediscono, picchiano, uccidono l&#8217;omosessuale, l&#8217;extracomunitario, il barbone, il diverso
Con frequenza crescente e sempre più aspra, la cronaca ci parla di aggressioni, pestaggi, violenze, omicidi ai danni di omosessuali, extracomunitari, rom, barboni, prostitute e tutti coloro che sono in un modo o nell&#8217;altro diversi.
La dinamica psichica che sta alla base di tutti questi episodi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3553&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Perché si aggrediscono, picchiano, uccidono l&#8217;omosessuale, l&#8217;extracomunitario, il barbone, il diverso</strong></span></span></span></h1>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Con frequenza crescente e sempre più aspra, la cronaca ci parla di aggressioni, pestaggi, violenze, omicidi ai danni di omosessuali, extracomunitari, rom, barboni, prostitute e tutti coloro che sono in un modo o nell&#8217;altro diversi.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>La dinamica psichica che sta alla base di tutti questi episodi si chiama “identificazione proiettiva”: si proietta sull&#8217;altra persona (il diverso) una parte rifiutata e negata del proprio Sé, così che – una volta proiettata e identificata in lui – possa in lui essere negata, violentata uccisa. È come se l&#8217;altra persona fosse lo schermo su cui proiettare, identificare, aggredire il fantasma dei propri mostri interni; è come se nell&#8217;altra persona si aggredisse, violentasse, uccidesse sé stessi, la parte più profonda e negata di sé, quella che non si vuole e non si può ammettere di essere. Non a caso, caratteristica comune di questi fatti è l&#8217;estremo coinvolgimento del persecutore nei confronti della vittima, la sua estrema violenza e furia o, all&#8217;opposto, la sua freddezza glaciale e la sua superficialità disarmante (“l&#8217;abbiamo fatto per noia”). Se alla base non ci fosse l&#8217;identificazione negata con la vittima, non ci sarebbe né l&#8217;estremo coinvolgimento, né l&#8217;estrema estraneità. Se l&#8217;altro fosse solo altro non ci sarebbe tanto fastidio, tanto trasporto, tanta violenza o, all&#8217;opposto, tanta e così totale assenza di empatia.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>La parola “omofobia”, che letteralmente significa “paura dell&#8217;identico” e che di solito viene attribuita soltanto a chi aggredisce e colpisce gli omosessuali, in realtà potrebbe essere applicata a tutti i soggetti che usano violenza contro chi è diverso, proprio perché a livello profondo il diverso è sé stessi, la propria più profonda identità, quella di cui, appunto, si ha paura.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>L&#8217;”identificazione proiettiva” è una dinamica psichica difensiva propria di persone che, nella strutturazione della loro psiche, presentano strutturazioni dissociate o nodi dissociativi profondi, spesso tanto profondi che solo l&#8217;occhio esperto del clinico può individuarli. Si tratta di personalità con grosse sofferenze mai affrontate, mai elaborate, mai risolte. </strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Facendoci da specchio, il diverso smuove la parte più profonda del nostro Sé, la provoca, la interroga, la mette in gioco. Se il nostro Sé ha vuoti profondi, ferite mai elaborate, carenze mai colmate, solitudini mai abbracciate, rifiuti o abbandoni mai superati, allora la presenza dell&#8217;altro può farli affiorare ed esplodere, proprio perché, nel rapporto con l&#8217;altra persona, viene rimesso in atto il rapporto con sé stessi, spesso improvvisamente e con la violenza di un corto circuito inarrestabile.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Come dicono sociologi e psicologi, siamo ormai da tempo nella società e nella cultura del narcisismo, dove la tipologia media delle personalità presenta tipologie di strutturazione estremamente delicate, sempre più fragili, con deficit di strutturazione psichica propri dell&#8217;area psicotica e dell&#8217;area borderline, dove appunto si annida e vive la dinamica della “identificazione proiettiva”. Di fronte a queste personalità sempre più fragili e destrutturate, la presenza stessa del diverso diventa insopportabile pro-vocazione (che letteralmente significa “richiamare davanti a sé”) di sé a sé stessi. È lì la tragica culla della omofobia e della violenza sul diverso, fenomeni che &#8211; facile e terribile previsione &#8211; aumenteranno a dismisura.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Chi &#8211; senza rendersene in parte o in tutto conto – abbia in sé una non adeguata, affrontata, elaborata identità di genere, di fronte alla presenza della omosessualità o, più in generale, di una sessualità per lui non abituale e non affrontabile (per esempio quella della prostituta o quella degli handicappati) sarà smosso, messo in crisi; proverà vissuti di “fastidio”, “voltastomaco”, tanto più profondi e insopportabili, quanto più non risolta a livello profondo è la sua identità di genere, quanto più profondo, massiccio e urgente è il suo “bisogno” di sentirsi maschio o femmina. Fino alla possibilità della esplosione aggressiva violenta e anche omicida. Dopo una lunga incubazione dei vissuti (spesso nel segno, per esempio, dell&#8217;esibizione maschilistica o machista o della ricerca di conferme anche alla propria virilità, quali lunghe ore di palestra cure eccessive e ossessive al proprio corpo ecc.), a fare scattare la violenza è spesso una presenza del diverso vissuta come eccessiva esibizione, come orgoglio indebito, come provocazione intenzionale, come se il diverso con la sua sola presenza fosse lui a colpire, aggredire, offendere. </strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Altro caso. Chi &#8211; senza rendersene in parte o in tutto conto – abbia dentro la profondità magari del tutto dimenticata o mai ammessa del proprio Sé un rifiuto subito o rischiato (per esempio la madre, più o meno inconsciamente, non lo voleva o avrebbe voluto abortirlo o abbandonarlo), di fronte alla presenza della diversità rifiutata o rifiutabile, quale può essere quella di un extracomunitario o di un rom o di un barbone o di un handicappato sarà smosso, messo in crisi e dopo i vissuti di “fastidio” e “voltastomaco”, potrà arrivare alla aggressione o alla violenza.</strong></span></p>
<p style="text-indent:.98cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>L&#8217;altro ci fa da specchio proprio con la sua diversità. È la grande risorsa dell&#8217;essere persone tra persone, creature tra creature. Ma può anche scatenare l&#8217;inferno, se l&#8217;incontro è tra persone tanto ferite e destrutturate da vedere nell&#8217;altro soltanto quell&#8217;inferno che hanno dentro di sé.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Un&#8217;ultima annotazione, purtroppo, è necessaria. Spesso molte persone che si prendono cura come professionisti o, più spesso ancora, come volontari, del diverso, hanno nella profondità del loro Sé le stesse dinamiche di chi aggredisce, violenta o uccide il diverso, tanto che possono passare a questo tipo di azione. Come dire che alcuni pompieri sotto sotto sono piromani. Queste persone sono pericolose: sotto la sollecitudine e l&#8217;alibi del salvatore o del portatore di cura e aiuto nascondono la violenza di bisogni non risolti e di dinamiche estremamente pericolose e midiciali (mi viene in mente a mo&#8217; di esempio il film <em>Magdalène</em>). Occorrerebbe essere più attenti nella selezione delle persone che hanno a che fare con il diverso e con la diversità. Occorrerebbe meglio individuare le motivazioni. Occorrerebbe soprattutto che venissero scelte persone con una adeguata ed elaborata strutturazione del Sé.</strong></span></p>
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		<title>Inizio dell&#8217;anno scolastico: “a che scuola sei portato quest&#8217;anno?”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 22:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inizio dell&#8217;anno scolastico: “a che scuola sei portato quest&#8217;anno?”
Per molti bambini e ragazzi uno dei prossimi è il primo giorno di scuola. La nostra cara lingua italiana è ricca di mille saggezze e di preziosi insegnamenti. Per esempio, quando chiediamo a un ragazzo: “a che scuola vai quest&#8217;anno?”, già nell&#8217;espressione “andare a scuola” la nostra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3539&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">Inizio dell&#8217;anno scolastico: “a che scuola sei portato quest&#8217;anno?”</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Per molti bambini e ragazzi uno dei prossimi è il primo giorno di scuola. La nostra cara lingua italiana è ricca di mille saggezze e di preziosi insegnamenti. Per esempio, quando chiediamo a un ragazzo: “a che scuola vai quest&#8217;anno?”, già nell&#8217;espressione “</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">” la nostra lingua ci indica il senso stesso della pedagogia e del rapporto tra scuola e allievo: è l&#8217;allievo che va a scuola, che la </span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>in-tende </em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;">(cioè che </span></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>tende ad essa fino a entrarci</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;">), che l</span></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">a conquista anche fisicamente </span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andandoci </em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;">con le proprie gambe. La lingua ci dice perciò della scuola come luogo e tempo di una conquista anche fisica.</span></span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">I fatti purtroppo, sempre più spesso, smentiscono la ricca saggezza della lingua. Vedendo come avvengono le cose, oggi dovremmo dire: “a che scuola sei portato quest&#8217;anno?”, o forse – peggio ancora – dovremmo dire: “attraverso te a che scuola vanno i tuoi genitori quest&#8217;anno?”. Sono sempre più rari i casi di allievi che vanno loro a scuola, conquistandosela anche fisicamente passo dopo passo, giorno dopo giorno, camminata dopo camminata, risveglio dopo risveglio. C&#8217;è sempre la mamma o – peggio ancora – il papà o i nonni a svegliare l&#8217;allievo, a portarlo mezzo assonnato a scuola, ad andarlo poi a prendere.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Dietro questo comportamento, purtroppo, surrettiziamente si afferma e si vive una pedagogia e una visione del rapporto allievo-scuola molto lontane da quelle suggerite sopra. La scuola non è più tempo e luogo di una conquista del bambino o del ragazzo. La scuola è sempre più un dovere del genitore o del nonno, un loro compito, una loro mansione o pratica quotidiana, Sono i genitori o i nonni ad“</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">” portando o trascinando o scaricando il figlio-nipote, spesso proiettando sul figlio-nipote il loro bisogno di affermarsi e/o di ricevere conferma attraverso la sua riuscita scolastica, di dimostrare grazie a lui di essere loro bravi genitori o nonni, di proteggerlo bene dal mondo cattivo e infido. Usando l&#8217;alibi della “necessità” di portare il figlio a scuola, affermano e in-segnano una visione difensiva nei confronti del mondo e della vita e invece di dare – come sarebbe loro compito &#8211; il figlio-nipote al mondo e alla vita, lo tolgono dal mondo e dalla vita, lo chiudono in una matrioska genitoriale da cui sarà difficile che egli possa uscire. Sotto sotto resteranno al figlio-nipote due possibilità: o – deludendo i genitori-nonni &#8211; subire la scuola sognando esplosioni di evasione e di sballo, o – compiacendo i genitori-nonni &#8211; rinchiudersi nel “dovere” scolastico come nella nicchia di una ossessione psicotica, che li isola sempre più da sé stessi e dal mondo (non si dimentichi quanto spesso i primi della classe siano ragazze anoressiche o ragazzi psicotici).</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">In tale modo i genitori-nonni scippano alle nuove generazioni quell&#8217; “</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">”, che è momento fondamentale e inespropriabile dell&#8217;essere allievo. Tolgono le radici all&#8217;albero e le fondamenta alla casa. Proprio così: li </span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>es-propriano</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, cioè tolgono loro ciò che è loro proprietà, ciò che a loro è proprio.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come stupirsi poi che le nuovi generazioni siano disperate, cerchino lo sballo, l&#8217;ubriacatura, la velocità suicida, l&#8217;anestesia della sostanza, l&#8217;esplosione fascista o razzista, il sesso come alternativa anche violenta alla noia?</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">È soprattutto l&#8217;ansia materna a produrre questa grave invasione di campo dei genitori nei confronti del rapporto tra la scuola e gli allievi. In particolare l&#8217;ansia materna è rivolta verso il figlio maschio, soprattutto il primo figlio maschio. Sono soprattutto le mamme ad accompagnare a scuola il figlio, con premura e con frequenza che molto spesso con la figlia femmina non hanno o non hanno avuto (di solito non si rendono neppure conto delle preferenze messe in atto). Non mi stupirei che una delle ragioni del migliore rendimento scolastico medio delle femmine rispetto ai maschi fosse legata o dovuta alla minore pressione e “castrazione” psicologiche della madre nei loro confronti; se poi si aggiungono la rabbia e la voglia di dimostrare chi è meglio tra il fratello tanto curato e la sorella meno considerata, si intuisce da dove spesso venga la maggiore motivazione delle femmine ad “</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">”,</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Se le responsabilità delle madri sono pesanti, quelle dei padri non sono da meno. Prima di tutto non impediscono alle madri di divorare d&#8217;ansia materna il figlio, cercando di affermare e valorizzare, magari corteggiandola di più, i diritti di femmina, di donna e di moglie della compagna; in molti casi i padri soffiano ancora di più sull&#8217;ansia materna, aumentandone l&#8217;insicurezza e buttando ogni giorno di più la madre addosso al figlio. In secondo luogo, così facendo, non testimoniano né confermano il diritto del figlio a essere autonomo, a camminare con le proprie gambe, ad andare al mondo, a esplorarlo, a misurarsi con le difficoltà e anche – necessariamente – con i rischi, così da poterli conoscere e affrontare. Spesso sono i padri i primi a non dare fiducia al figlio, a disconfermarlo, a rinviarne all&#8217;infinito l&#8217;emancipazione, come se fossero proprio loro – i padri! &#8211; a fare ancora di più e ancora peggio la mamma del loro figlio. La conseguenza è la grave disconferma del figlio, la produzione di un disagio sempre maggiore che tiene infantile il figlio, impedendone anche gravemente l&#8217;individuazione e ributtandolo continuamente nello status di bambino piccolo che dipende dalla madre e che non può andarsene e crescere. Quanto patogeni siano purtroppo questi comportamenti paterni, lo dice l&#8217;esperienza clinica quotidiana: tante psicosi giovanili hanno alla loro radice proprio dinamiche di questo tipo.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Da parte loro i nonni troppo spesso si sostituiscono ai genitori nella quotidianità, così che alla fine non fanno né i genitori né i nonni (essere nonno è dimensione festiva, non quotidiana), privando i nipoti della ricchezza di entrambe queste due grandi dimensioni formative. “Aiutando” poi i genitori nella loro funzione, i nonni di fatto limitano l&#8217;esperienza dei genitori, impediscono la loro apertura sociale. I genitori non parlano né si accordano con gli altri genitori, non li incontrano, non si confrontano con loro, non trasformano in domanda sociale e politica il problema della loro presenza e funzione. Tanto ci sono i nonni! Che bisogno c&#8217;è di porsi e di risolvere il problema di come potere e dovere fare i genitori? La disfunzione delle relazioni familiari finisce così con l&#8217;avere una immediata ricaduta di inerzia sia sociale che politica. </span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Si può individuare la scuola migliore del mondo o, come si usa dire oggi, la più “seria”, ma se l&#8217;allievo non è lui ad “</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">”, da soli!, si toglie il senso stesso e il significato profondo della scuola e del rapporto con essa.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;">“</span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">” è evento e problema dell&#8217;allievo, non dei suoi genitori o nonni. È l&#8217;allievo a essere in gioco, solo lui. I genitori, la società lo stato debbono garantire questa possibilità, non viverla loro come se fosse un loro problema o un loro compito. Se lo fanno impediscono alle nuove generazioni di crescere, di conoscere sé stessi, di vivere. Si uccidono i figli credendo di aiutarli.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Tutta la scuola oggi è “privata”, sia quella statale che quella non statale, proprio perché, non lasciando “</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>andare a scuola</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">” da soli i bambini e i ragazzi, si finisce con il </span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em><span style="text-decoration:underline;">privarli </span></em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">della scuola e della sua conquista.</span></span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3539/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3539/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3539/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3539&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Leggere &#8220;La tenerezza dell&#8217;eros&#8221; a Kabul</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 18:09:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[kabul]]></category>
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		<category><![CDATA[Leggere "La tenerezza dell'eros" a Kabul]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho saputo che due belle persone stanno leggendo a Kabul il mio libro &#8220;La tenerezza dell&#8217;eros&#8221;. Confesso che sono felice.
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3532&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ho saputo che due belle persone stanno leggendo a Kabul il mio libro &#8220;La tenerezza dell&#8217;eros&#8221;. Confesso che sono felice.</p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3532/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3532/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3532/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3532/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3532/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3532/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3532&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>A Rosi che mi fa allegro</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/09/a-rosi-che-mi-fa-allegro/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 22:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie per Rosi Cortesi]]></category>
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		<category><![CDATA[A Rosi che mi fa allegro]]></category>
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		<category><![CDATA[matrimonio e allegria]]></category>
		<category><![CDATA[poesia a mia moglie]]></category>
		<category><![CDATA[Rosi Cortesi]]></category>
		<category><![CDATA[sogno e risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[sposaris per allegria]]></category>

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		<description><![CDATA[A Rosi che mi fa allegro
Come mai farò a non essere allegro?
Mi sveglio la mattina
ed ho lì
accanto a me
il tuo sorriso,
il più bello
e simpatico.
Di giorno respiro le magie di fata
delle tue giornate.
Ogni ora poi ti sposo
ogni volta di più.
E la sera mi tuffo nel tuo abbraccio.
M&#8217;addormento per sognarti
e sogno di ritrovarti.
La morte sarà il risveglio
per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3516&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-indent:-.03cm;" align="center"><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">A Rosi che mi fa allegro</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come mai farò a non essere allegro?</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Mi sveglio la mattina</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">ed ho lì</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">accanto a me</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">il tuo sorriso,</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">il </span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">più bello</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">e simpatico.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Di giorno respiro le magie di fata</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">delle tue giornate.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ogni ora poi ti sposo</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">ogni volta di più.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">E la sera mi tuffo nel tuo abbraccio.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">M&#8217;</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">addormento per sognarti</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">e s</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">ogno di ritrovarti.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">La morte sarà il risveglio</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">per parlare con te di Dio</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">e con Dio di te.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come potrò mai non essere allegro?</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="text-indent:-.03cm;margin-bottom:0;" align="center"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3516/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3516/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3516/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3516&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Le gravidanze «extrauterine». Accenno alla mamma di Cogne (da La tenerezza dell&#8217;eros)</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/08/le-gravidanze-%c2%abextrauterine%c2%bb-accenno-alla-mamma-di-cogne-da-la-tenerezza-delleros/</link>
		<comments>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/08/le-gravidanze-%c2%abextrauterine%c2%bb-accenno-alla-mamma-di-cogne-da-la-tenerezza-delleros/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 23:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1.2.5.3.- Le gravidanze «extrauterine». Accenno alla mamma di Cogne
 
Ci sono poi le gravidanze che io chiamo «extrauterine», naturalmente non in senso fisico (per questo metto le virgolette), ma in quello psicologico e relazionale. 
Accadono proprio a quelle madri che non hanno mai davvero partorito il figlio privilegiato (quasi sempre il primo figlio maschio), quando, come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3500&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><em>1.2.5.3.- Le gravidanze «extrauterine». Accenno alla mamma di Cogne</em></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Ci sono poi le gravidanze che io chiamo «extrauterine», naturalmente non in senso fisico (per questo metto le virgolette), ma in quello psicologico e relazionale. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Accadono proprio a quelle madri che non hanno mai davvero partorito il figlio privilegiato (quasi sempre il primo figlio maschio), quando, come talora succede, abbiano altri figli. È come se questi altri figli non venissero mai accolti davvero dalla gravidanza materna; del resto come potrebbero occupare un utero già «occupato»? Se nel caso del figlio privilegiato, si può parlare di gravidanze infinite, che non portano mai a un vero parto psicologico, nel caso dei figli «extrauterini» si può parlare di gravidanze mai veramente annidate, forse soltanto sopportate o messe lì in una qualsiasi dependance del proprio Sé, così caratterizzato da nodi o dinamiche dissociativi. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Nei confronti di questi figli la madre, per lo più senza neppure accorgersene, ha atteggiamenti e comportamenti molto meno attenti, empatici e accudenti; spesso, più o meno inconsciamente</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote1anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">, dà per scontato che essi abbiano meno diritti del figlio privilegiato e che essi debbano in certa misura servire al fratello</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote2anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Nel sentire della madre di Cogne</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote3anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">, che, secondo la sentenza di primo e secondo grado, confermata in Cassazione, ha ucciso il figlio secondogenito il giorno del compleanno del primogenito, cioè della sua prima vera festa (quasi una sua iniziazione sociale), mi è venuto da pensare che, a livello profondo e probabilmente inconscio, quella madre stava, in quel terribile momento, non tanto uccidendo un figlio, che, piangendo, le chiedeva attenzione, quanto difendendo l’unico suo «vero» figlio, l’unica sua «vera» gravidanza. Una madre, se uccide, uccide per difesa</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote4anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">, soprattutto se e quando in gioco c’è la difesa (dalla possibile perdita) della propria relazione con l’unico figlio di cui si senta davvero madre, per giunta madre intransitiva.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">A quanto noto nella mia esperienza clinica, è soprattutto una ragione a spingere, più o meno inconsciamente, la madre a privilegiare il primo figlio maschio a scapito degli altri figli. Si tratta di donne che di solito non hanno adeguatamente elaborato e integrato la dinamica edipica, per cui l’unico vero uomo della loro vita è il padre (o il loro primo fratello</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote5anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">); sono perciò più o meno invischiate in dinamiche psicologicamente incestuose. Il primo loro figlio (ripeto, soprattutto se maschio) è perciò, da un punto di vista psicologico e relazionale, «figlio del nonno» (o «figlio dello zio »). Non a caso egli viene spesso portato ed educato nella casa del nonno (o dello zio) materno</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote6anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">; come tale, essendo il figlio dell’unico uomo amato davvero, è percepito dalla madre in modo positivo e valido . </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Gli altri figli, invece, in quanto «figli del marito», di un marito che di solito è un uomo debole e fragile (di solito non ha adeguatamente superato o elaborato l’Edipo), sono percepiti in modo meno positivo, quando non addirittura svalutante</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote7anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">. Sono appunto figli «extrauterini», che mai hanno potuto davvero annidarsi nell’utero di quella madre.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
<div id="sdfootnote1">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote1sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1anc">1</a> Di frequente queste madri negano che ciò avvenga, spesso alla faccia della più palese delle evidenze, confermando in tale modo la presenza di nodi dissociativi.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote2sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote2anc">2</a> Mi pare dolorosamente emblematico il caso non raro di madri nubili che, pure di dare un cognome e un padre legale al figlio, si sposano con uomini che non amano o magari neppure stimano e con cui di certo non hanno una relazione particolarmente significativa e un coinvolgimento autentico, per cui le gravidanze successive sono vissute, per lo più inconsciamente, come un “prezzo” o un “risarcimento” da pagare per tutelare l’unica loro vera gravidanza. Non a caso, ho potuto notare che i figli successivi, in particolare il primo o la prima, spesso presentavano disturbi con rilevante componente dissociativa.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote3sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote3anc">3</a> Mi riferisco qui ad Annamaria Franzoni in Lorenzi, che ormai da anni sta interessando il giornalismo di cronaca e di costume con la sua tragica vicenda, legata all’uccisione del figlio secondogenito Samuele, avvenuta a Cogne il 30 gennaio 2002. Condannata in primo e secondo grado e in Cassazione, si è sempre proclamata innocente.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p style="text-indent:.32cm;margin-left:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote4sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote4anc">4</a> Il pomeriggio del giorno in cui Samuele viene ucciso ci sarebbe dovuta essere la festa di compleanno del figlio primogenito Davide, con il previsto invito di molti compagni di Davide e anche delle mamme: si trattava di fatto di una vera e propria entrata in società di Davide, che da poco aveva cominciato a frequentare la prima elementare (non si dimentichi che i sei anni sono l’età in cui il bambino compie la fase dell’Edipo e nasce al sociale in modo pieno, cosa che da noi coincide proprio con l’accesso alle Elementari). Era dunque un giorno di estremo rilievo per la madre, che da un lato vedeva il figlio primogenito emanciparsi, dall’altro lo “perdeva” (a monte di questo tanto eccessivo senso di “perdita” c’è senz’altro una grave disfunzione relazionale sia nella coppia che in entrambe le famiglie di origine). Se, come risulta dalle condanne in primo e secondo grado confermate in Cassazione, è stata la madre a uccidere Samuele, la dinamica omicida è spiegabile proprio a partire dall’analisi di questo conflitto materno tra il desiderio di tenere tutto per sé il figlio primogenito e quello contrapposto di vederlo aprirsi al sociale e al mondo degli altri, proprio attraverso quella festa che poi di fatto, guarda caso, non c’è. L’omicidio avviene in stretta coincidenza con la uscita da casa di Davide, che, accompagnato dalla madre, fa le poche decine di metri che lo portano alla fermata del pulmino per la scuola: è dunque il momento della uscita da casa, proprio nel giorno in cui Davide dovrebbe, nella misura prevista dalla sua età, uscirne anche psicologicamente. </span></p>
<p style="text-indent:.32cm;margin-left:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;">Nei dati di cronaca, non ho letto se e quanto il padre Stefano fosse coinvolto in questa festa, se e come in essa fosse prevista o esclusa la presenza sua e/o di altre figure maschili della famiglia (per esempio quella dei nonni, in particolare di quello materno); la cosa non mi parrebbe priva di rilievo, considerato che il festeggiato è il primo figlio maschio e che la festa ha una indubbia valenza iniziatica (costituiva, come si è detto, una vera e propria entrata in società). In sé curioso (vista anche la non frequente combinazione dei due nomi), è poi il fatto che, nella Bibbia, Samuele è colui che permette e consacra il passaggio dal regno del vecchio Saul a quello del piccolo Davide.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p align="justify"><a name="sdfootnote5sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote5anc">5</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Vedi quanto detto in </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>1.2.8.4. Appendice Quarta: “Dare il figlio al padre”</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote6sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote6anc">6</a> Che a occuparsi del nipote sia poi di fatto prevalentemente la nonna materna, non modifica il quadro relazionale. Ciò potrebbe difatti essere ascritto a una motivazione aggiuntiva molto complessa e, a mio avviso, giocata soprattutto in tre direzioni tra loro solo apparentemente contraddittorie:</span></p>
<ol>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;">da un lato la figlia, obbligando la madre a occuparsi del bambino, la colpisce, riaffermando ancora di più la propria vittoria edipica su di lei, che in tale modo è riuscita a “dare un figlio” al padre (o al fratello), per giunta usando la madre come baby sitter a tempo pieno; </span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;">dall’altro la figlia gratifica e risarcisce la madre, dichiarandola di fatto la madre, che lei colpevolmente ha “tradito”, come la migliore e l’unica davvero in grado di accudire il bambino;</span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;">dall’altro ancora la figlia &#8211; attraverso l’accudimento del bambino &#8211; punisce la madre del fatto che, perdendo il confronto edipico con lei, ha finito incestuosamente con lo scaricarle addosso il padre o il fratello, come se le dicesse: “se a concepirlo e a partorirlo ho dovuto pensarci io, almeno ad accudirlo devi pensarci tu, che mi hai buttato addosso tuo marito”.</span></p>
</li>
</ol>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote7sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote7anc">7</a> In seduta, in modo del tutto significativo e notevole, difficilmente si sbagliano: quando parlano degli altri figli, si rivolgono al marito e quasi sempre dicono: “i tuoi figli”; quando parlano del figlio privilegiato, non capita mai, che io sappia o che io ricordi (e su questo sto molto attento), che escano a dire al marito: “tuo figlio”. </span></p>
</div>
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		<title>Aforisma su buon umore e ottimismo</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/09/06/aforisma-su-buon-umore-e-ottimismo/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 22:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[AFORISMI]]></category>
		<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[legge e psiche]]></category>
		<category><![CDATA[morale e psiche]]></category>
		<category><![CDATA[società e psiche]]></category>
		<category><![CDATA[Aforisma su buon umore e ottimismo]]></category>
		<category><![CDATA[buon umore]]></category>
		<category><![CDATA[depressione e fisco]]></category>
		<category><![CDATA[essere depressi non conviene]]></category>
		<category><![CDATA[essere depresso non conviene]]></category>
		<category><![CDATA[ottimismo]]></category>
		<category><![CDATA[pagare le tasse]]></category>
		<category><![CDATA[tasse e depressione]]></category>

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		<description><![CDATA[Aforisma su buon umore e ottimismo
su buon umore e ottimismo
non si pagano ancora le tasse.
Essere depressi non conviene
neppure fiscalmente
 
 
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">Aforisma su buon umore e ottimismo</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">su buon umore e ottimismo</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">non si pagano ancora le tasse</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Essere depressi non conviene</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="center"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">neppure fiscalmente</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="center"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3491/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3491/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3491/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3491&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Incesto e cecità degli individui e della società</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 07:35:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Family secret]]></category>
		<category><![CDATA[abuso sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia e sistema familiare]]></category>
		<category><![CDATA[incesto e dinamiche incestuose]]></category>
		<category><![CDATA[madre]]></category>
		<category><![CDATA[morale e psiche]]></category>
		<category><![CDATA[politica e psiche]]></category>
		<category><![CDATA[segreti di famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[sesso sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[società e psiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Incesto e cecità degli individui e della società
Come bene avevano intuito gli antichi greci, la cecità, cioè l&#8217;incapacità di vedere, è la dimensione più propria dell&#8217;incesto. 
Oggi tuttavia l&#8217;esperienza clinica e la sua elaborazione teorica ci permettono di meglio precisare la formidabile intuizione degli antichi. La cecità è non soltanto l&#8217;esito finale dell&#8217;incesto (Edipo si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3483&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">Incesto e cecità degli individui e della società</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come bene avevano intuito gli antichi greci, la cecità, cioè l&#8217;incapacità di vedere, è la dimensione più propria dell&#8217;incesto. </span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Oggi tuttavia l&#8217;esperienza clinica e la sua elaborazione teorica ci permettono di meglio precisare la formidabile intuizione degli antichi. La cecità è non soltanto l&#8217;esito finale dell&#8217;incesto (Edipo si accieca dopo avere saputo dell&#8217;incesto con la propria madre Giocasta, dalla quale ha avuto quattro figli); ne è – ancora di più – la costante e la causa, in un circolo vizioso micidiale: l&#8217;incesto produce cecità, la cecità produce incesto. </span></span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Nella famiglia e fuori dalla famiglia nessuno vede. All&#8217;interno della famiglia la madre non vede l&#8217;incesto tra il padre e la figlia o tra il padre e il figlio (quando parlo di padre e di madre, li intendo in senso sia naturale che acquisito); il padre non vede l&#8217;incesto tra la madre e il figlio o tra la madre e la figlia. Identica cecità anche in ordine ad incesti che coinvolgano anche i nonni e le nonne con i nipoti o le nipoti, oppure i suoceri e le suocere con i generi o le nuore. Mi è capitato di vedere tutte le varianti possibili sia in ordine ai ruoli che alle età delle persone coinvolte. Eppure- sempre – il tutto avviene nella cecità più o meno assoluta: nessuno vede, nessuno vuole davvero vedere (per esempio, se e quando la terapia fa emergere l&#8217;incesto, cala o si estingue la motivazione terapeutica, quasi a dire: “vogliamo solo una terapia che ci permetta di continuare a non vedere, che di fatto legittimi il nostra non vedere”). Anche di fronte alla evidenza dei fatti, la prima reazione della famiglia è di non vedere o di negare l&#8217;evidenza o di sminuirne il più possibile l&#8217;ammissione. Gli stessi protagonisti, spesso, si convincono sempre più di essersi soltanto immaginati, forse di essersi solo sognati. É come se scattasse un corto circuito cognitivo: siccome non è possibile che una tale cosa avvenga, devo per forza essermela sognata, immaginata, colpevolmente sognata, colpevolemnete immaginata. </span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">In atri casi, capita che la cecità assuma la forma della banalizzazione dell&#8217;evento, del suo significato, della sua portata: “in fondo che male c&#8217;è?”, “dove è il problema?”, “non abbiamo fatto del male a nessuno”. Ricordo la frase di una madre, quando seppe che il suocero-nonno per una notte intera aveva fatto sesso con la ragazzina di nove anni: “in fondo non le ha fatto male e poi lei era mezzo addormentata”. </span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Anche la società pare proprio non vedere. Non mi è mai capitato di sentire di insegnanti o educatori di vario tipo che si siano davvero accorti che un ragazzo o una ragazza stavano vivendo una esperienza di incesto. Eppure basterebbe poco per vedere o per potere vedere. Basterebbe dare alcune chiavi di lettura dei comportamenti. Ma – ecco il punto – nessuno si sogna di porre il problema e, di conseguenza, i rimedi, proprio perché nessuno vuole vedere, proprio perché la società e le istituzioni non vogliono vedere, i giornali non vogliono vedere e non ne vogliono parlare. Quando “scoppiano” casi innegabili (per esempio il caso dal padre austriaco che ha tenuto per anni e anni segregata la figlia, facendola più volte partorire o abortire), si tende a proporre il caso come del tutto eccezionale e mostruoso, come l&#8217;eccezione che esce da una normalità intatta e rassicurante. </span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Credo che proprio qui stia l&#8217;aspetto più grave del problema: il non vedere, il non volere vedere e ammettere la diffusione dell&#8217;incesto, la sua – oserei dire &#8211; “normalità”. Quando una violenza tanto grande tende a porsi come “normale”, a essere cioè di fatto ammessa e consentita, lasciata accadere, allora quella violenza è inarrestabile. Ciò che si lascia accadere alla fine non interroga più, non pone più problemi, non è più un problema. A lasciare accadere la violenza come se fosse normale riescono i nazismi e la barbarie quando l&#8217;ottundimento della coscienza e della morale sono tanto scontati e diffusi da diventare e da essere – appunto &#8211; normali, di fatto se non di nome.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Chi è coinvolto in situazioni di incesto è vittima e causa di deficit cognitivi rilevanti. Lo stesso non vedere di cui abbiamo parlato è già di per sé un deficit cognitivo. Ma qui intendo qualcosa di più profondo e grave. La condizione della conoscenza è la presa di distanza: se non c&#8217;è presa di distanza, non c&#8217;è conoscenza, si estingue la conoscenza: sempre più, sempre più diffusamente, sempre più profondamente, fino a toccare la capacità di conoscere non soltanto con la mente, ma con il cuore, con l&#8217;anima, con l&#8217;empatia, con lo spirito. Ebbene la prima presa di distanza, quella che dà l&#8217;imprinting e la stessa possibilità di esserci di ogni altra è quella dal genitore, dalla madre, dal padre. È proprio questa prima, decisiva, fondamentale presa di distanza a venire negata dall&#8217;incesto (non solo quindi da quello fisico, ma prima ancora da quello psicologico tipico di famiglie e di società che impediscono od ostacolo lo svincolo dei figli). Per questo l&#8217;incesto produce la morte della conoscenza, del conoscere, dell&#8217;evolvere. Per questo, se l&#8217;incesto diventa o già è la “normalità”, a essere in gioco sono non soltanto la coscienza e la conoscenza di alcuni individui, ma quelle della intera società o della intera civiltà. Allora il rischio è quello della neandertalizzazione dell&#8217;</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>homo sapiens</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">, quindi della sua estinzione. Già questo blog ha parlato di neandertalizzazione in alcuni articoli. A essi rimando.</span></span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"> </p>
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		<title>Inizio della Prefazione de La tenerezza dell&#8217;eros</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 19:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Un legame profondo e bello unisce i gesti della relazione d’amore a quelli della relazione di accudimento. Questo legame dà tenerezza all’eros, ne fa l’evento più vivo e strutturante, più umano e bello, forse il più vero. 
In fondo, il messaggio delle pagine che seguono è tutto qui. 
Il discorso si snoda in due volumi, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3474&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Un legame profondo e bello unisce i gesti della relazione d’amore a quelli della relazione di accudimento. Questo legame dà tenerezza all’</span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><em>eros</em></span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">, ne fa l’evento più vivo e strutturante, più umano e bello, forse il più vero. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">In fondo, il messaggio delle pagine che seguono è tutto qui. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Il discorso si snoda in due volumi, il presente sottotitolato</span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><em> Gesti d’accudimento e gesti d’amore</em></span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"> e il prossimo, che verrà pubblicato a breve, sottotitolato </span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><em>Il Sé, la nudità, il corteggiamento</em></span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">. In realtà i due volumi costituiscono le due sezioni di un’unica opera e, come tali, sono indicate nei rinvii interni. La Sezione Prima è più apodittica: uno alla volta, mostra come ogni gesto d’amore, rinviando al gesto d’accudimento, lo riprenda</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote1anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">, mantenendone i significati originari e al tempo stesso aprendoli in ricchezza insospettata. La Sezione Seconda è più concettuale o, se si preferisce, teoretica</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote2anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">: rilegge quanto è stato detto, a partire da alcune nozioni chiave, quali il Sé, la nudità e il corteggiamento. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Le due Sezioni si fondano e, in certo qual modo, si completano a vicenda; possono anche essere lette ciascuna per conto proprio, così che ciascuno dei due volumi, che le contiene, può godere di vita autonoma.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Anche il linguaggio e il suo andamento variano. Dove si racconta e si mostra, la parola è più colloquiale, immediata; si presta a una lettura veloce; a tratti chiede al lettore di essere un po’ fanciullo, complice, sognatore. Dove si riflette, la parola prende distanza, chiede e vuole la mediazione del concetto, talora della competenza, spesso della riflessione. Chiedo scusa al lettore della non omogeneità e dei passaggi a volte repentini da una parola all’altra. Non sono riuscito a fare di meglio.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">* * *</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Mentre svolgo il mio lavoro di psicoterapeuta, cerco il più possibile di pensare come chi mi sta di fronte fosse da piccolo, quale bambino sia stato, che concepimento, gravidanza, parto, accudimento abbia avuto. Dai suoi gesti, vissuti e atteggiamenti attuali cerco di immaginarmi la modalità relazionale dei gesti, dei vissuti e degli atteggiamenti, con i quali è stato concepito e partorito, grazie ai quali ha cominciato a respirare, parlare, camminare, mangiare, dormire, svegliarsi, vivere, soffrire, gioire. Ogni volta trovo conferma di quanto siano legati tra loro gesti d’amore e gesti d’accudimento</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote3anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">. Ne sono sempre più convinto: tutti gli individui fanno l’amore con le stesse modalità relazionali con cui sono stati accuditi</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote4anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">; e viceversa. È come se si potesse dire: dimmi come fai l’amore oggi, da adulto, e ti dirò come sei stato accudito in passato, da bambino; o al contrario: dimmi come sei stato accudito e ti dirò come ami e come amerai. Certo, il tutto non è così meccanico come potrebbe apparire; perciò occorre inoltrarsi in queste pagine.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Il gesto d’amore è gesto originario e al tempo stesso ulteriore: sta al di qua, ma anche al di là della parola e di ogni altro gesto; è insieme gesto generante (allora sta al di qua) e gesto generato (allora sta al di là). Il gesto d’accudimento invece sta soltanto al di qua di ogni futuro gesto e di ogni futura parola, in quanto ne è la condizione e ne determina l’</span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><em>imprinting</em></span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">. Ecco perché il gesto d’amore rinvia a quello d’accudimento, ma subito lo trascende (non può dunque esaurirsi in esso), proprio come fa il simbolo</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote5anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"> con il dato concreto al quale si riferisce e al quale rinvia: lo riprende, ne scava i significati, allargandoli senza mai perderli o tradirli, fino a volerne intendere l’origine. Tuttavia, in certa maniera, anche il gesto d’accudimento si radica sul gesto d’amore, in un gioco complesso di rimandi e rinvii; addirittura, come si vedrà, nel caso del concepimento, in un attimo decisivo, gesto d’amore e gesto d’accudimento sono i due aspetti di un evento unico.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Questo libro è un po’ un’ottica nuova di guardare l’amore, un sentiero che tenta di inoltrarsi nella tenerezza e nelle passioni, così che se ne interpretino meglio i gesti, proprio nel doppio significato che il verbo </span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><em>interpretare</em></span></span><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"> ha in italiano: leggere con esattezza e agire con fedeltà ai significati. Si sospende il modo abituale di vedere (o non vedere) i gesti d’amore, per renderli più vicini alla vita e più godibili nel cuore e nella mente. Così, li si scopre strettamente legati ai gesti dell’accudimento da un tenerissimo continuo rinvio: per questo ne sono il simbolo. Il confine tra gesto d’amore e gesto d’accudimento è sottile e non così scontato come parrebbe a primo intuito. Soltanto la coscienza simbolica, tenace e appassionata esploratrice dei simboli, può, a mio avviso, indicarlo con deciso delicato rispetto.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">* * *</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">Quanto riceviamo dalla vita, spesso ci pare a volte un castigo immeritato, una pena inutile, un limite doloroso. Per riuscire a leggere la vita non come mancanza deludente, ma come straordinario esserci, ci vuole, a volte, l’intera esistenza; talora neppure questa basta. Anche sapere leggere l’amore e vivere la presenza dei suoi significati, è terribilmente raro. Così molti amori si perdono e muoiono; di frequente finiscono nell’odio, nell’indifferenza o, a sentire la cronaca, pure nel sangue. Se si guardasse e vivesse l’amore con occhi diversi</span></span><sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;"><a name="sdfootnote6anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:small;">, forse si starebbe meglio; magari si sarebbe felici. </span></span></p>
<div id="sdfootnote1">
<p align="justify"><a name="sdfootnote1sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote1anc">1</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Su questo principio, a quanto mi risulta, le culture formidabilmente concordano, pure nella diversità delle loro scelte e sottolineature. I gesti d’amore, quasi ripetendoli, si radicano sui gesti dell’accudimento, così che la relazione d’amore, riprendendo la relazione d’accudimento, rifonda la storia dei due amanti, la strutturazione dei loro </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>imprinting</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> più decisivi. È come se il loro amarsi fosse genitore dei due amanti, quasi a renderli fratelli di quel comune rinascere, che è il loro amarsi in-amorato. Forse per questo il </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Cantico dei Cantici </em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">chiama i due amanti “fratello” e “sorella”. Lo si vedrà nel corso dei capitoli.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote2sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote2anc">2</a> Per teoresi intendo l’esplicarsi della ricerca concettuale, al fine di vederci sempre più chiaramente: ragionando sui concetti, si può meglio contemplare la bella verità degli eventi e del loro accadere ed esserci. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p align="justify"><a name="sdfootnote3sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote3anc">3</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> Quando guardo all’essere umano e alla tenerezza dell’</span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>eros</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, il mio animo gioisce di stupore. Vedo in ogni essere umano il bambino, come stava nel pancione di sua mamma, davanti a lei sul fasciatoio o, più radicalmente ancora, dentro all’amore che l’ha concepito. Non riesco a non vedere nel muoversi dell’oggi il convergere prodigioso delle danze che, di amore in amore, hanno portato al concepimento di quella creatura, fino ad avviarla a sua volta all’esperienza d’amore. So che ogni persona, nella più profonda e fedele verità del suo Sé, è il suo concepimento (vedi il Capitolo Quarto).</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><a name="sdfootnote4sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote4anc">4</a> A meno che, naturalmente, non intervenga una adeguata azione terapeutica, l’unica capace di portare al cambiamento, qualora le modalità relazionali apprese siano disfunzionali o patogene.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p align="justify"><a name="sdfootnote5sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote5anc">5</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Simbolo</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> è letteralmente una delle parti della tessera dell’ospitalità (o dell’amicizia): due persone unite dal vincolo dell’ospitalità (o dell’amicizia), al momento del congedo rompevano in due parti l’</span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>óstrakon</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, cioè il pezzo d’argilla, che rappresentava il loro incontro, e ciascuna teneva con sé il proprio pezzo (poteva trattarsi anche di una moneta o di un anello rotto a metà). Quando poi essi o i loro discendenti si ritrovavano, le due parti venivano di nuovo messe insieme (il verbo </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>sym-ballein</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, ‘gettare insieme’, indicava questa azione di ri-com-posizione), per ri-conoscersi e testimoniare la ritrovata unità. Se nell’incontro ci si era conosciuti, ora, grazie al simbolo, ci si ri-conosceva: in tal modo si ri-trovava non soltanto l’unità della tessera ospitale (o amicale), ma anche della propria storia e della propria conoscenza. Che senso ha la conoscenza se non è possibilità di ri-conoscenza e di ri-conoscimento di sé e dell’altro da sé? L’unità era dunque ripresa e riaffermata nel successivo incontro. Ma anche nel distacco e nella lontananza, i due pezzi d’argilla rinviavano sia all’incontro già vissuto sia al futuro re-incontrarsi, erano cioè affermazione di continuità e di mai perduta unità. A questo significato di simbolo si rifà Platone, quando nel </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Simposio</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> (189 d &#8211; 193 d) dice il maschile e il femminile uno simbolo dell’altro (“Ognuno di noi è dunque la metà [σύμβολον] di un uomo resecato a mezzo com’è al modo delle sogliole: due pezzi da uno solo; e però sempre è in cerca della propria metà”; trad. di PieroPucci da PLATONE, </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Opere complete</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, vol. 3, Laterza, Bari, 1971, p. 175). A questo significato di rinvio, di ripresa di unità, di richiamo di senso, mi rifaccio anch’io quando uso la parola simbolo.</span></p>
<p style="text-indent:.32cm;margin-left:0;" align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;">Simbolo è dunque rinvio da una realtà a un’altra, oggetto che riprende un altro oggetto, evento che riprende un altro evento. È soprattutto &#8211; in questo libro &#8211; relazione che riprende un’altra relazione. Ciò che è ripreso è reso presente intenzionalmente in tutta la pregnanza dei suoi significati, che nella ripresa non vanno perduti, ma allargati, aperti. Ciò permette di in-tendere in continuità e unità la ri-conoscenza e il ri-conoscimento di sé, dell’altro da sé e dell’essere.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p align="justify"><a name="sdfootnote6sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdfootnote6anc">6</a><span style="font-family:Garamond, serif;"> In questo senso, penso, la storia e l’esistenza sono perdono nel senso letterale di </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>per-dono</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">: </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>per</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> esse, attraverso di esse, l’amore può dirsi come </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>dono</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">, cioè come quel dare senza del quale non è possibile alcun ricevere.</span></p>
</div>
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		<title>Endometrio, donne e Piero Angela</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 08:32:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Endometrio, donne e Piero Angela
Ieri sera uno dei capitoli forti della trasmissione di Piero Angela (Superquark, su RAI 1) riguardava i problemi dell&#8217;endometrio. Nessun accenno alla psicologia e alla situazione psicologica delle donne di cui si parlava. Ironia (o sarcasmo?) della sorte, il servizio successivo riguardava “l&#8217;intelligenza dei cani” ed era tutto svolto in chiave [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3464&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:xx-large;">Endometrio, donne e Piero Angela</span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.9cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Ieri sera uno dei capitoli forti della trasmissione di Piero Angela (</span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;"><em>Superquark</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">, su RAI 1) riguardava i problemi dell&#8217;endometrio. Nessun accenno alla psicologia e alla situazione psicologica delle donne di cui si parlava. Ironia (o sarcasmo?) della sorte, il servizio successivo riguardava “l&#8217;intelligenza dei cani” ed era tutto svolto in chiave psicologica. Come dire: solo i cani hanno diritto alla psiche, cioè all&#8217;anima, le donne no.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.9cm;margin-bottom:0;" align="left"><a name="pages-2"></a><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Tutto il discorso sull&#8217;endometrio si concludeva puntualmente con l&#8217;indicazione – quale unico rimedio suggerito &#8211; del ricorso alla pillola, quella che solitamente viene detta “pillola anticoncezionale” (di questa il blog ha già parlato nell&#8217;articolo </span></span></span></strong><strong><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/problemi-psichici/donna/pillola-e-femminilita/"><span style="color:#dc2300;"><span style="font-size:large;">Pillola e femminilità</span></span></a></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">, nel quale viene riportato anche il parere di Eleonora, un bravissimo medico). Di fatto, in parole povere, la conclusione di Piero Angela è questa: se hai problemi con la tua femminilità, congelali con la pillola o, come direbbe Eleonora, “soffoca le tue quattro femminilità” (vedi l&#8217;articolo).</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.9cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">L&#8217;endometrio è la mucosa che ricopre la parete dell&#8217;utero. Di solito, con le mie pazienti, sono uso chiamarla la </span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;"><em>pelle della interiorità femminile</em></span></span></span></strong><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">. Ebbene, secondo quanto mi dice l&#8217;esperienze clinica, non c&#8217;è organo più psichico della pelle e, per le donne, di questa magica pelle interiore che è l&#8217;endometrio. Quando le pazienti cominciano a risolvere i problemi della loro anima (insisto con l&#8217;indicare la psiche con il proprio significato originario), puntualmente guarda caso le mestruazioni si regolarizzano e diventano via via meno dolorose, il corpo sta bene e acquista in bellezza, la loro pelle esteriore e interiore è sempre più e sempre meglio abitata dalla dolce carezza della conciliazione con la femminilità. Stanno davvero meglio “nella loro pelle”.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.9cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">I sintomi più specificamente ginecologici, in particolare quelli riguardanti l&#8217;endometrio, sono molto spesso l&#8217;unica voce che resta all&#8217;inconscio di molte donne per potere farsi sentire, per emergere e chiedere aiuto. Se soffochiamo questa preziosissima voce, che senso ha essere e rimanere femmine, donne? Perché non ascoltarla attraverso una buona psicoterapia? Perché non legittimarne le indicazioni, strutturarne e superarne il grido, la protesta, la paura, l&#8217;angoscia?</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.9cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Nel servizio di Angela, quasi marginalmente, si accennava al rapporto tra problemi all&#8217;endometrio e sistema immunitario. Perché non si è scavato in quella direzione? Anche il medico più sprovveduto non può non sapere quanto strettamente siano legati psiche e sistema immunitario e quanto in particolare gli eventi depressivi agiscano negativamente sul sistema immunitario. La depressione (non necessariamente – occorre ribadirlo – coincide con comportamenti depressi) è dovuta a un rapporto non adeguato e non elaborato tra la madre e il bambino dal concepimento fino a tutto l&#8217;accudimento. È lì che bisogna intervenire e agire attraverso una buona psicoterapia. Il rapporto con la propria madre è per la donna la via di accesso al rapporto con la propria identità femminile: se non si affrontano i nodi non risolti di questo rapporto, prima o poi emerge qualche sintomo legato agli aspetti più femminili della donna. Di questo quasi sempre si dà – a livello conscio – colpa o al partner o al caso e -ironia della sorte – ci si va quasi sempre a lamentare con la propria madre, che, sia pure involontariamente (di solito), è la causa dei propri problemi.</span></span></span></strong></p>
<p style="text-indent:.9cm;margin-bottom:0;" align="left"><strong><span style="color:#e6e6e6;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">A margine una piccola notazione: gli unici a trarre vantaggio da una trasmissione come quella di ieri sera sono i budget delle case farmaceutiche, che producono la pillola, e die farmacisti, che la vendono. E poi dicono che la RAI fa poca pubblicità palese o nascosta.</span></span></span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><strong> </strong></p>
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		<title>Dimmi come ti vesti e chi cura i tuoi vestiti; ti dirò chi sei</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 07:08:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dimmi come ti vesti e chi cura i tuoi vestiti; ti dirò chi sei
Nella mia esperienza clinica ho notato quanto possa essere illuminante – in chiave sia di anamnesi che di diagnosi e prognosi – chiedere al paziente il racconto di quando e come sono avvenuti la scelta e l&#8217;acquisto del primo vestito scelto e/o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3459&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Dimmi come ti vesti e chi cura i tuoi vestiti; ti dirò chi sei</strong></span></span></p>
<p style="text-indent:1.01cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;">Nella mia esperienza clinica ho notato quanto possa essere illuminante – in chiave sia di anamnesi che di diagnosi e prognosi – chiedere al paziente il racconto di quando e come sono avvenuti la scelta e l&#8217;acquisto del primo vestito scelto e/o acquistato in proprio. Per quanto incredibile possa sembrare, sono moltissime le persona, anche apparentemente molto evolute e autonome, che non hanno mai scelto o/e acquistato in proprio un vestito. Portare il paziente a scegliersi o/e acquistarsi in proprio un vestito, può costituire – in molti casi – una mossa terapeutica efficace e rilevante.</span></p>
<p style="text-indent:1.01cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;">Per esempio, uno dei segni prognostici più signifcativi di fronte a una crisi in coppia sta nel vedere chi compra, lava e gestisce i vestiti del coniuge che si allontana (ma anche di quello che viene lasciato). Se, come spesso accade, è la madre o la sorella, significa che in gran parte quel coniuge o non si è mai davvero <span style="font-family:Times New Roman, serif;">«</span><span style="font-family:Times New Roman, serif;">sposato</span><span style="font-family:Times New Roman, serif;">»</span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"> o è massicciamente regredito, tornando nel mondo dal quale sarebbe dovuto essere ormai fuori. Né valgono a giustifica di ciò le ragioni di praticità o utilità che di solito vengono addotte. In realtà queste ragioni, lungi dall&#8217;essere la causa del comportamento, sono a loro volta la conseguenza di uno svincolo mai davvero attuato o, come si diceva, di una regressione massiccia in atto.</span></span></p>
<p style="text-indent:1.01cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Decisivo è poi il momento in cui un figlio comincia a vestirsi a modo suo, lasciando e perdendo i vestiti che il genitore gli aveva messo. Che questo avvenga nel segno del piacere e non del conflitto solo lacerante caratterizzato spesso da modalità reattive nel figlio e di imposizione nel genitore, è ovviamente più che auspicabile. Dimmi con quanto piacere sai e puoi vestirti, e ti dirò quanto autonomo e libero sei, e quanta capacità di amore hai. Naturalmente, quanto qui sto dicendo in ordine al rapporto famigliare tra il figlio e il genitore, vale anche in ordine al rapporto sociale tra la generazione degli adolescenti o dei giovani e quella degli adulti, con tutte le sporgenze ideologiche, religiose, politiche ed economiche che tale ampliamento di livello sottende (per esempio non va ignorato, quanto e come il vestire sia campo di azione dell’industria, oltre che manifatturiera, anche culturale e degli interessi, oltre che economici, anche politici, ideologici e religiosi).</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
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		<title>L&#8217;essere umano è complesso, non complicato</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 11:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;essere umano è complesso, non complicato
Nel mio lavoro di terapeuta ogni giorno tocco con mano abissi di profondissima complessità. L&#8217;essere umano – mi trovo spesso a dire &#8211; non può non essere creatura divina. Se non lo fosse, sarebbe soltanto un banale, complicatissimo meccanismo di 60-70 chili d&#8217;acqua. Non saprebbe, come sa, di disperazione e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3438&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>L&#8217;essere umano è complesso, non complicato</strong></span></span></span></h1>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;"><strong><span style="font-size:medium;">Nel mio lavoro di terapeuta ogni giorno tocco con mano abissi di profondissima complessità. L&#8217;essere umano – mi trovo spesso a dire &#8211; non può non essere creatura divina. Se non lo fosse, sarebbe soltanto un banale, complicatissimo meccanismo di 60-70 chili d&#8217;acqua. Non saprebbe, come sa, di disperazione e di gioia, di noie sorde e di inquiete attese. Né le sue angosce sarebbero tanto assurde. Né saprebbe di paniche sorprendenti taciute speranze. Prima dell&#8217;uomo sono preghiera la sua disperazione illimitata, le sue paure urlanti, la sua infinita angoscia, la sua stessa stupefacente stupita stupidità, il suo tenerissimo timidissimo bisogno di affidarsi, la sua voglia così negata e ostinata di tenera dolce in-amorante spaesante carezza.</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
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		<title>TRADIMENTI: UNA COPPIA SU TRE FINGE DI NON VEDERE</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 10:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[TRADIMENTI: UNA COPPIA SU TRE FINGE DI NON VEDERE
Spicca tra le news di stamattina: 
«Le coppie italiane chiudono gli occhi di fronte ai tradimenti. Trionfa l&#8217;ipocrisia e l&#8217;omerta&#8217; a fin di &#8220;bene&#8221;. (&#8230;) un corposo 30% decide di &#8220;soprassedere&#8221;. Questa è la novità che emerge da uno studio condotto dall&#8217;associazione Donne e Qualita&#8217; della Vita, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3430&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">TRADIMENTI: UNA COPPIA SU TRE FINGE DI NON VEDERE</span></span></h1>
<p><span style="font-size:medium;"><strong>Spicca tra le news di stamattina</strong>: </span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><em><span style="font-family:Times New Roman, serif;">«</span>Le coppie italiane chiudono gli occhi di fronte ai tradimenti. Trionfa l&#8217;ipocrisia e l&#8217;omerta&#8217; a fin di &#8220;bene&#8221;. (&#8230;) un corposo 30% decide di &#8220;soprassedere&#8221;. Questa è la novità che emerge da uno studio condotto dall&#8217;associazione Donne e Qualita&#8217; della Vita, presieduta dalla psicologa Serenella Salomoni su un campione di 800 coppie italiane di età compresa tra i 25 e i 70 anni. Sono le donne, con il 45%, a essere più restie e a &#8220;riconoscere&#8221; il tradimento, ma anche gli uomini non scherzano, infatti, ben il 30% e&#8217; pronto a voltare lo sguardo e fingere che non sia accaduto nulla. Una sorte di gioco delle tre scimmiette che tra le coppie sposate raggiunge il suo massimo, con il 55% delle mogli e il 38% dei mariti che preferiscono far finta di non sapere e negare le evidenze. Una resa al tradimento che le donne motivano in modo più nobile degli uomini. Per il gentil sesso la scelta di chiudere gli occhi sta nella salvaguardia della famiglia per il 31%, segue il bene dei figli con il 28%, terzo la stabilità per il 18%, la paura di perdere il benessere raggiunto per l&#8217;11% e infine, il 3% del campione dichiara di non ritenerlo una colpa grave e su cui decide di sorvolare. C&#8217;e&#8217; anche un sincero 8% che lo fa per pura ipocrisia sociale. Tra gli uomini è l&#8217;orgoglio la motivazione principale, ben il 37% nega l&#8217;evidenza per non ferire la propria virilità, il 26% lo fa perché spaventato dall&#8217;incertezza di trovare una nuova compagna, seguono la salvaguardia della famiglia (16%), il bene dei figli (12%) e anche per il macho italiano pare che ormai l&#8217;esser tradito non sia il peggiore dei mali (2%)<span style="font-family:Times New Roman, serif;">».</span></em></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-style:normal;"><strong>Il mio commento:</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;">Le ragioni dichiarate e consce di un fenomeno solitamente sono funzionali al fenomeno stesso, in certo modo lo sorreggono e lo giustificano, soprattutto se e quando – come in questo caso – il fenomeno interroga in profondità il Sé, l&#8217;intimità, la nudità, il sesso, l&#8217;identità, quanto di più profondo è l&#8217;essere umano. Molto facilmente, dunque, la ragione vera è altra rispetto ai vissuti e alla loro verbalizzazione.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Secondo quanto l&#8217;esperienza clinica mi suggerisce, alla base del tradimento c&#8217;è un bisogno difensivo. È come se, attraverso il tradimento, la coppia paradossalmente difendesse sé stessa. È come se paradossalmente i due dicessero a loro stessi: “se ci tradiamo, esistiamo”, “se è ferita e proprio perché è ferita, la coppia allora esiste”. </span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">In questo modo (dando cioè l&#8217;illusione alla coppia di esistere) il tradimento nasconde il vero dramma: la non esistenza della coppia, la sua mancata costituzione, la sua incapacità di essere e di strutturarsi come il luogo della identificazione del Noi.</span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Da un lato le famiglie d&#8217;origine troppo risucchianti, dall&#8217;altro le personalità molto fragili dei partners rendono sempre più raro e acrobatico lo stupendo e straordinario costituirsi e viversi del Noi (ne ho parlato nel mio ultim</span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;">o libro </span></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>La tenerezza dell&#8217;eros</em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;">, al quale rinvio). </span></span></span></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="font-style:normal;">Allora tradire può dare alla coppia l&#8217;illusione comunque di esistere, di esserci. Può persino dare l&#8217;illusione di potersi separare, magari proprio a causa – guarda caso – di un tradimento. Molte separazioni, in realtà, altro non sono che la formalizzazione della non esistenza della coppia.</span></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> Ma guai a dirlo!</span></span></p>
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		<title>La vita è bellissima</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 05:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[stupore e meravigllia]]></category>
		<category><![CDATA[diaframmini]]></category>
		<category><![CDATA[gioia]]></category>
		<category><![CDATA[La vita è bellissima]]></category>
		<category><![CDATA[polmoncini]]></category>
		<category><![CDATA[poppatine di un neonato]]></category>
		<category><![CDATA[stupore]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita è bellissima
La vita è bellissima. Ogni attimo uno stupore, ogni giorno una gioia, ogni istante una contemplazione. Non c&#8217;è nulla che non possa sbocciare in corolle prodigiose. Se solo avessimo polmoni tanto grandi e diaframmi così profondi, potremmo respirarla tutta in tutto, ogni volta tutte le volte.
Ma si può goderla a pieno anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3420&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;">La vita è bellissima</span></span></span></h1>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>La vita è bellissima. Ogni attimo uno stupore, ogni giorno una gioia, ogni istante una contemplazione. Non c&#8217;è nulla che non possa sbocciare in corolle prodigiose. Se solo avessimo polmoni tanto grandi e diaframmi così profondi, potremmo respirarla tutta in tutto, ogni volta tutte le volte.</strong></span></p>
<p style="text-indent:1.03cm;margin-bottom:0;"><span style="font-size:medium;"><strong>Ma si può goderla a pieno anche con i nostri polmoncini, i nostri piccoli diaframmini. Basta inspirarla un pochino per volta, come le poppatine sapienti di un neonato. E farci sonni potenti, abitati dal sogno, cullati dalla vita, colorati dall&#8217;amore. Al risveglio poi sarà un piacere dare realtà ai sogni, vita alla vita, colore e amore al mondo.</strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"> </p>
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		<title>aforisma della fragilità femminile</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/08/18/aforisma-della-fragilita-femminile/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 04:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[innamoramento]]></category>
		<category><![CDATA[stupore e meravigllia]]></category>
		<category><![CDATA[aforisma della fragilità femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[aforisma della fragilità femminile
c&#8217;è una fragilità femminile
tenerissima e profonda
che, per fortuna di quasi tutte le donne,
di rado gli uomini conoscono
e che, per delizia di alcune,
solo qualche uomo sa davvero amare
 
 
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3414&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>aforisma della fragilità femminile</strong></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>c&#8217;è una fragilità femminile</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>tenerissima e profonda</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>che, per fortuna di quasi tutte le donne,</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>di rado gli uomini conoscono</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>e che, per delizia di alcune,</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>solo qualche uomo sa davvero amare</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
<p style="margin-bottom:0;" align="center"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3414/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3414/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3414/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3414&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Coppia e famiglie di origine (un capitoletto dal mio ultimo libro La tenerezza dell&#8217;eros)</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/08/14/coppia-e-famiglie-di-origine-un-capitoletto-dal-mio-ultimo-libro-la-tenerezza-delleros/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 12:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia e sistema familiare]]></category>
		<category><![CDATA[innamoramento]]></category>
		<category><![CDATA[coppia e famiglia d'origine]]></category>
		<category><![CDATA[Coppia e famiglie di origine]]></category>
		<category><![CDATA[Coppia e famiglie di origine (un capitoletto dal mio ultimo libro La tenerezza dell'eros)]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia d'origine]]></category>
		<category><![CDATA[funzione della famiglia d'origine]]></category>
		<category><![CDATA[La tenerezza dell'eros]]></category>
		<category><![CDATA[mio ultimo libro]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto con la famiglia d'origine]]></category>
		<category><![CDATA[un capitoletto]]></category>

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		<description><![CDATA[Coppia e famiglie di origine (un capitoletto dal mio ultimo libro La tenerezza dell&#8217;eros)

1.7.3.1. &#8211; Coppia e famiglie d’origine
Quando i due in-amorati sono uniti dal gesto d’amore dello sguardo di stupore, nel tra della loro relazione d’amore essi sono il mondo e l’aprirsi di infiniti mondi. Perciò, quando giungono al gesto d’amore dello sguardo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3404&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="font-style:normal;text-indent:.05cm;margin-left:.03cm;" align="justify"><span style="color:#ff0000;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Coppia e famiglie di origine (un capitoletto dal mio ultimo libro <em>La tenerezza dell&#8217;eros</em>)</strong></span></span></span></p>
<p align="justify">
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;"><em>1.7.3.1. &#8211; Coppia e famiglie d’origine</em></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Quando i due in-amorati sono uniti dal gesto d’amore dello sguardo di stupore, nel <em>tra</em> della loro relazione d’amore essi sono il mondo e l’aprirsi di infiniti mondi. Perciò, quando giungono al gesto d’amore dello sguardo di stupore, dovrebbero essere autonomi rispetto alle famiglie d’origine, averle già lasciate, non appoggiandosi ai genitori, ma affidandosi l’uno all’altro, confidando nell’identificante forte potere della loro relazione. Riportarsi<sup><a name="sdendnote1anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote1sym"><sup>i</sup></a></sup> al padre e alla madre dovrebbe essere inutile, proprio nello stesso modo in cui la placenta, dopo il parto, diventa inutile per il bambino. Per i due in-amorati la unica vera famiglia è il loro essere coppia, a partire dal gesto d’amore dello sguardo di stupore che li fa in-amorare<sup><a name="sdendnote2anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote2sym"><sup>ii</sup></a></sup>. La famiglia d’origine va lasciata; il suo ruolo è solo di formazione e di avvio. Se essa trattiene oltre il necessario, significa che non ha adeguatamente svolto il proprio compito.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Proprio come la madre non è il figlio, così la famiglia d’origine non è la vera famiglia di un individuo che si identifichi nel suo destino di in-amorato. <em><strong>La nostra vera famiglia è quella non dalla quale partiamo, ma alla quale siamo chiamati dalla possibilità della relazione d’amore</strong></em>. </span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Finita la propria funzione formativa, la famiglia d’origine lascia andare il figlio, lascia che il figlio la lasci, lo partorisce alla sua adolescenza<sup><a name="sdendnote3anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote3sym"><sup>iii</sup></a></sup> e giovinezza e alla sua vera famiglia. I genitori possono allora finalmente tornare a essere, in tutto e per tutto, quello che mai avrebbero dovuto dimenticare e cessare di poter essere: i due amanti uniti tra loro dal gesto d’amore dello sguardo di stupore. Dismessi il ruolo e la funzione genitoriali, possono a pieno rituffarsi nel poter essere la loro identità di in-amorati.</span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:large;">Tra l’altro, soltanto tornando a poter essere amanti, essi compiono fino in fondo la loro funzione di genitori, perché pre-senziano al figlio, che se ne va, l’esperienza viva della possibilità di essere coppia, di vivere in continuità l’avventura straordinaria dello stupore d’amore. Gli danno non soltanto la struttura relazionale dell’essere coppia, ma con questa struttura e in questa struttura gli danno l’<em>imprinting</em> della speranza, dell’amore come sguardo di stupore e come continuità di in-amorarsi. E &#8211; quel che è straordinario &#8211; compiono così la loro funzione, proprio non pensando più a essa, cessando di svolgerla, tornando alla pienezza della loro possibile dinamica d’amore<sup><a name="sdendnote4anc" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote4sym"><sup>iv</sup></a></sup>. Grazie a ciò, muore del tutto il figlio e nasce del tutto l’uomo. Proprio come ha fatto Dio, che, morendo alla possibilità di vedere il proprio mondo come l’unico mondo possibile, si è messo nelle mani e nelle carni dell’uomo, permettendogli di essere lui il mondo e l’infinita possibilità dei mondi e delle storie.</span></span></p>
<div id="sdendnote1">
<p align="justify"><span style="font-size:medium;"><a name="sdendnote1sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote1anc">i</a><span style="font-family:Garamond, serif;">Uso qui </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>riportarsi</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> in contrapposizione a </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>rinviare</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;">. </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>Riportarsi</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> comporta quel bisogno di tornare ai genitori tipico di famiglie dalle storie incompiute, dalle dipendenze non riscattate, dalle autonomie non raggiunte, dove i figli restano figli senza diventare mai adulti, in un rapporto ambivalente con le figure genitoriali: mentre pare siano i figli ad avere </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>ancora</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> bisogno di sostegno, in realtà, a livello tanto profondo quanto misconosciuto, sono i genitori, che non ricevendo la loro identificazione primaria dalla propria relazione di coppia, hanno bisogno di mantenersi nel ruolo genitoriale, per potere garantirsi &#8211; grazie al ruolo &#8211; l’identità; è come se la funzione genitoriale dovesse compulsivamente continuare, mantenersi miticamente all’infinito, asservendo a sé il figlio, trattenendolo, prevaricando la sua possibilità di essere una storia nuova. Al contrario, </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>rinviare</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> sé ai genitori è dinamica di libertà propria della coscienza simbolica: avendo la vicenda dei genitori senso in sé stessa, il figlio nella propria nuova identità di adulto può ri-prendere quanto della vita e dell’esistenza dei genitori ci poteva essere di bello e positivo, così da trarne in-spirazione e tentare, nella propria storia, un’ulteriore acquisizione di felicità.</span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote2">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:medium;"><a name="sdendnote2sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote2anc">ii</a>Appartenendo lo sguardo di stupore alla dimensione dell’originario, ne deriva che la vera famiglia di un bambino non è tanto quella in cui è, quanto quella che egli potrà essere nella sua relazione di coppia. Se, con cultura e ottica nuove, si potesse vivere e sentire questo, molte vicende di dolore, dipendenza e non identificazione forse non ci sarebbero.</span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote3">
<p align="justify"><span style="font-family:Garamond, serif;"><span style="font-size:medium;"><a name="sdendnote3sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote3anc">iii</a>Intendo qui adolescenza in senso ampio, comprendendo tutta l’età post-edipica. </span></span></p>
</div>
<div id="sdendnote4">
<p align="justify"><span style="font-size:medium;"><a name="sdendnote4sym" href="http://gigicortesi.wordpress.com/wp-admin/#sdendnote4anc">iv</a><span style="font-family:Garamond, serif;">L’esperienza terapeutica mi suggerisce una esortazione sempre utilissima: che i genitori tornino totalmente alla loro possibile identità di amanti non in funzione del figlio, ma in funzione di loro stessi; non perché questo aiuta il figlio, ma perché lì sta la culla della loro vera identità. Se lo facessero in funzione del figlio, non cesserebbero di fare i genitori e tratterrebbero, in modo ancora più sottile, il figlio, impedendone lo svincolo nel momento stesso in cui credono o cercano di permetterlo o perfino di facilitarlo, oltretutto attivando o accentuando un patogeno contesto di messaggi paradossali (“ci amiamo, perché </span><span style="font-family:Garamond, serif;"><em>dobbiamo</em></span><span style="font-family:Garamond, serif;"> amarci”) e a doppio legame (“ci ameremo finché tu sarai autonomo, per cui, se vuoi che noi continuiamo ad amarci, non devi essere autonomo”). Lo svincolo del figlio, invece, avviene proprio perché i genitori, non pensando a lui, vivono a pieno la propria relazione di coppia in tutto il suo crescente voltaggio relazionale.</span></span></p>
</div>
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		<item>
		<title>Matilde è nata alle 3,52 dell&#8217;11-8-2009.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 10:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[stanotte alle 3,52 dell&#8217;11 agosto 2009
è nata Matilde,
creatura stupenda di Dio,
figlia di Daniele e Monica
e nipote di Rosi e Gigi.
Grazie alla Madonnina di Lourdes,
a S. Monica e S. Chiara,
ai bisnonni Ginetta, Sandro ed Emilio.
Grazie per la vicinanza e l&#8217;affetto
a Claudia e Alessandra.
Oggi 11 agosto 2009 le visite al blog
hanno raggiunto quota 100.000 !!!!
    [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3399&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">stanotte alle 3,52 dell&#8217;11 agosto 2009</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">è nata Matilde,</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">creatura stupenda di Dio,</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">figlia di Daniele e Monica</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">e nipote di Rosi e Gigi.</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">Grazie alla Madonnina di Lourdes,</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">a S. Monica e S. Chiara,</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">ai bisnonni Ginetta, Sandro ed Emilio.</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">Grazie per la vicinanza e l&#8217;affetto</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;">a Claudia e Alessandra.</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;color:red;">Oggi 11 agosto 2009 le visite al blog</span></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="font-size:16pt;color:red;">hanno raggiunto quota 100.000 !!!!</span></h1>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3399/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3399/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3399/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3399&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Bacio e adolescente. Due capitoletti da mio libro La tenerezza dell&#8217;eros (dal capitolo sul Bacio)</title>
		<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/08/08/due-capitoletti-da-mio-libro-la-tenerezza-delleros-dal-capitolo-sul-bacio/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 02:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[sesso sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[stupore e meravigllia]]></category>
		<category><![CDATA[adolescente]]></category>
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		<category><![CDATA[bacio come pecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[capitolo sul Bacio. la tenerezza dell'eros di gigi cortesi]]></category>
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		<category><![CDATA[gesto d'amore]]></category>
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		<category><![CDATA[omologazione]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto sensazione picere]]></category>
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		<category><![CDATA[sesso e adolescente]]></category>
		<category><![CDATA[sesso e adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[significato culturale del bacio]]></category>
		<category><![CDATA[significato culturale del rapporto sensazione picere]]></category>
		<category><![CDATA[significato del bacio]]></category>
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		<description><![CDATA[Bacio e Adolescente. Due capitoletti da mio libro La tenerezza dell&#8217;eros (dal capitolo sul Bacio)
 
1.1.1.3. &#8211; Non è la sensazione del piacere a dare significato al bacio
 
Nella nostra cultura è molto forte la convinzione che i gesti d&#8217;amore siano belli perché danno piacere. È vero il contrario: è perché sono belli che danno piacere. 
Legare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3376&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="font-style:normal;margin-bottom:0;"><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;"><strong>Bacio e Adolescente. Due capitoletti da mio libro <em>La tenerezza dell&#8217;eros</em> (dal capitolo sul Bacio)</strong></span></span></p>
<p style="text-indent:-.95cm;margin-bottom:0;margin-left:.95cm;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:-.95cm;margin-bottom:0;margin-left:.95cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em><strong>1.1.1.3. &#8211; Non è la sensazione del piacere a dare significato al bacio</strong></em></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Nella nostra cultura è molto forte la convinzione che i gesti d&#8217;amore siano belli perché danno piacere. È vero il contrario: è perché sono belli che danno piacere. </strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Legare il piacere alla sensazione, identificarlo con essa è una delle illusioni tipiche della nostra cultura, giocata sulla separazione tra sensazione e significato, persuasa che nell’uomo possano esserci sensazioni a sé stanti e assolute, astratte dal mondo relazionale della persona, dalla sua storia, dai suoi significati. Non è così. Se così fosse, non si capirebbe, per esempio, perché spesso un piccolo bacio appena accennato possa dare più piacere di un bacio insistito e prolungato.</strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>La nostra cultura, avendo rinunciato al legame profondo che unisce gesti e significati, è poi costretta a esasperare la logica del fare, a trasformare le azioni in tecnica, e i gesti nella tecnica di loro stessi, nell’illusione che la tecnica alla fin fine coincida con il significato, sia il significato. È un’illusione in fondo necessaria per la nostra cultura: ci si condanna sì a una ricerca ossessiva e mai paga di una tecnica sempre più allenata ed esasperata, ma al tempo stesso ci si dà l’alibi per non pensare, per non guardare al fondo della solitudine e della disperazione che ci abitano. </strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Così, ormai convinti che la tecnica sia l’essenza delle cose e al tempo stesso l’unica sicura porta all’omologazione e al piacere, spesso, di fronte a un gesto d’amore, ci blocchiamo, nel timore di non possedere abbastanza tecnica per esprimerlo. Come mostra l’episodio che vado a raccontare.</strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:-.95cm;margin-bottom:0;margin-left:.95cm;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em><strong>1.1.1.4. &#8211; Un episodio significativo</strong></em></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Una ventina di anni fa, in un paese dell’estrema periferia metropolitana di Milano un episodio mi mise di fronte all’inevitabile constatazione di quanto ormai tutto ciò fosse diffuso. </strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Durante una mia piccola conferenza a giovanissimi preadolescenti, un ragazzino di dieci anni si alzò e in tutta tranquillità sua e dell’uditorio dei suoi coetanei mi chiese: “Quando si può cominciare a baciare con la lingua una ragazza?”. La sua preoccupazione era rivolta ai tempi e alla tecnica del gesto, non certo al suo significato soprattutto relazionale, non certo alla ragazza, meno che meno al desiderio e al piacere di parlare con lei, di conoscerla, di relazionarsi con il suo mondo. Per lui il bacio non era un gesto di comunicazione, ma semplicemente una performance. L’unico significato che poteva essere sotteso a quel gesto era la conferma narcisistica di sé di fronte alla paura della inadeguatezza, della incapacità di essere autore di quella performance. Con quel gesto appiattito a tecnica egli non comunicava né con la ragazza né con il mondo dei significati e, in fondo, neppure ricavava piacere; soltanto e senza certo esserne consapevole, attraverso quel gesto, tentava una impotente risposta alle proprie paure non soltanto di preadolescente, ma già di uomo d’occidente. In tale modo perdeva tutto quel mondo di significati e di relazioni che con timore e tremore un bacio, il primo bacio d’adolescente, ha magicamente in sé. Aveva paura di una incapacità, e stava perdendo la magia del bacio. </strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Quel ragazzino aveva dieci anni, lo sguardo aperto e vivace, l’espressione intelligente. E già la nostra cultura ne condizionava i gesti, impedendone la fruizione dei significati.</strong></span></span></p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
<p style="text-indent:.95cm;margin-bottom:0;" align="justify"> </p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gigicortesi.wordpress.com/3376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gigicortesi.wordpress.com/3376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gigicortesi.wordpress.com/3376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gigicortesi.wordpress.com/3376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gigicortesi.wordpress.com/3376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gigicortesi.wordpress.com/3376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gigicortesi.wordpress.com/3376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gigicortesi.wordpress.com/3376/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gigicortesi.wordpress.com/3376/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gigicortesi.wordpress.com/3376/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3376&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Preghiera al Padre</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 08:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[POESIE]]></category>
		<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[PREGHIERE]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[il divino]]></category>
		<category><![CDATA[poesie e preghiere]]></category>
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		<category><![CDATA[spaesamento]]></category>
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		<category><![CDATA[attimo e eternità]]></category>
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		<category><![CDATA[Preghiera al Padre]]></category>
		<category><![CDATA[restituire al padre]]></category>
		<category><![CDATA[riporre sé nel gesto d'inizio]]></category>
		<category><![CDATA[riporre sé nel padre]]></category>
		<category><![CDATA[rosi aspettando]]></category>
		<category><![CDATA[smarrimento]]></category>
		<category><![CDATA[spaesarsi dei mondi]]></category>
		<category><![CDATA[stupore di parola e di soffio]]></category>

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		<description><![CDATA[Preghiera al Padre

 
Restituirò a te, Padre,
ogni mia umanità,
riporrò me stesso
nel tuo gesto d&#8217;inizio,
nel tuo stupore di Parola e di Soffio.
Imploderò in te.
Finalmente godrò gli attimi
contemplati nell&#8217;eterna continuità,
finalmente vivrò le eternità
nella gioia brillante
degli attimi di un unico attimo.

 
Una solitudine nuova
oggi sbrana l&#8217;uomo:
più non si identifica l&#8217;individuo,
l&#8217;impotenza vive della identità,
l&#8217;angoscia inspira dello smarrito spaesarsi
dei mondi. 

 
Nel tuo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gigicortesi.wordpress.com&blog=4051961&post=3367&subd=gigicortesi&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">Preghiera al Padre</span></span></strong></strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center">
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong> </strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Restituirò a te, Padre,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>ogni mia umanità,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>riporrò me stesso</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>nel tuo gesto d&#8217;inizio,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>nel tuo stupore di Parola e di Soffio.</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Imploderò in te.</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:-.03cm;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Finalmente godrò gli attimi</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>contemplati nell&#8217;eterna continuità,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>finalmente vivrò le eternità</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>nella gioia brillante</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>degli attimi di un unico attimo.</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center">
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong> </strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Una solitudine nuova</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>oggi sbrana l&#8217;uomo:</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>più non si identifica l&#8217;individuo,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>l&#8217;impotenza vive della identità,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>l&#8217;angoscia inspira dello smarrito spaesarsi</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>dei mondi. </strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center">
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong> </strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Nel tuo stupore riprenderò</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>il gioco saggio del simbolo</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Rosi aspettando,</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>abbandonato in te</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>come bambino</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>in un sonno gustato.</strong></span></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center">
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="center"> </p>
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		<title>Aforisma sconsolato sulla coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 01:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[AFORISMI]]></category>
		<category><![CDATA[POESIE, PREGHIERE, AFORISMI, RACCONTI]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
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		<category><![CDATA[Aforisma sconsolato sulla coppia]]></category>
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		<category><![CDATA[formazione della coppia. trovare il partner]]></category>
		<category><![CDATA[inguaribilità della donna]]></category>
		<category><![CDATA[maschi stupidi]]></category>
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		<description><![CDATA[Aforisma sconsolato sulla coppia
se spesso nella scelta del partner
i maschi non fossero stupidi superficiali
e le donne inguaribili masochiste
forse ben poche coppie si formerebbero
 

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2 style="text-align:center;font-style:normal;"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="font-size:x-large;">Aforisma sconsolato sulla coppia</span></span></strong></strong></span></span></h2>
<p style="font-style:normal;text-indent:.08cm;margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>se spesso nella scelta del partner</strong></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:.08cm;margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>i maschi non fossero stupidi superficiali</strong></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:.08cm;margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>e le donne inguaribili masochiste</strong></span></p>
<p style="font-style:normal;text-indent:.08cm;margin-bottom:0;" align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>forse ben poche coppie si formerebbero</strong></span></p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="left"> </p>
<p style="font-style:normal;margin-bottom:.5cm;" align="left">
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